Neve a Fiume, un fenomeno così raro

La Biblioteca civica di Palazzo Modello ha ospitato un'interessante lezione tenuta da Bojan Grbavac, fondatore del sito RiMeteo, su un fenomeno che si manifesta raramente in città

La vetta del Monte Maggiore imbiancata in una foto del 30 gennaio scorso. Foto Goran Kovacic/PIXSELL

La meteorologia è senza dubbio uno dei più classici temi per iniziare una conversazione, uno di quelli che tante volte ha anche il merito di risparmiarci imbarazzanti silenzi. Ma è altresì un argomento che ultimamente trova sempre più spazio nei media, basti ricordare quello ritagliato in seguito all’ultima ondata di maltempo che aveva flagellato la nostra Regione (e buona parte dell’Europa centromeridionale). Più che comprensibile dal momento che eventi atmosferici estremi sono sempre più frequenti e violenti, complici i cambiamenti climatici. Uragani, trombe d’aria, bombe d’acqua, piogge torrenziali, mareggiate, inondazioni e siccità sono ormai all’ordine del giorno. Fenomeni che abbiamo iniziato a conoscere molto bene.
E intanto anche ieri sera si è tornato a parlare di meteorologia. La Biblioteca civica di Palazzo Modello ha infatti ospitato un’interessante lezione su un fenomeno che si manifesta raramente a Fiume, amatissimo dai più piccoli e detestato da anziani e automobilisti. Sì, proprio lei, la Dama bianca. “Cadrà mai più la neve a Fiume?”, questo l’eloquente titolo dell’incontro tenuto da Bojan Grbavac, grande appassionato di meteorologia, nonché fondatore del noto e apprezzato portale RiMeteo.
Correnti a getto
“L’ultima nevicata di una certa portata risale al 23 febbraio 2013, quando il manto bianco raggiunse i 17 centimetri, mentre il record assoluto è datato 10 marzo 1976 con 52 centimetri – spiega Grbavac –. La causa di ciò è da ricercare in una generale alterazione delle cosiddette correnti a getto, una sorta di fiumi d’aria che scorrono da ovest a est negli altri strati dell’atmosfera e che muovono cicloni e anticicloni. Quest’alterazione ha fatto sì che la depressione ligure (dalle nostre parti più comunemente nota come ciclone di Genova, nda), un vasto campo di bassa pressione responsabile di grandi quantità di precipitazioni, anche nevose nei periodi freddi, abbia deviato la propria traiettoria. Se fino a qualche anno fa dilagava in direzione dell’Adriatico centrale, oggi invece tende a spostarsi verso l’Italia meridionale e, in alcuni casi, addirittura verso l’Europa settentrionale”.
In altre parole, la neve in riva al Quarnero rischia di diventare un evento ancora più raro di quanto lo sia già. “Non necessariamente – precisa tuttavia Grbavac –. Molto dipenderà dalla circolazione delle correnti a getto. Ad esempio, noi siamo influenzati da quella di tipo polare che parte dall’Alaska, con il suo carico di aria fredda attraversa il continente e si tuffa nell’Atlantico settentrionale, più o meno all’altezza dell’Islanda, dando origine alla cosiddetta Depressione islandese. Quest’area ciclonica rappresenta la ‘fonte’ da cui nascono le perturbazioni atlantiche che poi raggiungono l’Europa. Dal momento che nel nostro emisfero i vortici ciclonici girano in senso antiorario, questi richiamano correnti di origine tropicale che portano piogge, venti dai quadranti meridionali e quindi aria relativamente calda”.

Il pubblico ha seguito con interesse la lezione di Bojan Grbavac. Foto Goran Žiković

Dall’Islanda alle Azzorre
Per vedere i fiocchi bianchi a Fiume è necessaria una particolare configurazione sopra l’Atlantico. “In questo caso è fondamentale che un vasto campo anticiclonico si estenda dall’Islanda alle Azzorre. Tale conformazione favorisce la discesa di aria molto fredda dalla Siberia che arriva fino al Mediterraneo. Qui, scontrandosi con aria più calda, nel golfo di Genova si forma la depressione ligure la quale, non potendosi muovere in direzione nord-ovest a causa dell’alta pressione stazionante sull’Atlantico, inizia a spostarsi verso di noi e, girando sempre in senso antiorario, richiama le correnti fredde in discesa da nord con il risultato di portare la neve. È chiaro che con il generale rialzo delle temperature dei mari e degli oceani è più improbabile venire investiti da ondate fredde durature. In più, il mare influenza in larga misura il clima, soprattutto di quelle aree che vi si affacciano, perché si riscalda e si raffredda molto più lentamente rispetto al suolo. Faccio un esempio: se nel Quarnero irrompe una perturbazione fredda, avente una temperature dell’aria di -2 gradi, e se al tempo stesso quella del mare si aggira sui 14/15 gradi, cadrà sì la neve, ma non attecchirà”.
Novembre anomalo
Scontata infine una battuta sull’instabilità che ci accompagna ormai dalla fine di ottobre. “Vero è che novembre è statisticamente il mese più piovoso, però di norma la maggior parte delle precipitazioni sono concentrate in due o tre intense perturbazioni. Stavolta invece lo scenario è ben diverso e per tutto il mese queste si stanno susseguendo una dietro l’altra. Di solito quando sull’Atlantico staziona una profonda depressione, questa tende a ‘spingere’ le perturbazioni verso le Alpi dove di conseguenza si forma una seconda area di bassa pressione che richiama correnti fredde da nord. Attualmente invece questa seconda depressione si è posizionata un po’ più a sud delle Alpi e perciò si ritrova a richiamare aria più calda e umida da sud. Ciò è molto probabilmente dovuto all’alterazione della corrente di getto polare”, ha concluso Bojan Grbavac.

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