L’imam Hajrudin eff. Mujkanović: «Fiume, amore a prima vista»

Il vincitore della Targa d’Oro "Stemma Città di Fiume", ripercorre i 17 anni di servizio nel capoluogo quarnerino

L’imam Hajrudin Mujkanović nel corso della cerimonia di premiazione. Foto Ivor Hreljanovic

“Grazie al suo dialogo aperto ha lasciato un’impronta indelebile di tolleranza e di fratellanza nel Porto delle diversità”. Recita così la motivazione relativa all’assegnazione della Targa d’Oro “Stemma della Città di Fiume” all’Imam Hajrudin eff. Mujkanović, che per 17 anni ha fatto da guida spirituale alla Comunità islamica fiumana.
Persona dalle ampie vedute, sempre disponibile al confronto, al dialogo interreligioso e all’ecumenismo, l’imam definisce Fiume “un’amore a prima vista”, una città dalla mentalità aperta, tollerante e sempre pronta ad accogliere il prossimo. “Devo fare prima una premessa – apre così la nostra chiacchierata Hajrudin –. Desidero ringraziare la vostra redazione per l’interesse dimostrato nei confronti del mio operato fiumano. Prima di essere stato inviato a servire la comunità mussulmana a Fiume, avevo conosciuto la città in veste di turista. Una città diversa rispetto a Zagabria e Sarajevo, dove avevo frequentato dapprima la madrasa e poi la Facoltà di Scienze dell’Islam. Il mare, il sole, i gabbiani, il Corso, le persone aperte e sempre alla mano… Insomma, una combinazione di elementi che ho voluto assolutamente conoscere più a fondo. Arrivato in pianta stabile nel 2000 in veste di facente funzione dell’imam, avevo trovato purtroppo una comunità mussulmana divisa ed io, giovane e inesperto, ho dovuto giocoforza trovare il modo di ripianare vecchi rancori e ristabilire l’armonia all’interno della comunità. In quel periodo mi son detto ‘ciò che non ti spezza, ti rende più forte’. E così è stato”.
L’incontro con Giovanni Paolo II
“Superate le divergenze – prosegue –, ho iniziato la mia missione. Poco dopo, nel 2003, si è tornato a parlare del progetto di costruzione del centro islamico. Ricordo ancora come quell’anno erano successe tante cose che segnarono la mia esperienza: i primi incontri con il sindaco, con il presidente della Regione, con l’Arcivescovo e soprattutto quello più importante ed emozionante: l’incontro con il Santo Padre Giovanni Paolo II. Tra i vertici cittadini, regionali ed ecclesiastici ho sempre trovato degli interlocutori attenti, pronti a venirci incontro, a darci una mano. Nella comunità islamica avevo dei sostenitori, potrei dire quasi dei visionari, che erano sempre stati al mio fianco e sebbene si fosse aperta la possibilità di venire trasferito in una comunità ‘meno problematica’, sono state proprio queste persone a convincermi a continuare la mia missione a Fiume”.
Tra le non poche difficoltà e lo scetticismo iniziale, il Centro islamico di Fiume è stato inaugurato nel 2013.
“È stato un momento indescrivibile per tutti noi, ma l’episodio più toccante per me personalmente è stato la posa della prima pietra avvenuta nel 2009. In quel preciso istante mi sentivo particolarmente fiero della comunità e della città che mi ha dato tanto. Attimi di gioia incontenibile e un amore incondizionato: ecco che cosa provavo. In realtà ero soltanto uno dei tanti che aveva contributo alla costruzione del Centro, ma ne vado fiero”.
Un nuovo Porto delle diversità
Promotore dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, ha fatto il possibile affinché la storia fiumana venisse diffusa in un contesto più ampio. “La collaborazione, la fratellanza, la comprensione è quello che riempie lo spirito di ogni persona. Il dialogo e l’attività congiunta tra le varie comunità religiose sono una delle caratteristiche fondamentali della città. Non si tratta di semplice cortesia, ma piutosto di un valore vissuto in prima persona assieme a tante care persone di confessioni differenti”.
Dopo 17 anni trascorsi a Fiume, l’imam ha intrapreso un nuovo percorso al servizio della comunità islamica nella città di Zugo, nell’omonimo Cantone elvetico. La sua comunità conta poco più di 400 persone in una realtà di circa 30mila abitanti.
“I sentieri del Signore sono infiniti, recita un proverbio, e sono davvero felice di occuparmi ora delle esigenze di una comunità così piccola. La differenza tra Fiume e Zugo? Tanta e poca. Il lago della località mi ricorda un po’ il Quarnero e i monti circostanti il circondario fiumano. E poi nel Cantone vivono ben 124 nazionalità diverse e così mi ritrovo nuovamente in un Porto delle diversità, dove continuo nel mio servizio di coltivare l’ecumenismo in tutti i suoi aspetti e con tutti i suoi cittadini”, conclude Hajrudin Mujkanović.

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