Filip Zubčić. Passi da… gigante

Per il croato la nuova stagione apertasi con il 12º posto di Sölden sarà quella della riconferma dopo l'exploit dello scorso inverno in cui è arrivato il primo successo in carriera. «Mi sono tolto un peso dopo cinque anni passati nel limbo»

La festa con lo staff della nazionale croata dopo il successo nel gigante di Yuzawa-Naeba

Dieci giorni fa è scattata la nuova stagione di sci alpino. Nella bolla di Sölden i due giganti di apertura sono andati in scena in un’atmosfera surreale, a porte chiuse e con protocolli anti-Covid rigidissimi. Ma è tutta la stagione a presentarsi anomala: niente premiazioni serali, niente sorteggio dei pettorali in piazza, niente eventi collaterali, niente combinate, niente trasferta nordamericana, gare delle stesse discipline accorpate in un’unica località e incroci tra settore maschile e femminile ridotti al minimo.
Anche il circo bianco, insomma, si sta adattando alla difficile convivenza con il virus. In pista però lo spettacolo non è mancato. La prova femminile ha visto la splendida doppietta azzurra firmata da Bassino-Brignone, mentre tra i “maschietti” il successo è andato a sorpresa al giovane talento norvegese di origini brasiliane Lucas Braathen (classe 2000), che ha preceduto di soli 5 centesimi l’elvetico Marco Odermatt, un altro predestinato. L’alfiere della Croazia Filip Zubčić ha rotto il ghiaccio con un 12º posto, a quasi un secondo e mezzo dalla vetta. Un esordio un po’ incolore per colui che nella scorsa stagione era letteralmente esploso chiudendo al terzo posto nella classifica di specialità e con la perla di Yuzawa-Naeba dove ha colto il primo successo in carriera. Nel frattempo “Zubo” è tornato nella sua Zagabria per tirare brevemente il fiato prima di riprendere la preparazione in vista della ripresa della stagione.


Filip, partiamo proprio da Sölden. Sul Rettenbach hai chiuso in 12ª posizione: sei soddisfatto del tuo debutto stagionale o forse ti aspettavi qualcosa di più?
“Tutto sommato sono soddisfatto, anche se avrei preferito chiudere nella top 10. Ma come inizio non è male. Siamo soltanto alla prima gara della stagione e la mia sciata è stata buona. La forma invece arriverà più avanti”.

Dopo l’exploit dello scorso inverno senti un po’ più di pressione addosso? Ora tutti si aspettano di vederti in lotta per il podio in ogni gara.
“In realtà no. Anzi, in un certo senso mi sono tolto un grande peso perché per cinque stagioni sono rimasto in una specie di limbo senza riuscire a compiere il salto di qualità. L’anno scorso sono finalmente riuscito a fare questo step dimostrando di poter essere lì con i migliori”.

I tuoi obiettivi tra le porte larghe per quest’anno?
“Gli obiettivi sono sempre gli stessi e cioè di giocarmela con i migliori cercando di lottare sempre per il podio. Ora che ho dimostrato di poter vincere in Coppa del Mondo devo provare a stare lì davanti in tutte le gare. Chiaramente non è facile perché la concorrenza è spietata e dopo l’addio di Hirscher tutto si è livellato con tanti atleti che si sono alternati sul podio”.

Inoltre a Sölden abbiamo visto che c’è una nuova generazione di giovani, come ad esempio Braathen e Odermatt, pronti a giocarsi podi, vittorie e, perché no, magari anche la coppa di specialità.
“Tutti coloro che si trovano nei primi 15 possono tranquillamente giocarsi la vittoria in ogni gara. Sarà una stagione molto combattuta, equilibrata e senza un vero favorito per la coppa. Ed è un bene perché alla fine a guadagnarci è lo spettacolo”.

In questo gruppo allargato ci sei ovviamente anche tu. Stai già facendo un pensierino alla coppetta?
“È un obiettivo, ma non voglio farne un’ossessione. Non è un qualcosa che devo raggiungere subito e a tutti i costi. Nel momento in cui troverò la continuità necessaria per giocarmi la top 5 in ogni gara allora sarò lì a giocarmela”.

Non posso non chiederti del coronavirus. Com’è stato vivere nella “bolla” di Sölden?
“È triste gareggiare senza pubblico. Io sono uno di quelli a cui piace vedere tanta gente e la festa sugli spalti, quindi questa componente è mancata parecchio. E poi le misure erano severissime. L’intero ghiacciaio è stato isolato e ogni nostro spostamento veniva controllato. In più, erano state create delle micro bolle per far sì che non ci siano contatti ravvicinati tra atleti e staff da una parte, media e organizzatori dall’altra”.

