30 anni UI. Tremul: «Passato glorioso, futuro splendente»

Maurizio Tremul

Desidero associarmi ai saluti a tutti gli ospiti riuniti qui oggi e a quelli che ci seguono da remoto. È un onore per noi avere qui questa sera il Presidente del Governo Croato, Andrej Plenković, il rappresentante del Presidente del Sabor, Furio Radin, il rappresentante del Governo Italiano, S. E. l’Ambasciatore Pierfrancesco Sacco e il rappresentante del Governo Sloveno, Stanko Baluh. Ci riempie di orgoglio l’Alto Patronato che ci ha concesso il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, a cui va la nostra immensa riconoscenza”. Lo ha detto il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, all’inizio del suo discorso in occasione del 30.esimo dell’UI.
“Sul finire degli anni ’80 è stata la nostra società civile ad avviare il processo di riforma e democratizzazione della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia (di seguito: CNI): dalla storica Tribuna pubblica “Italiani in Jugoslavia: ieri, oggi e domani?” tenutasi a Capodistria il 19 gennaio del 1988, da cui nacque Gruppo ‘88, che aveva in Franco Juri il suo leader, al Movimento per la Costituente che, sotto la guida di Ezio Giuricin, Antonio Borme e Fulvio Varljen, portò alla nascita della nuova Unione Italiana (di seguito: UI).
Il 25, 26 e 27 gennaio 1991 i connazionali della Ex-Jugoslavia si recarono alle urne per eleggere, per la prima volta in maniera democratica, libera e pluralistica, i propri rappresentanti della nascente nuova Organizzazione”.
L’Assemblea costituente, formata da 65 consiglieri, si costituì a Pola, il 2 marzo 1991 ha proseguito Tremul -. Silvano Sau, ultimo Presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (di seguito: UIIF), l’organizzazione unitaria e rappresentativa della CNI delle Repubbliche Socialiste di Croazia e di Slovenia, dichiarò sciolta l’organizzazione nata a Čamparovica (nei presso di Albona) il 10 luglio 1944. Venne eletta la Giunta Esecutiva di 11 membri, il Gruppo di lavoro per la stesura dello Statuto, presieduto da Ezio Giuricin e quello per l’Indirizzo Programmatico, affidato a Sergio Settomini. A presiedere l’Assemblea venne chiamato il Prof. Antonio Borme, storico Presidente dell’UIIF defenestrato il 13 settembre 1974 per aver voluto renderla autonoma e affrancarla dall’allora potere costituito. Nei sui confronti abbiamo tutti un grande debito di riconoscenza”.
Nel prosieguo del suo discorso, Tremul ha ricordato che “il 9 marzo 1991, una delegazione dell’UI venne ospitata al Ministero degli Affari Esteri italiano a Roma. “Un incontro del tutto inedito, reso possibile dallo sviluppo democratico della nostra minoranza in Istria”, recitava il comunicato della Farnesina, che segnò il riconoscimento ufficiale dell’UI da parte dell’Italia”.
L’Unione Italiana si costituì in questo giorno di trent’anni fa, a Palazzo Modello, sede della Comunità degli Italiani di Fiume, con l’approvazione dello Statuto, dell’indirizzo Programmatico – che a distanza di 30 anni mantiene intatti i suoi valori e principi fondanti – e con la riconferma alla Presidenza dell’Assemblea del Prof. Antonio Borme e della Giunta Esecutiva”, ha ribadito Tremul. “Nascevamo in un momento in cui andavano acuendosi gli scontri nella Federazione jugoslava che pochi mesi dopo sfociarono nella sanguinosa aggressione alla Slovenia e alla Croazia, che pagarono a caro prezzo, specialmente la Croazia, le legittime aspirazione all’indipendenza, all’autonomia, alla sovranità, alla democrazia e alla libertà. Purtroppo vennero posti allora i confini tra Croazia e Slovenia dividendo l’Istria, territorio sempre unitario e che auspichiamo ritorni presto ad esserlo con la prossima entrata della Croazia nell’area Schengen. Si apriva una nuova pagina della storia della CNI, in pieno spirito europeo, fondato sui valori della democrazia e del pluralismo, del rispetto della dignità umana e delle altrui identità e verità, della solidarietà e della libertà, dello stato di diritto e del dialogo interculturale, della fraternità e dell’uguaglianza”.
