ROBE DE MATTEONI Questione di stile

L'attaccante della nazionale croata e del Milan, Ante Rebić

Dopo una partita rocambolesca ed emozionante la Spagna ha eliminato la Croazia. Come nelle precedenti quattro edizioni degli Europei, la nazionale a scacchi biancorossi ha terminato la propria corsa dopo la prima sfida della fase a eliminazione diretta. Sono tanti a dire che questo è il reale valore della squadra di Dalić, ovvero che non ha la forza necessaria per andare oltre gli ottavi. Altri invece sostengono che non si può ogni volta uscire al primo scoglio dopo aver superato i gironi. Chi avrà ragione? Difficile dirlo. Dal mio punto di vista non è soltanto una questione legata al calcio giocato. Ed è facile argomentarlo. Dall’indipendenza ad oggi la Croazia ha disputato cinque Mondiali. Al debutto a Francia ‘98 ha subito conquistato la medaglia di bronzo. Nelle tre seguenti edizioni non ha passato la fase a gruppi, mentre tre anni fa in Russia è arrivata in finale. Ecco dunque che le due volte che la Croazia ha superato la prima fase è puntualmente andata quasi fino in fondo. In Francia ha vinto contro Romania, Germania, e Olanda; in Russia ha eliminato Danimarca, Russia e Inghilterra. In pratica ha sempre fatto fuori nazionali europee, quelle che però ogni volta la fermano negli ottavi dell’Europeo. Non ha molto senso, per quanto sia d’accordo sul fatto che passare il turno per una squadra come quella croata sia già un successo…
E se non è una questione di calcio allora che cosa c’è di mezzo? Per prima cosa, ed è la più difficile da comprendere, è l’organizzazione. Penso che proprio nel 3-5 con la Spagna sia venuto a galla questo problema. L’imbarazzante immagine di Rebić che cambia gli scarpini a bordo campo mentre gli avversari si lanciano in attacco è la più chiacchierata tra i tifosi e non solo. Evidentemente il giocatore non avrà pensato alle conseguenze, il che per i suoi comportamenti non sempre “ortodossi” non è una novità. Però Dalić, e con lui la sua nutrita schiera di collaboratori (Ladić, Ćorluka, Olić, Mrmić, Iva Olivari…), avrebbe anche potuto gridare a Rebić di aspettare altri cinque minuti per l’intervallo… Non solo è venuta meno l’attenzione degli allenatori, ma addirittura la cosa si è ripetuta nella ripresa con l’altro episodio bizzarro di Gvardiol che si stava dissetando.
A questi livelli permettersi simili leggerezze è inaudito. In quasi 30 anni che seguo da vicino la nazionale e la Federazione ne ho viste di tutti i colori per quanto riguarda le conseguenze della mancante organizzazione. Fino a che il talento dei giocatori verrà visto come l’unica forza della nazionale, la Croazia continuerà a uscire agli ottavi. Quello che per tutti è la cosa più facile, organizzarsi, per la Croazia è la più difficile. Non ha alcun senso nemmeno questo. Il caso di Rebić, che sui social ha attaccato in maniera bruttissima Dalić, è solo una sindrome di questa mancata organizzazione. Ed è proprio per questo che l’eliminazione si è consumata senza stile, senza dignità sportiva e con l’incapacità di dimostrarsi grandi anche nelle sconfitte.
Per quanto riguarda le altre nazionali, mi pare di vedere che non siamo gli unici a non avere stile. Poche ore dopo l’uscita della Croazia, è caduta anche la Francia. Mi sembrava impossibile che la Svizzera potesse battere i campioni del mondo, e invece è stato un lunedì da incubo per le finaliste del Mondiale russo. E prim’ancora erafuori pure il Portogallo campione in carica. Che cosa sta succedendo? Niente di speciale. Dopotutto l’Europeo è un torneo e come tale è sufficiente un momento di appannamento o un calo di forma per perdere anche con avversari nettamente inferiori. E poi in un torneo succedono cose che non si possono vedere nelle qualificazioni. Ne è l’esempio l’Ucraina, che nel girone era praticamente fuori, poi però è stata ripescata come una delle quattro migliori terze. Negli ottavi la nazionale di Shevchenko ha incontrato la Svezia e, guarda caso, l’ha piegata 2-1, facendo andare in visibilio un Paese intero. La dea del calcio ha decretato che in termini di comportamento, del gioco espresso e dell’umiltà gli ucraini, abbiano meritato di superare il turno. Forse lo capiranno i francesi, che dopo aver dominato il Mondiale sono arrivati all’Europeo con l’arroganza di averlo vinto ancora prima di scendere in campo. La Francia ha sicuramente la squadra più forte del torneo, ma ciò non è sufficiente per vincere. Bisogna correre, battersi, guadagnarsi e sudarsi la vittoria. Se la squadra non rema nella stessa direzione, e quella francese è palesemente disunita, allora tutto il valore tecnico perde forza.
Ora tutte le mie simpatie sono per l’Italia. Non solo perché è una grande nazione calcistica, non solo perché dell’organizzazione hanno fatto un’arte. L’Italia di Roberto Mancini è un esempio di tutto quello scritto precedentemente. Ha talento, ha cuore, è compatta, tatticamente super organizzata e infine umile. Insomma, un esempio di stile. Nelle divise da gara, nel gioco e nel comportamento. Ebbene sì, gli azzurri sono tornati…

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