Adriatico. Tutto da guadagnare con la trilaterale

Un momento dell’incontro trilaterale a Trieste. Foto: Farnesina

Il contenzioso confinario croato-sloveno non fermerà il disgelo nell’Adriatico, ovvero la rinnovata volontà di collaborazione tra le due sponde, che passa necessariamente attraverso l’inclusione di Lubiana nel dialogo sul futuro del mare comune. La trilaterale, avviata con successo a Trieste, andrà avanti. Il ministro degli Esteri sloveno, Anže Logar, non ha fatto mistero della sua soddisfazione per aver incassato il sostegno della Commissione esteri della Camera di Stato per il prosieguo del dialogo con Roma e Zagabria, dopo che l’Italia e la Croazia hanno annunciato di voler proclamare nell’Adriatico le proprie Zone economiche esclusive. A proposito della sessione dell’organismo parlamentare svoltasi a porte chiuse, Logar ha dichiarato che il dibattito è stato costruttivo, rilevando che i deputati hanno evidenziato un’ottima conoscenza dell’argomento in questione e hanno appoggiate le iniziative della coalizione di governo, ovvero della diplomazia di Lubiana, legate ai piani di Croazia e Italia. Come dire, una volta di più è balzato alla luce quello che oggigiorno dovrebbe essere il principio guida, ossia la continuità nel campo della politica estera e dei rapporti bilaterali a prescindere dal colore politico di un determinato governo.
Anže Logar, membro del Partito democratico sloveno del premier Janez Janša, ha manifestato soddisfazione per il fatto che Lubiana sia stata inclusa nel dialogo sulla proclamazione delle ZEE, aggiungendo che al vertice di Trieste del 19 dicembre scorso è stata instaurata una “piattaforma per la collaborazione” a livello politico e tecnico.
Prossimamente a Roma dovrebbe tenersi un altro incontro trilaterale a livello tecnico, a cui dovrebbe fare seguito un altro vertice tra i ministri degli Esteri, per coronare il tutto forse già entro gennaio con una trilaterale tra i premier di Croazia, Slovenia e Italia, ha annunciato Anže Logar, che ha respinto le tesi secondo le quali il governo di Lubiana dovrebbe opporsi alla proclamazione della ZEE fino a quando Zagabria non accetterà di procedere all’attuazione della sentenza del Tribunale arbitrale sul contenzioso confinario. Includendosi nel dialogo con l’Italia e la Croazia la Slovenia ha tutto da guadagnare, è stata la linea di pensiero del capo della diplomazia. il quale ha sottolineato che l’Adriatico unisce e non divide. “Al tavolo dei negoziati risolviamo i problemi sul tappeto che riguardano tutti, in quanto ad esempio, a causa delle correnti marine, l’inquinamento può estendersi da un Paese all’altro”, ha spiegato Anže Logar.
Il ministro ha anche reagito alle tesi secondo le quali la Slovenia, con la proclamazione delle ZEE rimarrà senza lo sbocco in mare aperto, per cui l’Italia o la Croazia potranno fermare le navi dirette al porto di Capodistria. Per Anže Logar simili timori sono eccessivi. “Appare difficile immaginare una situazione in cui la Croazia, accampando qualche pretesto, andasse a violare uno dei principi chiave dell’Unione europea, ossia la libera circolazione delle persone. Le rotte relative alla navigazione nell’Adriatico, ha puntualizzato il ministro, sono determinate da altre convenzioni e l’Italia e la Croazia, le cui acque territoriali s’intersecano all’altezza di Pelagosa, potrebbero già ora – volendo dare ragione a quanti temono una sorta di blocco navale – fermare le navi slovene se non avessero intenzioni benevole.
Nell’insieme dunque le prospettive relative al dialogo tra le due sponde appaiono incoraggianti. Gli strascichi bilaterali, frutto di situazioni del passato, a quanto sembra, non dovrebbero frenare una collaborazione vantaggiosa per tutti.

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