Marko Boras Mandić: «Non sono spinto da impulsi politici»

Marko Boras Mandić. Foto: Željko Jerneić

Esattamente un mese fa, ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alla presidenza della Regione litoraneo-montana come esponente della coalizione Azione dei giovani-Unione del Quarnero. Attuale vicepresidente della massima istituzione regionale (sta per estinguersi il suo secondo mandato), con affidata la gestione di progetti strategici quali il Platak, il Gorski kotar, il Centro grifoni di Caisole e l’Aeroporto di Fiume, ma anche manager di lunga data in ambito finanziario, esperienze gestionali indubbiamente non gli mancano. Marko Boras Mandić, classe 1971, ha costruito la sua carriera passo dopo passo, affrontando di petto sfide non sempre facili, anche in chiave politica – è leader dell’Unione del Quarnero –, e vincendo battaglie condotte per anni, congiuntamente ad altri partiti, quali ad esempio l’abolizione, decretata nel maggio del 2020, del pedaggio sul ponte di Veglia. Uno degli incarichi, forse più difficili in assoluto, è stato quello affidatogli allo scoppio in Regione della prima ondata di pandemia di Covid-19. In qualità di capo del Comando regionale della Protezione civile, ha gestito col suo team l’emergenza sanitaria per circa sette mesi riuscendo a far rientrare la crisi a ridosso dell’estate, per poi venire di punto in bianco defenestrato dal suo superiore Zlatko Komadina. La questione, ricorderemo, aveva tenuto banco per diverso tempo e ancora oggi non si capiscono bene i motivi della sua destituzione (gli è subentrato il comandante dei Vigili del fuoco regionali, Mladen Šćulac). Dichiarazioni al riguardo, Boras Mandić all’epoca ne aveva date, sostenendo che il suo defenestramento fosse esclusivamente di natura politica. Ufficialmente era dovuto alla necessità di dare maggiore spazio alla professione. Da allora sono trascorsi sei mesi – nel frattempo siamo piombati nella terza ondata di contagi, la peggiore finora in quanto a numeri –, lasso di tempo in cui Marko Boras Mandić ha deciso di voltare pagina e di affrontare un’altra importante sfida ovvero scendere in campo per le imminenti elezioni amministrative con un programma che, come ha annunciato, punta a grandi linee sul potenziamento dell’area del Quarnero, delle autonomie locali, sul decentramento finanziario, sulla modernizzazione del servizio pubblico e sulla depoliticizzazione dei comitati scolastici. Lo abbiamo incontrato per capire meglio che cosa lo abbia spinto a concorrere per il massimo incarico regionale.
“Ho deciso di candidarmi perché mi sento pronto a un passo del genere – ha esordito –. A convincermi è stato l’enorme desiderio di cambiare le cose, di dar modo all’area in cui vivo di svilupparsi e progredire come merita, di diventare motivo d’orgoglio per tutti i cittadini. La nostra è una regione con enormi potenzialità, una regione che fino a circa vent’anni fa si trovava in pole position per diventare una delle più avanzate in assoluto, mentre oggi la vediamo deperire e stare sempre un passo indietro rispetto ad altre, che ci hanno superato in tanti segmenti, anche nei più improbabili. Non bisognava permettere che ciò accada. Avevamo tutti i presupposti per stare in alto, ma purtroppo la politica ha avuto la meglio e la situazione in cui ci troviamo ne è il risultato”.
Ci spieghi meglio…
“L’attuale gestione è sempre stata dettata da impulsi politici, che non portano mai del bene. Il presidente in carica, anziché occuparsi di progresso, ha perso tempo ed energie risolvendo attriti e problematiche sorte negli anni in seno al suo partito (SDP, nda) e chiudendosi di conseguenza porte importanti o, ancor peggio, ostacolando progetti di grande portata, anche strategici per la Regione, a causa dell’inesistente comunicazione con i vertici cittadini che, nota bene, sono dello stesso colore politico. Una cosa assurda, che non ho mai visto da nessun’altra parte. Il risultato è l’esodo costante dei cittadini da queste aree, in cui secondo le statistiche siamo i peggiori. Non stiamo parlando di migrazioni quotidiane o settimanali, di quelle in cui qualcuno va e torna, ma di fughe permanenti dettate dalla necessità di cercare fortuna altrove. Le giovani famiglie, non vedendo prospettive, a un certo punto decidono di andarsene, spesso controvoglia”.
