Zagabria-Kraljevica-Svizzera. I viaggi della speranza nel 1941

Il volume di Vjekoslav Bakašun racconta il contributo della popolazione locale nel salvataggio degli ebrei

L’attuale vicesindaco e candidato sindaco di Fiume, Marko Filipović, ha porto i saluti ai presenti

Le vicende degli ebrei sopravvissuti ai campi di sterminio sono tristemente note, eppure, di tanto in tanto risorgono notizie nuove e storie umane che si cercava di dimenticare per il grande dolore vissuto. A portare a galla testimonianze preziose di ebrei sfuggiti allo sterminio e di persone che li hanno aiutati a nascondersi e attraversare i confini è stato Vjekoslav Bakašun, autore del volume “Doprinos mještana Kraljevice i Kostrene u spašavanju židova tijekom lipnja i srpnja 1941” (L’obolo degli abitanti di Kraljevica e Kostrena nella salvezza degli ebrei durante i mesi di giugno e luglio del 1941), presentato ieri nell’Aula consiliare della Città di Fiume.

 

 

Documentare le testimonianze
I saluti ai presenti sono stati porti pure dall’attuale vicesindaco e candidato sindaco di Fiume, Marko Filipović, il quale ha ricordato che due anni fa è nata l’iniziativa di trasporre in una pubblicazione tutte le testimonianze raccolte dal cronista di Kostrena, come viene chiamato Bakašun.

Il rabbino della Comunità ebraica croata, Luciano Moše Prelević, ha ammesso di non essere stato a conoscenza di questa vicenda e ha salutato l’idea di averla trasformata in un interessante volume, che leggerà con piacere. A salutare i presenti è stato anche il sindaco di Kostrena, Dražen Vranić, il quale ha ringraziato l’autore per aver dedicato quindici lunghi anni a questa ricerca.

L’autore Vjekoslav Bakašun con il volume

Collaborazione di numerosi enti
Il libro è stato realizzato con il sostegno della Città di Fiume, della Città di Kraljevica, del Comune di Kostrena, della Regione litoraneo-montana, della Coordinazione delle comunità ebraiche croate e della Comunità ebraica di Fiume.

L’editore principale è l’Unione dei combattenti antifascisti e degli antifascisti della Regione litoraneo-montana a nome della quale ha parlato il presidente, Dinko Tamarut, volendo ricordare ancora una volta la ricca storia di lotta al fascismo e al nazismo delle nostre terre.

Sempre a nome dell’Unione degli antifascisti si è rivolto ai presenti Franjo Butorac, collaboratore al volume, il quale ha sottolineato l’importanza della stampa di volumi di questo tipo, ovvero contenenti testimonianze che altrimenti andrebbero perdute. Tali testimonianze trasmettono storie che parlano di dolore e tragedie, ma anche di un grande amore e solidarietà tra le persone.

Il primo vero intervento è stato quello del recensore e storico Željko Bartulović, il quale ha parlato del periodo storico e della suddivisione del Litorale croato tra il Regno d’Italia e l’NDH.

Bartulović ha dichiarato che si potrebbe dividere il libro in due parti, di cui la prima riguarda il viaggio degli ebrei con il treno da Zagabria a Kraljevica, il punto più estremo dello Stato indipendente di Croazia, mentre la seconda parte parla del superamento del confine per entrare nel Regno d’Italia, grazie all’aiuto della popolazione locale. L’autore si sofferma sui destini di alcune famiglie e sui campi d’internazione di Buccari, Kraljevica o Kampor sull’isola d’Arbe.

Corrispondenza con i sopravvissuti
L’intervento più significativo della conferenza di presentazione del volume è stato quello dell’ultranovantenne Vjekoslav Bakašun, il quale è riuscito a parlare con i sopravvissuti e con alcuni ha sviluppato una ricca corrispondenza via email. Bakašun non si è soffermato sulle vicende storiche, che bene o male si trovano nei libri di testo, ma ha parlato della fuga degli ebrei dalla capitale, della paura, della vendita dei beni, della diffidenza nei confronti delle persone che li volevano aiutare, anche a causa delle esperienze negative precedenti. L’autore ha esposto, dunque, il lato umano di questo spostamento per salvare la vita, ma anche il lato umano di gente modesta o povera, che per alcuni mesi ha ospitato gli ebrei e li ha nascosti nelle proprie case e nelle proprie stalle. Anche se a Kostrena all’epoca c’era una caserma dei carabinieri, il maresciallo dei carabinieri disse a una ragazza che viveva poco vicino: “Se hai bisogno di uscire dopo il coprifuoco per richiamare le tue capre, non hai da fare altro che gridare il loro nome e noi capiremo che sei tu”. In questo modo diedero il loro tacito consenso a questa tratta della quale evidentemente erano a conoscenza.

Un’altra decisione che permise agli ebrei zagabresi di salvarsi fu il fatto che dopo essere stati deportati da Sušak a Trieste e successivamente nel campo d’internazione di Sondria, ai confini con la Svizzera, riuscirono a scappare e a rifugiarsi in Svizzera, nonché ritornare a Zagabria a guerra conclusa.

La copertina del libro

Una vita dedicata alla lotta al fascismo
Interessante è stato pure l’intervento di Melkior Pilepić, all’epoca ragazzo, che trasportava i fuggiaschi in barca da Kraljevica a Kostrena, facendo attenzione a non sbattere i remi sulla superficie dell’acqua. Oggi Pilepić ha 99 anni. Ha partecipato alla presentazione del volume raccontando brevemente la sua esperienza da partigiano e la lotta ai fascisti. Grazie al coraggio di quei ragazzi impavidi di Kostrena alcune centinaia di persone riuscirono a mettersi in salvo.

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