Passato da rispettare futuro da condividere

Jana Belcijan

La storia millenaria di Capodistria ha affascinato numerose generazioni. Le genti entrate in contatto con lo scoglio d’epoca romana, l’urbe degli anni bizantini, l’alleata di Venezia, il centro culturale istriano durante l’Impero austro- ungarico, terra di conquista per i francesi, importante centro amministrativo per Italia, Jugoslavia e Slovenia, si sono fatte incantare da questo piccolo gioiello e dai suoi tesori. A scandire i passaggi delle varie epoche sono giunti gli odonimi. Mantenere in vita il loro ricordo significa non dimenticare la storia. Purtroppo il desiderio di rivedere nelle vie e nelle piazze capodistriane i vecchi nomi di oltre un secolo fa slitta almeno a primavera. Come si ricorderà l’affissione della prima tabella da abbinare a quella rossa ufficiale e recante il nome, in uso molto tempo fa, di Piazza del Duomo, nonché quello popolare, Piassa, usato comunemente dai “veri caveresani ”, era comparsa il 29 novembre in Piazza Tito. Aveva resistito al suo posto soltanto per 48 ore prima che ignoti vandali la smontassero e la facessero sparire nel primo pomeriggio, mentre si svolgevano le prime manifestazioni natalizie.kp damian fischer

Caccia alle streghe

A innescare l’assurdo clima di caccia alle streghe, forse mai respirato come in questa occasione a Capodistria, era stato un articolo di un portale on-line locale che aveva soffiato sul fuoco dell’intolleranza e del nazionalismo, bollando la tabella come uno scherzo insano o una provocazione voluta. Soltanto nella chiusura del servizio veniva raccontata la verità sull’iniziativa, che non tendeva a cambiare i toponimi esistenti, ma soltanto a ricordare quelli che hanno fatto la storia della città e che molto spesso vengono ancora correntemente usati dai più anziani. L’effetto, voluto, era però ormai raggiunto: sui social si era scatenata una violenta campagna contro tutto ciò che era o sapeva di italiano. Ritornò in auge l’equazione che si sperava sepolta per sempre, per cui italiano equivale a fascista. Dietro all’iniziativa stava in realtà il Comune di Capodistria e la sua commissione per la toponomastica, guidata dal Consigliere comunale connazionale, Damian Fischer: “Si era trattato di un insieme di infelici coincidenze, che mi hanno profondamente addolorato. Motivi prettamente di rendiconto contabile ci avevano imposto di forzare i tempi e posizionare almeno le prime tabelle antro la fine di novembre. Senza che io ne fossi informato, l’azienda municipalizzata ‘Marjetica’ aveva anticipato di due giorni gli interventi, facendoli combaciare con il 29 novembre, festa della Repubblica nella disciolta federazione jugoslava. Qualcuno ha volto leggervi una provocazione e sfondo politico, un affronto alla storia più recente della città. Il che ovviamente non era, ma parte dell’opinione pubblica si è fatta irretire dall’articolo roboante del sito on-line. Non mi sento nemmeno di commentare quando scritto sui social da persone che si sono trincerate dietro all’anonimato. L’unica presa di posizione ufficiale è stata quella dell’Associazione dei combattenti per i valori della LPL e veterani di guerra. Il loro presidente, Marjan Križman, ha protestato fermamente presso il sindaco”.

