Fiume CEC 2020. L’identità italiana dov’è?

La presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Melita Sciucca, parla dei progetti del sodalizio – realizzati in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Fiume e la Società di Studi fiumani – proposti alla Società Rijeka 2020 che sono stati respinti

Palazzo Modello, sede della Comunitćà degli Italiani di Fiume. Foto Željko Jerneić

Il progetto Fiume Capitale europea della cultura 2020 è giunto pressappoco alle ultime battute e di recente è stato presentato il programma che si articolerà durante il prossimo anno. L’importante manifestazione, il cui slogan è “Porto delle diversità”, dovrebbe riflettere la ricchezza multiculturale e multietnica della città e a questo fine vi hanno aderito con le loro proposte numerose associazioni e società. L’invito a proporre programmi, indetto dalla Società Rijeka 2020, è stato accolto anche dalla Comunità degli Italiani di Fiume, ma purtroppo, i responsabili del progetto Fiume CEC non hanno considerato interessante nessuno dei tre programmi presentati dal sodalizio fiumano.
“A marzo era stato pubblicato il concorso per i programmi culturali da realizzare nell’ambito del progetto Fiume Capitale europea della cultura 2020 – spiega la presidente della CI di Fiume, Melita Sciucca –. In seno alla Comunità degli Italiani, in collaborazione con il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Fiume e la Società di Studi fiumani, abbiamo ideato tre progetti, ma nessuno è stato accettato, non abbiamo nemmeno ricevuto una risposta. Siamo stati contattati soltanto in riguardo alla nostra partecipazione al Festival Porto Etno. Quindi, possiamo concludere che Porto Etno è l’unico programma in seno a Fiume CEC nel quale la nostra CNI viene presa in considerazione.“
Masterclass «Dino Ciani»
Uno dei progetti proposti è il masterclass ideato dal pianista Goran Filipec, al fine di onorare la memoria del grande pianista fiumano Dino Ciani, che ebbe una carriera internazionale di successo. Al “Dino Ciani” avrebbero dovuto partecipare, nell’arco di dieci giorni a luglio 2020 i rinomati pianisti italiani Maria-Cristina Mohovich, Maurizio Moretti e Marco Schiavo, Rodolfo Ritter (Messico), Naum Grubert dei Paesi Bassi e lo stesso Goran Filipec. Tra le altre attività nell’ambito del masterclass, destinato ai giovani pianisti provenienti da tutto il mondo, si sarebbero dovuti tenere due concerti, rispettivamente nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani e nella Sala dei Marmi dell’ex Palazzo del governo.
Convegno sull’italiano a Fiume
“Trattandosi di un progetto di ampio respiro, senza il sostegno della Società ‘Rijeka 2020’ difficilmente riusciremo a realizzarlo – continua la presidente –. Il secondo progetto, intitolato ‘L’italiano come lingua di comunicazione in Italia e all’estero. Il caso di Fiume’, abbiamo preparato assieme al Dipartimento di Italianistica e alla Società di Studi fiumani e questo verrà probabilmente realizzato. Il progetto prevede un convegno sulla presenza e sull’uso della lingua italiana e del fiumano a Fiume, la pubblicazione degli Atti del convegno e la presentazione dell’edizione croata del libro ‘La storia di Fiume’ di Giovanni Stelli, tradotto da Damir Grubiša. Al convegno prenderanno parte in veste di relatori, oltre che Giovanni Stelli, anche gli studiosi Anna Rinaldin, Damir Grubiša, Michele Cortelazzo, Pietro Trifone e altri. Si tratta di un progetto che molto probabilmente realizzeremo comunque, anche senza il sostegno di Fiume CEC. Verrà pubblicato anche il libro di Stelli, perché ritengo che si tratti di un volume di fondamentale importanza non soltanto per la CNI, bensì anche per la popolazione croata di Fiume. Si tratta di una storia della città ricostruita in maniera molto obiettiva e dettagliata, per cui credo che dai tempi di Kobler non sia stata realizzata un’opera di simile spessore.“

