Slovenia. Sprofondo rosso nella ristorazione

Alcuni alberghi di Portorose

L’epidemia da Covid-19 ha gravemente colpito l’industria dell’ospitalità. La conferma se ne fosse necessario arriva dall’Istituto nazionale di statistica. Dalle indicazioni emerse, nel mese di marzo le entrate sono diminuite del 50 per cento e l’indice della domanda sia negli esercizi ricettivi che nelle attività di servizi di ristorazione è sceso al livello più basso dal maggio del 2002. Anche l’indicatore di fiducia è notevolmente peggiorato. Gli ultimi anni sono stati positivi per l’industria alberghiera, dove le aziende di questo settore hanno superato i due miliardi di euro di entrate per la prima volta nel 2018. L’anno scorso, l’aumento del fatturato negli alberghi e ristoranti è stato quasi dell’8 per cento. La crescita è proseguita nei primi due mesi di quest’anno e a marzo si è registrato il calo più consistente delle entrate nel settore dell’ospitalità. L’ufficio statistico ha calcolato il 53,1 per cento in meno rispetto alle entrate dello stesso mese dello scorso anno. A seguito delle misure restrittive adottate a metà marzo, dovute all’emergenza causata dalla pandemia, anche la domanda di servizi di ristorazione è diminuita in maniera significativa. Nell’offerta turistica di alloggi, proprio a marzo è sceso di sei punti percentuali, ad aprile di 44 e di altri 36 punti percentuali a maggio. Nelle attività di servizi di ristorazione, si è registrato un calo del 16 per cento a marzo, 65 ad aprile e di 18 punti percentuali a maggio. Anche l’indicatore di fiducia, che misura lo status aziendale e la domanda attuale e quella prevista per i servizi di ristorazione è notevolmente peggiorato. Negli alberghi e nei ristoranti ad esempio è calato di 50 punti percentuali a marzo e di altri 47 ad aprile, con riflessi importanti anche dal punto di vista occupazionale. L’Istituto di statistica riscontra che la situazione di quest’anno è quasi inversa rispetto a quella dello scorso anno. Nel servizio di ristorazione ad esempio il borsino dell’occupazione ha registrato valori negativi, in calo di nove punti percentuali a marzo, di altri 31 ad aprile e di 15 punti percentuali a maggio. Gli operatori turistici, intanto, sono rivolti all’alta stagione per cercare di salvare il salvabile.

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