Quasi pronto «Senza malizia» dedicato a Laura Antonelli

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Quasi pronto «Senza malizia» dedicato a Laura Antonelli

È ormai giunto alla fase del montaggio il documentario intitolato “Senza malizia” che l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (in particolare la sede nazionale, il Comitato provinciale di Roma e la delegazione di Napoli) ha inteso dedicare all’attrice istriana Laura Antonelli. Bernard Bédarida e Nello Correale, curatori dell’opera, hanno intervistato la prof.ssa Donatella Schürzel (dell’ANVGD Roma) per delineare la figura della Antonelli, mentre il prof. Diego Lazzarich (ANVGD Napoli) ha guidato la troupe al Bosco di Capodimonte, luogo in cui era ubicato il Centro raccolta profughi che costituì la prima tappa della nuova vita della famiglia Antonelli che nel 1947, come tante altre, aveva abbandonato l’Istria a bordo della motonave Toscana.
Un’infanzia disperata e difficile
Prima di diventare la “Divina creatura” che tutti conosciamo, Laura Antonelli, nome d’arte di Laura Antonaz, aveva avuto “un’infanzia disperata ed infelice”, come lei stessa ammetteva. Era nata in Istria, ma la sua famiglia dopo l’annessione alla Jugoslavia, fu travolta dall’esodo: nell’immediato dopoguerra abbandonò Pola, dov’era nata il 28 novembre del 1941, e visse l’esperienza del Campo profughi a Napoli. Qui studiò al Liceo Scientifico “Vincenzo Cuoco”, e in seguito si diplomò presso l’I.S.P.E.F. (Istituto Superiore Pareggiato di Educazione Fisica). Ambiziosa e intraprendente, grazie anche a una bellezza indiscutibile, approdò a Roma all’inizio degli anni Sessanta e lavorò come insegnate di ginnastica, al Liceo Artistico di Via di Ripetta, una professione piuttosto inusuale per una ragazza dell’epoca. Grazie al suo aspetto estremamente fotogenico arrivarono le prime pubblicità televisive per “Coca Cola”, i primi fotoromanzi e quindi i primi ruoli cinematografici. Comparve tra il 1964 e il 1965 in alcune pellicole importanti, seppur con ruoli piccolissimi, come ne “Il magnifico cornuto” di Antonio Pietrangeli e “Le sedicenni” di Luigi Petrini.
I primi successi
Nel 1973 il primo grande ruolo di successo in “Malizia”, di Salvatore Samperi, dove interpretava accanto a Turi Ferro e al giovane Alessandro Momo, una sensuale cameriera, parte che le fece guadagnare il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista e un Globo d’oro come attrice rivelazione. Gli incassi si aggirano sui 6 miliardi di lire e il film diventa un vero e proprio cult del cinema erotico italiano. Da quel momento la vera e propria ascesa, con altri film di successo come “Trappola per un lupo”, di Claude Chabrol, “Sessomatto” di Dino Risi e “Mio Dio, come sono caduta in basso!” di Luigi Comencini. Nel 1971 conquista anche il cuore di Jean-Paul Belmondo, con cui lavora nel film “Gli sposi dell’anno secondo”, di Jean-Paul Rappeneau. L’ascesa è rapida e acclamata dal pubblico, anche grazie ad alcune dichiarazioni dell’attrice che contribuiscono ad accrescere nell’immaginario maschile la sua fama di femme fatale. Tra le tante la celebre: “…in fondo ci spogliamo tutti, una volta al giorno”.
Gli anni ‘80 segnarono il momento dei film comici o sexy: fu nel cast all star di “Grandi magazzini” di Castellano e Pipolo e al fianco di Diego Abatantuono in “Viuuulentemente mia” di Carlo Vanzina. Nel 1985 interpretò “La Venexiana”, tratta dall’omonima commedia del ‘500, accanto a Monica Guerritore e a Jason Connery (figlio di Sean Connery). Approdò anche in tv con due mini-serie, “Gli indifferenti”, nel 1988, e “Disperatamente Giulia” l’anno dopo.
«La donna più bella dell’Universo»
Luchino Visconti la definiva “la donna più bella dell’Universo”, i maggiori registi italiani Risi, Comencini, Bolognini e Scola se la contendevano. La bellezza e il talento la imposero come una delle attrici più desiderate e più pagate del cinema italiano. Ma il vertiginoso successo che ne aveva fatto l’icona sexy, la porterà a una scelta infelice e in breve tempo verso l’oblio e a una fine triste che ha lasciato una traccia di mistero. Chi era dunque Laura Antonelli? Quando smette di recitare ha solo 50 anni. Dei seguenti 24 anni della sua vita – un terzo della sua esistenza – sappiamo poco o nulla. A partire dal 1990 iniziò per lei un declino artistico e fisico, legato ad alcune vicende di droga e a un’operazione di chirurgia estetica non andata a buon fine, che segnò per sempre i suoi lineamenti. Nella notte del 27 aprile 1991 nella sua villa di Cerveteri vennero trovati 36 grammi di cocaina e lei fu arrestata e portata nel carcere di Rebibbia, dove resta solo qualche notte, a seguito della concessione dei domiciliari. Fu condannata in primo grado a tre anni e sei mesi di reclusione per spaccio di stupefacenti ma nove anni più tardi, grazie alla modifica della legge, viene assolta dalla Corte d’appello di Roma. Tornata in libertà, visse gli ultimi anni della sua vita a Ladispoli, cittadina alle porte di Roma, dove si era ritirata avendo riscoperto il conforto della fede e della pratica religiosa, tanto che rifiutò una pensione speciale per meriti assegnatale dal Ministero della cultura italiano. Nella sua ultima intervista al periodico “L’Ortica”, nel 2012, descrisse il mondo dello spettacolo come “frivolo e privo di valori, oltre che diseducativo per i giovani”. È morta il 22 giugno del 2015 all’età di 74 anni.
Un doveroso omaggio all’attrice
Il documentario in via di preparazione sostenuto dall’ANVGD intende presentare l’attrice istriana in maniera completa. L’Istria, Napoli, l’inizio della sua carriera, l’amore con Jean Paul Belmondo. Un omaggio partito dall’intuizione del giornalista francese Bernard Bédarida e del regista italiano Nello Correale, che immortalano nel film la vita dell’attrice e i momenti più belli sul set e fuori.
Nello Correale è napoletano. Nato nel 1955, lavora e risiede a Roma. Laureato in Filosofia e diplomato in regia alla Scuola civica del Cinema a Milano, insegna al Conservatorio Cinema ed Arti Visive di Locarno, in Svizzera, di cui è anche socio fondatore. Bernard Bédarida è giornalista, corrispondente a Roma di TV France, autore e critico cinematografico.
Il documentario viene realizzato nell’ambito dei progetti rivolti a promuovere la conoscenza del mondo culturale e artistico giuliano-dalmata che annovera molti protagonisti che sono emersi in tutte le arti, cinema e teatro compresi, già da fine Ottocento, tra i quali Antonio Gandusio, le sorelle Irma ed Ema Grammatica, Antonio Smareglia, la grandissima Alida Valli e, dopo l’esodo, Sergio Endrigo e Laura Antonelli.

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