«Togetherness/Togetherless». Un padiglione fiumano alla Biennale

Alla 17.edizione della mostra internazionale di architettura a Venezia si presenterà il progetto capeggiato da Idis Turato e ispirato all'esposizione «Fiume Fantastika: fenomeni della città»

Nevena Tudor Perković, Ivan Dorotić, Ida Križaj Leko e Idis Turato

Il progetto “Togetherness/Togetherless” dell’architetto fiumano Idis Turato presenterà la Croazia alla 17.esima edizione della Biennale di Venezia – mostra internazionale di architettura che si articolerà dal 22 maggio al 21 novembre, dopo esser stata rimandata l’anno scorso a causa della pandemia.

 

Il padiglione croato è già allestito all’Arsenale e verrà inaugurato il prossimo 21 maggio. Del team multidisciplinare del Padiglione croato fanno parte l’architetta Ida Križaj Leko, autrice dell’allestimento, la storica dell’arte Morana Matković, produttrice dell’evento, l’architetto e fotografo Ivan Dorotić, direttore creativo dell’evento, nonché Davor Mišković, Maša Poljanec, Leo Kirinčić, Jana Horvat e Renato Stanković.

Come vivere insieme
Il progetto offre una risposta al tema della Biennale “How will we live together?”, definito da Hashim Sarkis, direttore artistico della Biennale, architetto libanese e preside al prestigioso Massachusetts Institute of Technology, con l’intento di stimolare il dialogo sullo spazio nel contesto della diffusione di divari politici e l’aumento di quelli economici. Il team croato ha dato una risposta architettonica concreta alla domanda, con l’obiettivo di creare una comunità temporanea nello spazio utilizzando elementi architettonici semplici.

Il responsabile del progetto, Idis Turato, ha dichiarato che questo è forse l’anno migliore per partecipare alla Biennale perché nessuno sa in che modo si vivrà insieme. Turato ha ricordato come il progetto è iniziato cinque anni fa, quando assieme a Ida Križaj aveva iniziato a lavorare a un laboratorio per riflettere su che cosa sia la città, dal momento che Fiume è ancora in un processo di ricerca della sua identità, mentre molti centri urbani nel mondo stanno affrontando una crisi. La realizzazione del progetto per la Biennale è stata preceduta dai programmi Dolce e salato e Dopolavoro nell’ambito di Fiume Capitale europea della Cultura, nonché dalla mostra e dal libro “Fiume Fantastika: fenomeni della città”. “La Biennale di Venezia è una continuazione della mostra Fiume Fantastika, che abbiamo realizzato l’anno scorso. La ricerca sulla città è stata la base per partecipare alla Biennale”, ha rilevato Turato, aggiungendo che il Padiglione croato tematizza le sfide della comunità, lo status dell’individuo nella società e le possibilità dell’architettura, mentre con il suo approccio analizza la crisi della città scaturita dallo sviluppo delle nuove tecnologie, dalla digitalizzazione, dal cambiamento delle condizioni di lavoro e di abitazione, nonché da diversi e spesso poco chiari principi e approcci al ruolo, alle modalità di utilizzo, alla pianificazione e all’edificazione dello spazio pubblico.

Una grande sfida
“La Biennale è una piattaforma che aumenta la visibilità degli artisti, architetti, curatori e soltanto prendervi parte è una grande occasione per dimostrare e contestualizzare ciò che nei vari Paesi accade nel campo dell’arte contemporanea”, ha dichiarato la direttrice della Direzione per lo sviluppo della cultura e dell’arte, Nevena Tudor Perković, aggiungendo che è una grande sfida presentare il Padiglione croato nel modo più visibile e contemporaneo, mentre quest’anno l’allestimento della mostra è stato molto complesso dal punto della produzione e dell’organizzazione in quanto la manifestazione è stata rimandata al 2021, il che non è accaduto da sessant’anni.

Il padiglione è stato realizzato come una composizione nello spazio, un assemblaggio che suggerisce come sia possibile creare un ambiente specifico con elementi di base, mentre il suo titolo segna al contempo il bisogno di vicinanza e di convivenza tra individui, ma anche l’impossibilità di raggiungere una completa comunione. È definito da tre elementi dell’architettura – il pavimento, la colonna e il tetto – che sono materializzati come un assemblaggio di elementi preconfezionati utilizzando le risorse del patrimonio industriale di Fiume. Il pavimento è stato ricavato dallo scafo di una nave, la parte centrale è costituita da un bunker, mentre il tetto è realizzato in laminato di fibra di vetro.

Rapporto tra comunità e individuo
Ida Križaj Leko ha rimarcato che il lavoro al padiglione è durato due anni, ma la proroga dei preparativi ha contribuito a migliorare il progetto, anche se al centro dell’attenzione era il rapporto tra la comunità e l’individuo. Il padiglione pesa otto tonnellate, il bunker 3,5 tonnellate. Ivan Dorotić ha parlato della parte digitale del Padiglione, il quale è trasformato in un “green screen”. “Dal momento che quest’anno la Biennale sarà visitata da meno persone a causa della pandemia, la direzione della manifestazione ha voluto realizzare il segmento digitale per poter offrire quanti più contenuti online”, ha precisato. Una particolarità della mostra è la collaborazione con esperti, artigiani e operai fiumani, con i quali è stato rimarcato il contesto locale del padiglione.

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