Il presidente ha poi sottolineato che “tra gli obbiettivi strategici che ci eravamo prefissati allora alcuni sono stati raggiunti, in toto o parzialmente, quali il Memorandum trilaterale italo-croato-sloveno sull’unitarietà e l’uniformità di trattamento della CNI del 15 gennaio 1992; il Trattato italo-croato sulle Minoranze del 5 novembre 1996; la registrazione dell’Unione Italiana in Slovenia, il 19 agosto 1997, che ha cementato l’unitarietà della CNI nei due Paesi; la doppia cittadinanza; il sostegno e l’interlocuzione diretta con lo Stato italiano; il raddoppio delle Comunità degli Italiani; il rafforzamento delle nostre Istituzioni; la  cooperazione europea; il consolidamento di quelle esistenti e la nascita di nuove manifestazioni e iniziative (culturali, artistiche, sportive, educative-istruttive e formative…).
In tutti questi anni, con il concorso morale, politico e finanziario della Repubblica Italiana, che si articola anche per il tramite del Piano permanente di collaborazione con l’Università Popolare di Trieste, come pure delle Repubbliche di Croazia e di Slovenia, grazie all’impegno e al lavoro di migliaia di connazionali profuso all’interno delle strutture scolastiche, organizzative, culturali, associative, sportive, artistiche, politiche e istituzionali della CNI, l’UI ed i suoi associati hanno svolto una costante, appassionata e incisiva opera di affermazione e tutela dell’identità, lingua e cultura italiane, in un contesto profondamente segnato dalle tragiche vicissitudini del trascorso Secolo breve”.
2Intendiamo questo anniversario quale inizio di una riflessione sull’UI che desideriamo, sulla CNI che vogliamo essere: rafforzare l’unitarietà e la coesione, coscienti di essere un unico popolo, con sano orgoglio identitario; la CNI digitale che s’innova e si rinnova, vicina ai bisogni dei connazionali; assicurare il ricambio generazionale: investire sulla formazione sulla leadership dei giovani; rilanciare il nostro ruolo politico al servizio della CNI e nella gestione della res publica a tutti i livelli per la crescita complessiva della società di cui siamo parte costituiva; stimolare e supportare lo sviluppo del tessuto economico dei connazionali, creare reti di collaborazione, valorizzando le nostre eccellenze. In questo settore avrà un ruolo dirimente l’attuazione delle intese sulla strutturazione economica delle Minoranze correlate allo Statuto Speciale annesso al Memorandum di Londra del 1954; percorrere le nuove opportunità della rinnovata collaborazione con la Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati; curare la lingua di Dante, farla studiare e conoscere. Conservare e mantenere vivi il dialetto istroveneto e l’istrioto. Fare cultura, farla conoscere, valorizzarla, farla amare. Investire sulla scuola, sull’Università, la ricerca; rinforzare l’impegno per il rispetto dei nostri diritti, consapevoli delle responsabilità che gli Stati di Croazia, Slovenia e Italia hanno per la loro attuazione; rafforzare le nostre Istituzioni unitarie (nel campo teatrale, culturale, universitario, della ricerca e dell’informazione) e la valorizzazione di quelle nascenti nei settori strategici per il nostro futuro. Sono spunti di riflessione delle future linee strategiche da sottoporre a pubblico dialogo con i nostri connazionali, perché non vi è democrazia senza pluralismo, non vi è inclusione e responsabilità senza partecipazione. Non si dà Comunità senza ascolto, dialogo senza rispetto, accoglienza senza dono”.
“Desidero ringraziare tutti i connazionali, le donne e gli uomini che in questi trent’anni e dal secondo dopoguerra in poi, hanno contributo alla crescita della CNI. Siete in tanti a celebrare questo importante anniversario, che è di tutti voi. A voi va la nostra sincera riconoscenza e ammirazione. Grazie di cuore per voluto portare il vostro chicco di grano a far lievitare il pane del bene e dell’amore. Vi abbraccio con affetto, ha concluso il suo intervento Maurizio Tremul.

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