L’importanza della lingua

Il vicepresidente del Sabor e deputato della Comunità Nazionale Italiana, Furio Radin, interviene nell’aula parlamentare sui diritti linguistici e rileva il significato degli odonomi storici a Fiume

Il deputato CNI Furio Radin. Foto Patrik Macek/PIXSELL

“Soffermarsi a parlare su quanto la lingua sia importante per l’identità di un popolo, di ogni popolo, e di un singolo cittadino potrebbe apparire superfluo, ma non lo è. Soffermarsi a riflettere sul ruolo giocato dalla lingua nei processi di affermazione di un popolo e dei singoli cittadini è fondamentale”. Così il vicepresidente del Sabor e deputato della Comunità Nazionale Italiana, Furio Radin, nel suo intervento a nome del Gruppo delle minoranze nazionali fatto ieri nell’aula del Sabor per richiamare l’attenzione dei deputati sulla necessità di innalzare il livello di attenzione alle questioni che attengono al rispetto dei diritti fondamentali di tutti i cittadini e rispetto ai quali la sensibilità degli appartenenti alle minoranze è particolarmente accentuata. “Non fosse quello della lingua un argomento di fondamentale importanza gli intellettuali croati non avrebbero sottoscritto nel 1967 la Dichiarazione sulla lingua croata dalla quale emerge in modo chiaro la consapevolezza del ruolo che l’idioma gioca anche in termini di emancipazione culturale. Ebbene, questo ragionamento vale a maggior ragione per gli appartenenti alle minoranze nazionali. Nel loro caso l’uso pubblico della loro lingua madre sul territorio in cui storicamente vivono assume il significato di un messaggio chiaro, dare visibilità alla loro lingua madre significa dire loro ‘Voi qui siete a casa vostra’”, ha rilevato Radin. “Le ricadute sono molto concrete e proprio per questo motivo il tema dell’uso della lingua, nel caso della CNI dell’italiano sul territorio d’insediamento storico, è stato inserito nei Programmi operativi siglati con il governo. In questi documenti sta scritto, per quanto riguarda la CNI, che l’Esecutivo s’impegna – in collaborazione con le unità d’autogoverno –, a garantire la piena attuazione della Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali per quanto riguarda l’uso ufficiale dell’italiano e che tutelerà e promuoverà i diritti linguistici nel pieno rispetto delle norme di legge e statutarie, nonché degli Accordi internazionali e quindi anche dell’art. 3 dell’Accordo italo-croato del 1996 che prevede un’estensione delle migliori prassi a tutto il territorio d’insediamento storico della CNI”. Nei giorni in cui si attende il collocamento delle targhe con gli odonomi storici in Cittavecchia a Fiume non poteva mancare un riferimento a quest’evento tanto atteso dai connazionali. “Fiume e la Liburnia sono importantissimi per la CNI eppure – ha detto Radin – le cose sembrano andare a rilento. I passi avanti sono davvero pochi nonostante l’italiano sia parte integrante della cultura di Fiume, città squisitamente multiculturale e multilinguistica che in quest’intreccio esprime la sua particolarità, basti pensare al Forza Fiume dei tifosi dell’Armada. Ecco quindi che le targhe con gli odonimi tanto attese non possono che essere benvenute”.

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