Radin: «Bilinguismo. Punto dolente»

Interrogazione del vicepresidente del Parlamento e deputato della CNI al ministro dell’Amministrazione Ivan Malenica sull’insoddisfacente attuazione del Trattato italocroato sui diritti delle minoranze. Lascia a desiderare l’uso pubblico dell’italiano

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, durante il suo intervento in Aula. Foto Patrik Macek/PIXSELL

L’applicazione del bilinguismo visivo sul territorio d’insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana lascia spesso e volentieri a desiderare. Non sempre tutto procede per il verso giusto nemmeno nei Comuni e nelle municipalità a statuto bilingue dell’Istria. Per quanto riguarda la situazione nelle altre aree meglio stendere un velo pietoso. L’unico passo avanti, peraltro molto importante, è rappresentato dalla posa delle tabelle con gli odonimi storici nella Cittavecchia fiumana. Per il resto è buio pesto. Della preoccupazione della minoranza italiana per questa situazione, nell’insieme non molto incoraggiante, si è fatto interprete ieri al question time, alla ripresa dei lavori del Sabor dopo la pausa per le festività, il deputato della CNI e vicepresidente del Parlamento, Furio Radin.
Nella sua interrogazione, l’on. Furio Radin ha sottolineato che in Istria, per non parlare poi dell’area fiumana, di Cherso e Lussino o della Liburnia ad esempio, il bilinguismo è in una fase di stagnazione e di regresso.Troppo spesso la segnaletica stradale è solamente in lingua croata, laddove invece, stando alle disposizioni normative, dovrebbe essere bilingue. Nell’interpellanza rivolta al ministro dell’Amministrazione Ivan Malenica – anche se la tematica, come ha rilevato Radin, riguarda il governo nel suo insieme, dal premier e diversi dicasteri – il vicepresidente del Sabor ha ricordato che tutti gli Esecutivi croati finora hanno fatto poco o niente per applicare il Trattato italo-croato sui diritti delle minoranze firmato nel 1996.
Pacta sunt servanda: un’opinione…
Pacta sunt servanda – ha avvertito l’on. Radin – spesso in Croazia è più che altro una frase fatta invece d’indicare la realtà dei fatti. Il deputato della CNI ha rammentato in questo contesto che l’attuale governo ha inserito nel suo programma e nel Piano operativo per le minoranze la necessità di rispettare questo Trattato. A prescindere da questa manifestazione di buona volontà, il vicepresidente del Sabor ha rammentato due degli articoli dell’accordo – ossia l’art. 2 che parla dei diritti acquisiti e l’art. 3 che parla dell’estensione dei diritti sul territorio in cui vive la minoranza italiana: ebbene il primo viene parzialmente e il secondo completamente ignorato. Pertanto è scontato che in Istria il bilinguismo sia in una fase di stagnazione se non di regressione, specie nell’amministrazione statale, ma anche in quella locale. E ovviamente la situazione è ben peggiore nell’area quarnerina. E in quella dalmata… poi, meglio non parlarne.
L’on. Furio Radin si è soffermato anche sull’uso dell’italiano nel sistema giudiziario, dove la posizione di un appartenente alla minoranza si differenzia da quella di un cittadino straniero soltanto per il fatto che il primo non è costretto a pagare il traduttore. Invece tutto il procedimento, su richiesta, dovrebbe avvenire nella lingua della minoranza a cui l’interessato appartiene, oppure dovrebbe essere bilingue se gli interessati sono di diversa nazionalità.
Le rassicurazioni di Ivan Malenica
Per tale motivo il vicepresidente del Sabor ha dichiarato che esporrà prossimamente le posizioni del gruppo parlamentare delle minoranze su questo problema, che affligge anche altre comunità nazionali, molte delle quali non godono quasi di alcuna forma di bilinguismo. Chiaro quindi il quesito posto di dicastero dell’Amministrazione: perché in Croazia il bilinguismo rappresenta un problema e perché non vengono applicati i trattati internazionali sui diritti delle etnie?
Al deputato della CNI ha risposto il ministro dell’Amministrazione, Ivan Malenica. Il ministro ha assicurato che il governo di Zagabria continuerà a incentivare la tutela e lo sviluppo dei diritti acquisiti all’uso ufficiale della lingua italiana. Una risposta dai toni diplomatici quella di Ivan Malenica, dalla quale si evince comunque la consapevolezza delle autorità centrali della necessità di favorire lo sviluppo del diritto all’uso pubblico dell’italiano. Ovvero del bilinguismo. Non resta che auspicare che le parole del ministro non rimangano un puro atto di cortesia, ma che ci sia davvero un pungolo da parte di Zagabria a chi di dovere affinché s’attenga a tutte quelle normative che impongono di dare alla lingua minoritaria lo spazio che le compete, anche dall’ottica visiva, in particolare nella segnaletica stradale.
Senza scordare che, al di là delle norme nazionali e locali, che peraltro dovrebbero essere ben chiare a tutti i fattori competenti, c’è un principio che pure conta, quello della presenza storica della componente italiana sul territorio, dell’impronta che vi ha lasciato e che è inutile cercare d’occultare con un’attuazione restrittiva o con un’interpretazione riduttiva delle disposizioni legislative.

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