Famia Ruvignisa. Poesia e tradizione

All’incontro di quest’anno è stato presentato il libro di Gianclaudio de Angelini «Gli occhi di Lavinia»

Franca Dapas, Tullio Svettini, Gianclaudio de Angelini, Libero Benussi e Alessio Giuricin alla presentazione del libro

La sede della Comunità degli Italiani “Pino Budicin” di Rovigno, ha ospitato la presentazione del libro di Gianclaudio de Angelini intitolato “Gli occhi di Lavinia”. All’evento hanno partecipato oltre agli esuli membri della Famia Ruvignisa, il presidente della stessa Gabriele Bosazzi, il vicepresidente Tullio Svettini, la dirigente del Comitato provinciale di Roma dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Giuliana Eufemia Budicin, la vicepresidente dell’ANVGD, Donatella Schürzel, il vicesindaco della Città di Rovigno David Modrušan, la presidente della CI rovignese Roberta Ugrin, i vicepresidenti del sodalizio Paolo Paliaga e Patrizia Malusà nonché il presidente del Consiglio della minoranza nazionale italiana della Regione istriana, Gianclaudio Pellizzer.

 

Le radici della terra madre

La raccolta di poesie in italiano e in dialetto rovignese, con approfondimenti sull’idioma istrioto di Rovigno, è stata esposta e analizzata dal prof. Libero Benussi, con la lettura di alcune liriche in istrioto da parte di Tullio Svettini e Alessio Giuricin, e delle rispettive traduzioni in italiano dalla prof. Franca Dapas. “Il libro in verità consta di tre volumi, in quanto contiene tutte le mie poesie in italiano di stampo quasi ermetico, gli haiku e le poesie in rovignese a cui tengo molto. Alle poesie dialettali viene premesso un breve saggio sul linguaggio istrioto il cui intento è quello di stabilire l’antichità di questo particolare idioma nonché la sua genesi che in pochi conoscono”, ci ha spiegato l’autore. In qualità di esule e di dirigente del comitato provinciale ANVGD, Gianclaudio de Angelini ha inoltre ringraziato la CI rovignese per averli ospitati e per avere dato con quest’evento l’opportunità a tutti di riflettere su concetti essenziali per il mantenimento della cultura italiana su questi territori. “Se non si fa ritorno alla terra madre ci si priva delle proprie radici. Se non sai più rispondere alla domanda ‘Picio de chi ti son fio?’, tutto è perduto” ha concluso de Angelini.

Purtroppo, a causa delle condizioni meteorologiche avverse, gli esuli non sono potuti giungere in batana fino allo spaccio “Matika”, dove si è comunque tenuta, in maniera ristretta e per iniziativa della Comunità degli Italiani “Pino Budicin” e della Casa della batana, una serata conviviale a base di piatti tipici della tradizione rovignese, accompagnata dai canti dei “bitinadùri” membri della SAC Marco Garbin.

La serata conviviale allo spaccio Matika

Incontri essenziali per tutti

”Siamo estremamente felici sia come Comunità che come amministrazione municipale di sostenere e di dare un aiuto nell’organizzazione della celebrazione della Giornata della Città e della patrona per i nostri esuli, che per questa ricorrenza sono da sempre presenti a Rovigno” ha dichiarato il vicesindaco David Modrušan, spiegando che questi sono incontri essenziali sia per gli esuli che per il sodalizio poiché in questa maniera “otteniamo uno scambio di esperienze e di vedute in ricordo della Rovigno di una volta, per cercare tutti assieme di salvaguardare e di trasmettere alle future generazioni il patrimonio linguistico e culturale che ci appartiene”.

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