Un secolo di ricerche archeologiche. La Fiume sconosciuta si presenta a Roma

L’esposizione è stata allestita nella prestigiosa sede dell’École française de Rome, a Piazza Navona

ROMA – Una mostra fotografica su Fiume è stata allestita nel centro di Roma, a Piazza Navona, nella prestigiosa sede dell’École française de Rome. “Un secolo di ricerche archeologiche a Fiume – Rijeka”, allestita da un trio accademico di Fiume sotto la guida della profesoressa Marina Vicelja-Matijašić, titolare della cattedra di Arte antica e Medievale della Facoltà di Filosofia dell’Università di Fiume. A coadiuvarla sono state le giovani ricercatrici del Dipartimento di Storia dell’Arte dell’Ateneo fiumano, Palma Karković Takalić e l’assistente Petra Predoević Zadković.
La mostra è il risultato della collaborazione dell’École française di Roma, dell’Ambasciata croata a Roma, del Museo di storia e marineria del Litorale Croato di Fiume, della Sezione fiumana della Sovrintendenza per la conservazione dei beni culturali, della municipalità quarnerina e infine, ma non meno importante, della Società di Studi Fiumani a Roma. Nella galleria dell’École française sono stati esposti 24 pannelli con un gran numero di fotografie, cartine geografiche, piante e schizzi, che illustrano un secolo di ricerche archeologiche a Fiume, partendo dalla Historia Tersattana di Franjo Glavinić del 1648, alle scoperte del noto storico fiumano Giovanni Kobler, attraversando il periodo tra le due guerre, quando a condurre gli scavi archeologici si era distinto nientemeno che il sindaco dell’immediato primo dopoguerra, Riccardo Gigante, che fu un appassionato amatore dell’antichità fiumana, assistito da Guido Depoli, fino alle scoperte contemporanee, riprese dalla curatrice del Museo, Radmila Matejčić, e alla scoperta recente dei mosaici romani in piazza del Duomo, ai piedi della Torre pendente di Fiume.
Un secolo di ricerche
Gli astanti hanno potuto cosi vedere i risultati delle ricerche archeologiche fatte a Fiume dal 1914 fino ai nostri giorni, che rivelano l’esistenza di una prosperosa comunità fin dai tempi dei Romani, che faceva parte del sistema difensivo della Claustra Alpium Iuliarum. E stata cosi presentata la storia dell’antico insediamento chiamato Tarsatica, per poi essere questo toponimo trasferito all’odierna Tersatto, mentre la cittadina sviluppatasi su territorio della romana Tarsatica prendeva il nome di Terra flumini Sancti Victi, o semplicemente Flumen.

Marina Vicelja Matijašić, Damir Grubiša

Cronologia e storiografia
Tredici dei siti più importanti sono stati presentati in questo riepilogo illustrativo dell’archeologia fiumana, tra i quali anche quelli scoperti da Riccardo Gigante nel 1925, che ora, purtroppo, sono stati ricoperti dalla caotica dinamica urbanistica dal secondo dopoguerra in poi. I poster e i pannelli fotografici sono stati corredati da una accurata cronologia e storiografia, mettendo in risalto proprio il conflitto tra gli obiettivi della ricerca archeologica e l’imperativo dello sviluppo urbano. Un problema, del resto, vissuto intensamente anche dagli archeologi e dagli abitanti di Roma capitale, che hanno visto così naufragare anche lo sviluppo di una nuova rete della metropolitana, fermata dalle cautele degli archeologi e le scoperte di ulteriori siti archeologici.
L’opera di Riccardo Gigante
Per introdurre la mostra la docente Palma Karković Takalić ha tenuto una conferenza sulle ricerche archeologiche di Fiume, mettendo in risalto anche l’opera di Riccardo Gigante. Prima di lei hanno parlato e salutato l’iniziativa la direttrice dell’École française, Brigitte Marin, l’Ambasciatore croato Jasen Mesić, che ha salutato tra i presenti il presidente della Società di studi fiumani, il prof. Giovanni Stelli, che ha contribuito in modo cospicuo alla realizzazione di questa mostra. L’ambasciatore Mesić, laureato in Archeologia, esperto in Archeologia marina, che dopo la laurea conseguita a Zagabria si è specializzato a Firenze, non ha nascosto il suo entusiasmo per l’esposizione.
La prof.ssa Marina Vicelja-Matijašić, che a Roma è quasi di casa, in quanto ha insegnato su invito in vari Atenei romani, ha presentato brevemente sia i progetti svolti che quelli ancora in nuce, che si inseriscono nel programma di Fiume Capitale europea della Cultura 2020. Infine, la giovane docente Palma Karković Takalić ha tenuto la sua conferenza in un italiano sciolto, avendo completato gli studi di archeologia all’Università di Trieste.
Presenti, tra gli invitati, anche molti fiumani residenti a Roma; tra questi citiamo il maestro Francesco Squarcia, il presidente della Società di studi fiumani, Giovanni Stelli, il direttore dell’Archivio storico del Museo di Fiume, Marino Micich, il corrispondente dell’HRT croata Silvio Tomašević.
La mostra rimarrà in visione fino al 9 novembre.

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