Vanja Smokvina: «Né una vittoria della Superlega né una sconfitta per l’UEFA»

L'esperto di Diritto sportivo fa chiarezza sulla tanto discussa sentenza che dà il via libera alla creazione di una competizione alternativa

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Vanja Smokvina: «Né una vittoria della Superlega né una sconfitta per l’UEFA»
Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

Il 21 dicembre 2023 è stata una data storica per il calcio europeo e mondiale. Per molti la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea con cui è stato dato il via libera al tanto discusso (e osteggiato) progetto della Superlega, rifilando al tempo stesso un pesante schiaffo a UEFA e FIFA, è destinata a rivoluzionare il mondo del pallone, ancor più della sentenza Bosman che nel 1995 causò una prima rivoluzione, in quel caso legata però al trasferimento dei calciatori. Si tratta di una questione estremamente intricata e complessa, ma che, semplificando al massimo, non sancisce automaticamente la nascita di un campionato alternativo, bensì stabilisce la legalità di una potenziale competizione parallela a quelle organizzate sotto l’egida dell’UEFA. Insomma, la sentenza non legittima la Superlega, ma vieta all’UEFA di impedirla. La pronuncia dell’organo comunitario spiana così la strada a tutta una serie di scenari al momento ancora indefiniti e difficilmente ipotizzabili. Siamo davvero all’alba di una svolta epocale?

Regole chiare e trasparenti
“Prima di qualsiasi sentenza il Tribunale europeo diffonde un breve comunicato stampa. In questo caso però è successo un fatto inspiegabile in quanto la nota non rispecchia il contenuto del verdetto. I media hanno giustamente riportato tale contenuto, che però è difforme dalla delibera della Corte. Per me resta un mistero come sia potuta accadere una cosa del genere, considerando che sono proprio i giudici a dare il via libera alla diffusione del comunicato. È chiaro, dunque, che i media non hanno potuto riportare in maniera fedele e accurata la notizia – spiega Vanja Smokvina, docente della Jean Monnet Cattedra di Diritto sportivo dell’UE, politiche e diplomazia sportiva presso la Facoltà di Giurisprudenza di Fiume –. Ad ogni modo, la verità è che non si tratta né di una vittoria della Superlega né di una sconfitta per l’UEFA. Con la comparsa sulla scena della A22, la società che detiene i diritti del progetto della Superlega, è stata posta la domanda se sia possibile organizzare una nuova competizione. Su questo punto il Tribunale è stato chiaro: non c’è spazio per un sistema di tipo chiuso che non sia basato sul merito sportivo. Questo è il punto chiave del Modello europeo dello sport. In sostanza, non è ammesso un sistema fondato su principi quali l’esclusività o l’importanza dei club. Non siamo quindi di fronte alla vittoria della Superlega. I media hanno mal interpretato la questione semplicemente perché la stessa Corte non ha saputo spiegare in maniera chiara alcuni aspetti. Inoltre, la sentenza ha dato manforte al modello attuale che impedisce di avere più organizzazioni per ogni sport. Non ci possono pertanto essere due o più UEFE. E questo è un aspetto molto importante perché ci sono casi come ad esempio la boxe dove invece troviamo diverse Federazioni e di conseguenza titoli e competizioni fino allo svilimento. Ciò crea tantissima confusione e infatti se ci pensiamo non è ben chiaro chi sia in questo momento il pugile più forte al mondo”.
Stando così le cose, il modello della Superlega difficilmente vedrà la luce. “La sentenza – prosegue l’esperto di Diritto sportivo – vieta all’UEFA di impedire l’organizzazione di una competizione parallela. Quest’ultima però dovrà necessariamente poggiare sui principi di inclusività e meriti sportivi, nonché rispettare regole che non devono essere discriminatorie e arbitrarie, bensì chiare e trasparenti. Il Tribunale ha passato la palla all’UEFA alla quale, essendo l’ente regolatore del calcio in Europa, spetta di fatto l’ultima parola. Ripeto, una competizione parallela a quelle dell’UEFA può essere sì organizzata, a patto però di soddisfare questi criteri”.

La vittoria dei tifosi
In pratica è il massimo organismo del calcio europeo a tenere ancora il coltello dalla parte del manico e quindi a dettare le regole del gioco. “Bisogna sempre tenere presente che sono UEFA e FIFA a stilare i calendari delle competizioni internazionali in quanto enti regolatori. In questo caso specifico è l’UEFA a trovarsi in una posizione di vantaggio rispetto alla società A22 della quale, diciamoci la verità, non sappiamo nulla se non che sia stata fondata a Madrid. Un attore che ha giocato un ruolo chiave in questa storia, ma che si è rivelato tutto tranne che trasparente. L’UEFA quantomeno ha una struttura ben definita: sappiamo benissimo chi è il presidente, chi sono i membri dell’Esecutivo, quali regolamenti stabilisce e via dicendo. È ovvio poi che una corporazione come A22, dove non si capisce chi ci sia dietro, goda di poca credibilità”.
Il tanto osannato progetto della Superlega, sostenuto da un ristretto circolo di top club europei, potrebbe dunque rivelarsi un clamoroso buco nell’acqua. “Personalmente reputo molto improbabile la nascita di una competizione di questo genere. Le Federazioni e le Leghe nazionali sono contrarie e sono pronte ad applicare pesanti sanzioni alle società che vi aderirebbero. Alla luce di ciò gli stessi club ci penserebbero due volte prima di compiere questo passo sapendo a quali conseguenze andrebbero incontro. Le Federazioni nazionali hanno inoltre un regolamento interno che non può essere soggetto a ingerenze dall’esterno. Ciò significa che se la Federcalcio di un Paese decide di vietare alle società associate di prendere parte a competizioni alternative, queste non potranno che prenderne atto. A parte Real Madrid e Barcellona, che sono in guerra con la propria Lega per questioni legate alla ripartizione dei diritti tv, tutti gli altri club si sono smarcati dal progetto. Uno dei fattori è stata anche la rivolta dei tifosi che sono fortemente contrari alla Superlega. E questa è stata per loro una piccola-grande vittoria”.

Fair play, competitività, inclusività
Quella di una competizione alternativa è in realtà un’idea che di tanto in tanto tende a saltar fuori. “Se ne parlava una prima volta già 50 anni fa. Ricordiamoci ad esempio che il Milan di Silvio Berlusconi era stato uno dei fondatori del G-14, che è stato un po’ l’antesignano della Superlega. Tutto ciò aveva anche portato alla modifica dei format delle varie competizioni europee, incluso l’allargamento della Champions League. Oggi invece è il presidente del Real, Florentino Perez, a portare avanti quest’idea. I motivi che hanno portato due anni fa a questa scissione sono puramente di natura economica. Ai top club interessano unicamente gli introiti e ritengono di essere loro a contribuire a una maggiore vendita dei diritti tv e a generare grandi ascolti a livello globale. Ad esempio un Barcellona non si accontenta di affrontare una sola volta in stagione il Manchester City o il Liverpool, bensì preferisce farlo magari quattro volte in modo da guadagnarci quattro volte tanto. Il calcio è business, sia chiaro, però dobbiamo tenere presente che in Europa poggia anche su altri valori come il fair play, la competitività e l’inclusività. Tutti principi che fortunatamente continueranno a essere tutelati grazie a questa sentenza”, ha concluso Vanja Smokvina.

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