Chiarimenti

“La situazione è stata poi chiarita tramite un serie d’incontri, che ho avuto io stesso e poi anche il vicesindaco, Alberto Scheriani”. La tabella sottratta non è stata mai ritrovata. Dopo alcuni giorni di tentennamenti, nel corso dei quali sono stati cercati i filmati delle camere di sicurezza della vicina Università, la polizia aveva aperto un fascicolo a carico di ignoti, ipotizzando il reato di furto. 
L’amministrazione comunale ha deciso di fare un passo indietro e di cementare meglio dal punto di vista formale il recupero dei toponimi. In gennaio il Consiglio municipale è stato chiamato ad approvare un decreto specifico, a riconfermare la delega alla Commissione per la toponomastica in carica da tre anni e mezzo. “Si è creato un sistema amministrativo consolidato per poter agire in futuro. Seguiremo un iter diverso. Le tabelle avranno una veste grafica nuova, riporteranno in alto lo stemma comunale e la dicitura in sloveno, italiano e inglese per far comprendere che si tratta di un odonimo storico. Lo abbiamo fatto per correttezza nei confronti dei turisti che a migliaia visitano la nostra città. Sia chiaro che il nome antico stesso della via o della piazza non sarà tradotto, ma sarà riportato solo nell’originale italiano, ossia in dialetto istro-veneto per il nome popolare. Nell’approvare il decreto ci sono state richieste per visionare il nostro lavoro e per far passare qualsiasi decisione soltanto con l’avallo del Consiglio comunale stesso. A stragrande maggioranza questa competenza è stata attribuita al sindaco” rileva ancora Fischer. Ora si presenta la necessità di serrare i tempi e concludere il progetto prima che finisca la legislatura. In autunno, infatti, si andrà all’elezione del sindaco e dei Consiglieri comunali. “Stiamo lavorando per definire la veste grafica riveduta. Una prima tabella campione ci è già stata consegnata. Ora dobbiamo sottoporla all’attenzione del sindaco e ottenere il suo benestare. Subito dopo si procederà alla stampa di tutte quelle già concordate. Sono in tutto 27 riferite alle piazze e altre otto riguardanti le vie traverse della Calegaria. Dobbiamo ancora seguire le informazioni che partiranno ai titolari degli stabili dove le tabelle andrebbero affisse. Non ci nascondiamo il rischio di incontrare notevoli problemi con le autorizzazioni, anche perché possiamo trovarci di fronte a più proprietari o a persone giuridiche con il diritto di proprietà. Di grande importanza sarà la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che preceda l’esposizione delle tabelle, con conferenze stampa o forse anche un convegno di studi storici”, annuncia ancora Damian Fischer. Si tratterà di prendere un po’ esempio da quanto fatto qualche anno fa da Pirano, dove il rilancio degli antichi odonimi ha avuto successo. Nel centro storico le insegne si trovano a decine e parlano dell’antica storia delle contrade, di nomi in uso tra i piranesi, spazzati via dal susseguirsi delle varie amministrazioni. La loro esposizione era stata preceduta da attenti dibattiti che avevano coinvolto storici e politici, con la Comunità nazionale italiana sempre in prima fila a spingere per la realizzazione dell’idea, che nulla toglie all’identità della Pirano del dopoguerra, ma che riporta nelle piazze e nelle vie almeno un po’ dei tempi andati. Le basi scientifiche per ripetere l’esperienza anche a Capodistria vi sono tutte.

Ricerca

È stato eseguito un certosino lavoro di ricerca per far riemergere dagli archivi gli odonimi passati, districandosi tra le varie fonti, non sempre precise o attendibili. Quanto i capodistriani siano attaccati al passato della loro città, a prescindere dalla loro nazionalità, lo dimostrano le migliaia di persone che su facebook si scambiano foto, informazioni e ricordi. Il sito, intitolato “Capodistria com’era una volta”, sta diventando una specie di enciclopedia storica capodistriana dal quale emergono immagini di angoli cittadini che non esistono più, si parla di personaggi che, ognuno a proprio modo, hanno animato le contrade. Ovviamente molti sono gli errori e le imprecisioni, ma appassiona vedere come i tempi andati catturino l’interesse di tante persone, pronte a spendere il loro tempo per rovistare negli archivi fotografici di casa o anche semplicemente su internet, per far scoprire anche ai più giovani come appariva un tempo Capodistria e quale importanza economica, culturale e politica avesse. 
Conforta che il gruppo capodistriano di FB non permette intolleranze a sfondo nazionalistico. Forse la città potrebbe eleggerli ad esempio nella vita reale, dimostrando rispetto per il passato e in tal modo spianando la strada anche a un futuro condiviso da tutti i cittadini. Si tratta di restare ancorati a valori che sembravano acquisiti, come la pacifica convivenza e che, invece, una semplice tabella ha messo in crisi. Forse non tutti i mali vengono per nuocere. Quanto accaduto ci ha fatto comprendere che è sbagliato dare per scontato che i nazionalismi appartengono al passato e che si possa abbassare la guardia di fronte a simili, assurdi, fenomeni.

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