Qual è, a suo avviso, la chiave per uscire da quello che lei definisce stallo?
“Innanzitutto puntare sulle potenzialità che questa Regione ha, prima fra tutte il turismo, di cui siamo praticamente la culla e nel quale ci siamo lasciati superare dalla vicina Istria e da determinate città della Dalmazia, che hanno saputo sfruttare, a differenza nostra, i rispettivi potenziali. Ho la costante impressione che nel nostro caso manchino idee e visioni, soprattutto adesso che bisognerebbe agire con maggiore fervore. La crisi del Covid, che ha fermato provvisoriamente tutto, dovrebbe essere concepita come un nuovo punto di ripresa, nel momento in cui l’emergenza sarà rientrata e dovremo ripartire. Prendiamo come esempio l’Aeroporto, potenziale enorme, che non è stato gestito al meglio lasciandosi sfuggire grandi opportunità di diventare concorrenziale sul mercato. Mi chiedo perché scali come ad quello di Zagabria o Zara sono riusciti ad assicurarsi 15-20 nuovi collegamenti, e noi no? In un momento come questo, in cui la pandemia ha generato perdite enormi all’industria aeroportuale a livello globale e in cui tutto si è praticamente azzerato, dovremmo cogliere la palla al balzo e rientrare in gioco più forti di prima sfruttando tutte le capacità. Non bisogna adagiarsi sugli allori, bensì agire. Questo è soltanto un esempio lampante di cattiva gestione, da parte della Regione e della Città. In generale, l’amministrazione regionale necessita di nuova linfa vitale, di nuova gente con idee fresche, di nuova politica dirigenziale. A parte il turismo, queste aree devono puntare su industrie e tecnologie moderne, stando al passo con i tempi. Prendiamo come esempio la Regione di Međimurje, che soltanto dieci anni fa figurava tra le ultime in quanto a progresso, mentre oggi la vediamo sviluppata in maniera davvero impressionante. Perché essa sì e noi no? Evidentemente mancano visioni chiare, ma soprattutto la volontà per individuarle e il coraggio per realizzarle. È controproducente per un sistema così complesso venir gestito per due decenni dalla stessa persona. Due mandati quadriennali bastano e avanzano per realizzare i piani prefissati, dopo di che bisogna lasciare spazio ad altri”.
Prima ha accennato all’inesistente comunicazione tra Città e Regione, un problema che ha affrontato anche nelle sue ultime uscite pubbliche. Ci sembra di capire che, se dovesse ottenere la fiducia degli elettori, cambierebbe… disco?
“All’istante. Se dovessi spuntarla al voto, lascerei immediatamente la politica fuori dalle porte. Come ho detto più volte, non mi interessa essere il presidente dei protocolli, ma dei progetti, e per realizzarli c’è bisogno di sinergia con tutti, a prescindere dall’orientamento politico. Esempi di buona prassi ce ne sono in giro e io intendo seguirli”.
Progetti. Su che cosa punterà maggiormente in caso di vittoria?
“Sul turismo innanzitutto e sui vari brand, che ora come ora scarseggiano, o perlomeno non vengono sufficientemente promossi. In seno alla Regione andrebbe istituito un Ufficio per il turismo, come hanno fatto altre Regioni, che opererebbe in sintonia con quelli locali lasciando loro spazio decisionale, decentralizzando i finanziamenti, come nel turismo così in tutti gli altri seguenti dove ciò è possibile. In primo luogo, nell’ambito dei vari Enti portuali. Chi meglio di loro conosce le singole realtà locali? Lo stesso discorso vale per le unità di autogoverno, alle quali bisogna concedere maggiore spazio di manovra. Per il Gorski kotar, un’area con potenzialità giganti ma che, a mio avviso, è ancora molto indietro con le carte, sarebbe la cosa più giusta da fare. In questo senso, sarebbe corretto trasferire a Delnice la Direzione del Demanio forestale: è una delle cose su cui punterei se dovessi ottenere la fiducia dei cittadini. Rimanendo in tema Gorski kotar, sono dell’avviso che i suoi abitanti, ma soprattutto i piccoli imprenditori, dovrebbero godere di determinati sgravi fiscali in modo da arrestare lo spopolamento di queste aree e favorirne il progressivo sviluppo. Il medesimo discorso dell’esonero delle tasse dovrebbe valere anche per gli abitanti del Comune di Viškovo a causa della vicinanza del Centro per la gestione dei rifiuti di Marišćina, impianto obsoleto che andrebbe rivisto o chiuso, ma questo è un discorso complesso, che andrebbe trattato in altri ambiti”.
