La Notte del Rijeka illumina il Quarnero (foto)

Alla fine di un anno turbolento, ricco di emozioni, con un trofeo, con un assurdo strappo tra due anime del tifo, è il momento di tirare le somme. Il luogo scelto per farlo è stato ieri il Ludwigs’s Gastro Pub a Kukuljanovo, in casa di uno degli sponsor, fornitore ufficiale della bibita che tutti associano al calcio, la birra. Quella con il marchio Tars, che troviamo sulle lattine e sui bicchieroni nei punti ristoro dello stadio, fa parte ormai dei rituali del prepartita, ma soltanto quando le partite non vengono considerate ad alto rischio.
La “Notte del Rijeka – insieme siamo il Rijeka” è giunta alla sua settima edizione da quando al timone del club fiumano c’è Damir Mišković. Il bilancio sportivo di un club viene fatto alla fine della stagione agonistica, in tarda primavera. Alla fine dell’anno solare vengono presentati i bilanci finanziari e i progetti per il futuro. Il 2019 è stato un anno particolare per una serie di motivi, in buona parte extrasportivi.

Dal lato prettamente sportivo l’anno è stato sicuramente positivo. Il Rijeka ha acquisito il diritto a partecipare alle competizioni europee come seconda classificata, dietro all’inarrivabile Dinamo, battuta però nella finale di Coppa Croazia all’Aldo Drosina di Pola. È arrivato così un trofeo a cui credevano in pochi, considerato il divario tra Dinamo e Rijeka su tutti i piani, ma è arrivato. Il motto “Insieme siamo il Rijeka” si è rivelato vincente a Pola, ma a Rujevica per tanto tempo non ha trovato riscontro e, a dire il vero, anche oggi si avverte poco.
Dai risultati sportivi passiamo a un bilancio generale basato sulle percezioni di un tifoso qualunque, coinvolto in un assurdo processo di autodistruzione avviato dall’interno dell’Armada, di un suo segmento che ha imposto a tutti, poco più di un anno e mezzo fa, uno sciopero del tifo a Rujevica. Il motivo, o il pretesto, per negare il sostegno alla squadra era rappresentato dall’ingaggio dell’allenatore Igor Bišćan e del suo assistente Renato Pilipović. Per un anno la curva ha taciuto, mentre il resto dello stadio si è affidato a un modo di tifare spontaneo, improvvisato. Partiti Bišćan e Pilipović, solo in parte a causa del boicottaggio degli ultrà, a Rujevica l’atmosfera non è cambiata granché. Dalla stagione 2016/17, quella straordinaria che portò il primo titolo e un’altra Coppa nella bacheca del club, è cambiato tutto. L’incantesimo si è spezzato. L’Armada si è ridotta a una manciata di adepti incappucciati, vestiti di nero, che il resto dello stadio e della curva stessa non segue più. Rispecchiano poco, o per nulla, quello che è lo spirito che da sempre ha animato la tifoseria fiumana.

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