Zara. Peschereccio italiano: 6mila euro di multa e nessun sequestro (video)

Era stato femato mercoledì mattina vicino all'Isola Lunga (Dugi otok)

Il peschereccio italiano sta per attraccare al porto di Zara. Foto: Dino Stanin/PIXSELL

Multa da 45mila kune (6mila euro circa) e nessun sequestro. E’ la condanna che è stata comminata dal giudice per le trasgressioni del Tribunale di Zara ai sei membri dell’equipaggio del peschereccio Mario LC, fermato mercoledì mattina nelle acque prospicienti l’Isola Lunga (Dugi Otok). L’imbarcazione non è stata sequestrata perché la Polizia marittima non li ha sorpreso a pescare nelle acque territoriali croate.
“Ai sensi della Legge sull’area Schengen, gli italiani dovranno pagare la multa in oggetto”, ha spiegato la portavoce della Questura di Zara, Ivana Grbin. Per il peschereccio si è trattato del terzo sconfinamento in acque territoriali croate.

Video: Dino Stanin/PIXSELL

Il peschereccio Mario Lc di 18 metri è stato scortato mercoledì mattina nel porto di Zara da una motovedetta della Polizia marittima. Ad attenderlo un nugolo di giornalisti che ha visibilmente innervosito i membri dell’equipaggio. Uno di loro si è scagliato contro i reporter, offendendoli in maniera molto pesante: (Vaffa… e dito medio all’indirizzo dei cronisti). La calma è stata riporta da un agente di Polizia.
“Uno sconfinamento mai visto prima”. Lo ha dichiarato Petar Baranović, pescatore professionista di Zara, al sito zadarski.hr. “In passato ci sono stati molti casi in cui gommoni italiani, celandosi dietro la volontà di fare del turismo, pescavano di frodo: molti si immergevano pure nelle acque territoriali croate per poi vendere in nero il pescato ai ristoratori. Ma che dei professionisti si fossero avvicinati talmente alla costa croata, non lo avevo mai visto”. Baranović ha aggiunto che siccome l’equipaggio è formato da 6 membri, “è chiaro che si tratta di un peschereccio molto serio”. “Ora, a nome dell’associazione croata ‘Solidarietà tra pescatori’ – ha concluso Baranović – chiedo che gli italiani vengano processati e giudicati alla pari dei loro colleghi croati. È giunto, infatti, il momento di dire basta ai diktat di Roma e Bruxelles, ossia i pescatori stranieri non devono essere più portati al cospetto di un giudice per le trasgressioni, ma davanti a un Tribunale che possa condannarli in modo serio”.

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