A parte il Gorski kotar, quali altre potenzialità non sono state sufficientemente sfruttate in Regione, secondo lei?
“Una delle maggiori risorse che abbiamo è l’automotodromo di Grobnico, grazie al quale potremmo fare il nostro ingresso nell’industria automobilistica, diventando un brand anche all’estero. È una risorsa che va sfruttata al cento per cento e che potrebbe portare enormi profitti in queste aree. Come pure la Zona commerciale Miklavija a Mattuglie, che ha tutti i presupposti per essere alla pari, se non addirittura di superare, quella di Kukuljanovo. Un’ottima opportunità per aprire tantissimi nuovi posti di lavoro. C’è poi il Centro sportivo-ricreativo del Platak, che ha subito una rinascita, ma che andrebbe incentivato ulteriomente, sfruttando la vicinanza del Parco naturale del Risnjak al quale si accederebbe appunto dalla zona di Radeševo. Il Quarnero deve puntare, inoltre, sul turismo crocieristico integrando la destinazione con Zagabria. A suo tempo l’avevo proposto, ma non sono stato capito. La domanda postami era stata: “Ma come? Zagabria, destinazione crocieristica?”. Dico io: se lo è diventata Roma, può riuscirci anche la nostra capitale. La parola chiave è collegare. Io sosterrò sempre la buona comunicazione, in tutti i segmenti, l’agire in sinergia, anche con altre Regioni con cui abbiamo punti d’interesse comune. Può sembrare scontato, ma il mio obiettivo principale è il benessere dei cittadini“.
Nel presentare il suo programma elettorale, aveva accennato a un’ipotetica apertura di un Ufficio regionale a Bruxelles…
“È così, e intendo perseguire quest’idea. È sempre un bene essere vicini al… fuoco, capire le cose stando sul posto, essere sempre informati su ciò che succede e far sapere che ci siamo, che siamo un partner valido, a tutti gli effetti”.
Quante chance crede di avere alle amministrative del 16 maggio?
“Non mi piace fare pronostici di questo tipo, e sono dell’avviso che nessun candidato dovrebbe farlo. È nostro compito presentarci al meglio agli elettori, raccontando loro ciò che abbiamo fatto finora e ciò che intendiamo fare, lasciandoli infine decidere secondo le loro affinità”.

«L’odierna situazione è dovuta a una cattiva gestione della crisi»
La campagna elettorale per le elezioni amministrative 2021 rimarrà impressa soprattutto per il fatto di essersi svolta in piena pandemia, nel bel mezzo della terza ondata di contagi. In un clima del genere, in cui i numeri parlano chiaro, è stato inevitabile chiedere a Marko Boras Mandić un commento sull’attuale situazione epidemica.
Perché, a suo avviso, siamo arrivati a un simile numero di infetti, ma soprattutto di decessi? Lei avrebbe agito diversamente in qualità di responsabile della Task force per la lotta al Covid?
“Poco ma sicuro. Siamo giunti a questo punto per il semplice fatto che negli ultimi sei mesi la crisi è stata gestita male, senza saper prevedere le cose e anticipare il peggio. Con un’analisi più attenta dei numeri e con un diverso approccio verso le misure e una scelta più ponderata delle stesse, avremmo potuto risparmiarci tanti brutti scenari. Le cifre non mentono mai e bisogna sempre seguirne l’andamento anziché nascondere la testa nella sabbia e attendere passivamente che le cose succedano, per poi agire quando ormai è tardi. Le decisioni dettate dalla politica portano, purtroppo, a situazioni come quella a cui stiamo assistendo”.

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