Temi che la stagione potrebbe chiudersi in anticipo come successo l’anno scorso o, peggio ancora, interrompersi a metà?
“La FIS (la Federsci mondiale, nda) farà di tutto per arrivare fino in fondo. O quantomeno ai Mondiali di Cortina in programma a febbraio. Per fortuna il nostro è uno sport all’aperto dov’è facile mantenere le distanze. Il problema semmai è un altro. Ad esempio, tra Zagabria e Adelboden ci saranno quattro gare in cinque giorni, con in gioco 400 punti. Se un atleta è costretto a stare in isolamento e quindi a saltarle, ecco che la sua stagione è compromessa”.

A proposito di Cortina, stai già pensando alla rassegna iridata o è ancora troppo presto?
“Siamo ancora abbastanza lontani, però i Mondiali saranno il clou della stagione e io ho sempre sognato di diventare campione del mondo. Perciò sì, ci sto già pensando”.

La scorsa stagione avevi trovato una buona continuità anche in slalom qualificandoti più volte nelle seconde manche. Quest’estate ti sei dedicato un po’ di più ai rapid gates?
“Mi sono concentrato principalmente sul gigante visto che l’opening di Sölden arriva sempre molto presto. Quest’anno a causa delle modifiche al calendario dovute alla pandemia, il primo slalom si correrà appena a ridosso di Natale quindi non c’era bisogno di anticipare i tempi”.

Il prossimo appuntamento in calendario è il parallelo di Lech-Zürs a metà novembre. Ti vedremo in gara?
“Ci sarò, ma trattandosi dell’unico parallelo della stagione non farò una preparazione specifica. E comunque non sono un fan di questa disciplina”.

Per il capitano della Croazia l’obiettivo è ora lottare per il podio in ogni gara
EPA/PHILIPP GUELLAND

È proprio qui che volevo arrivare. Ultimamente la FIS sta insistendo molto su questo format e l’anno scorso è stata pure assegnata la coppa di specialità. Viceversa, la maggior parte degli atleti è contraria e mi sembra di capire che anche tu sei tra questi.
“Fosse per me lo abolirei. O se proprio lo si vuole tenere allora che almeno vengano eliminati i punteggi. Il parallelo non ha nulla a che vedere con lo sci ed è assurdo che abbia lo stesso peso, in termini di punti, delle altre gare”.

Un’altra disciplina molto discussa è la combinata alpina che la FIS sembrerebbe intenzionata a eliminare. Qual è la tua opinione a riguardo dato che corri regolarmente in questa specialità?
“A me la combinata piace, anche se trovo insensata l’ultima modifica fatta al regolamento che non prevede più l’inversione dei 30 nella seconda manche. Innanzitutto perché così si favoriscono palesemente i velocisti e francamente non ne vedo proprio il motivo. In secondo luogo, ne risente lo spettacolo perché dopo le prime cinque discese dello slalom la gara è praticamente finita e sai già chi ha vinto. Era molto più divertente prima quando il discesista in testa partiva per ultimo e tutti stavano con il fiato sospeso per vedere se sarebbe riuscito a difendere quei circa due secondi e mezzo di vantaggio accumulati nella prima manche. Mi auguro quindi che la combinata resti nel calendario, ma con il vecchio regolamento”.

Parlando del calendario, uno dei “punti fermi” è lo squilibrio tra il numero di gare tecniche e quelle veloci. Quest’anno ci sono ad esempio 22 gare tecniche a fronte di 16 veloci. E sono anni che i discesisti vengono penalizzati così. Perché secondo te?
“Ricordo che qualche anno fa Hannes Reichelt, in qualità di rappresentante degli atleti, si era lamentato chiedendo di rivedere i calendari, ma alla fine le sue argomentazioni non vennero prese in considerazione, tant’è che ad oggi non è cambiato nulla. Non so perché sia così e comunque è ingiusto. Credo che tutte le discipline dovrebbero avere lo stesso numero di gare”.

Facciamo un po’ di Fantaski. Chi vincerà il “coppone”: Kilde, Kristoffersen o Pinturault?
“Direi uno tra Kilde e Pinturault. Kristoffersen non mi sta troppo simpatico…”

A giudicare da quello che si dice in giro a tanti non sta simpatico…
“Infatti…”.

La cancellazione delle combinate potrebbe tuttavia favorirlo…
“Non è detto”.

L’anno scorso aveva conquistato sia la coppa di gigante che di slalom…
“Grazie alla chiusura anticipata della stagione. Se si fosse gareggiato fino alla fine credo che sarebbe tornato a casa a mani vuote”.

Kilde però è deragliato a Sölden e il calendario di certo non lo favorisce…
“Sì, ma in gigante è cresciuto tantissimo e non a caso prima di uscire stava andando come un treno”.

E nel femminile? Brignone, Shiffrin o Vlhova?
“Brignone. Lo dico un po’ da tifoso nel senso che la conosco meglio rispetto alle altre due”.

Con chi ti trovi meglio nel circuito?
“Con gli sloveni dal momento che ci alleniamo spesso insieme. Ma ho un buonissimo rapporto anche con gli italiani”.

In bocca al lupo per la tua stagione.
“Crepi!”.

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