Melita Sciucca, presidente del sodalizio fiumano. Foto Ivor Hreljanović

Mostra su Palazzo Modello
Il terzo progetto è la mostra su Palazzo Modello. L’anno prossimo, infatti, ricorre il 135º della sua inaugurazione e in quell’occasione dovrebbe venire allestita una mostra di fotografie legate al palazzo. Oltre all’esposizione, l’idea era di fare una ricerca sulla musica, sulla vita della Fiume dell’epoca, organizzare un ballo in maschera, come pure far rivivere il ballo con il quale Palazzo Modello è stato inaugurato. Un altro evento in quest’ambito sarebbe il concerto della Banda d’ottoni della CI di Visinada dinanzi al palazzo.
“Palazzo Modello è uno dei più belli di Fiume, ma si trova in uno stato pietoso – osserva Melita Sciucca –. È da parecchio tempo che siamo in contatto con l’Istituto di conservazione dei beni storico-culturali di Fiume, abbiamo scritto alla Città… insomma, abbiamo fatto tutto il possibile per volgere l’attenzione sullo stato in cui lo stabile si trova: ha disperato bisogno di un intervento di restauro all’esterno e all’interno. Per quanto riguarda la mostra, abbiamo pensato di allestirla negli spazi del nostro sodalizio, ma tutti gli eventi legati al palazzo dovrebbero svolgersi nel suo circondario. Nel progetto verranno coinvolti i nostri attivisti, l’Archivio di Stato, ma anche tutti quei cittadini che dispongono di qualche immagine o informazione legata alla storia di Palazzo Modello. Si tratta di un progetto che pensiamo di realizzare comunque.”
Linoleografie di Romolo Venucci
Oltre ai progetti succitati, la CI di Fiume ha messo a punto un programma che verrà finanziato dall’Unione Italiana e che comunque si ispira al progetto Fiume CEC. L’idea è di allestire una mostra di linoleografie di Romolo Venucci, raffiguranti gli angoli della Cittavecchia che non esistono più, sui pannelli in Corso. “Il nostro Dorian Mataija ha ideato, inoltre, il gioco Fiumanopoly, ispirato al famoso Monopoly, legato agli antichi palazzi e altri luoghi d’interesse della nostra città, che vorremmo pure pubblicare. Ha inoltre realizzato due albi da colorare, uno per bambini e l’altro per adulti, con i motivi della città. Abbiamo previsto pure di realizzare un archivio fotografico della memoria nella cui creazione verrebbero coinvolti i nostri attivisti, invitati a portare fotografie di luoghi a Fiume che non esistono più. Abbiamo inoltre proposto una serie di concerti della Mandolinistica e dei Virtuosi fiumani nel Parco archeologico in Cittavecchia (dietro all’Arco romano).”
L’identità di Fiume
“Confesso, però, che sono un po’ perplessa perché ho l’impressione che il nostro gruppo nazionale, un po’ anche per colpa nostra, non abbia la giusta posizione e importanza in questa città – commenta la presidente –. Come tutte le altre minoranze presenti in questo territorio, siamo stati relegati al Festival Porto Etno. Per la Città di Fiume, noi siamo soltanto questo. La verità è che l’identità italiana a Fiume esiste da sempre e per molti secoli ha pure prevalso dal punto di vista linguistico e culturale, ma questo fatto qui non viene accettato. Il progetto Fiume CEC avrebbe dovuto contribuire a una maggiore visibilità dell’aspetto multietnico e multiculturale della città. L’italianità della città doveva, secondo me, essere presa più in considerazione dai creatori del progetto Fiume CEC. Non vorrei essere fraintesa, Porto Etno è una manifestazione meravigliosa e noi vi partecipiamo con tanto entusiasmo, ma questo non è tutto ciò che la nostra CNI ha da offrire. La comunità italiana è una comunità autoctona in questa città e credo che sarebbe dovuta essere valorizzata di più nel programma di Fiume Capitale europea della Cultura. Nel programma ufficiale non trovo l’identità della città e non trovo tanta diversità”.

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