«Studium et ardor»: i dipinti del territorio quarnerino

Convegno dedicato al centenario della nascita di Radmila Matejčić

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«Studium et ardor»: i dipinti del territorio quarnerino
La Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Nell’ambito della seconda e ultima giornata del Convegno scientifico “Studium et ardor”, dedicato al centenario della nascita dell’illustre storica dell’arte e archeologa fiumana Radmila Matejčić, alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume sono intervenuti, tra gli altri, gli storici dell’arte Enrico Lucchese e Tanja Trška.

Enrico Lucchese del Dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, che ha partecipato al Convegno via Zoom, è uno storico dell’arte di spicco che si occupa da anni della pittura del XVII e XVIII secolo. È particolarmente noto per il suo ampio lavoro di attribuzione dei dipinti. Nell’ambito del Convegno, articolatosi in due giornate al Campus di Tersatto, ha proposto il tema “Una primizia quarnerina di Daniel Heintz”.

Il prof. Enrico Lucchese.
Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

Intuizioni accurate
In una piccola chiesa di Arbe, intestata a Sant’Antonio da Padova, è conservata una pala d’altare raffigurante il succitato Santo, San Francesco d’Assisi, la Madonna con il Bambino e un donatore che Lucchese ha identificato con il “D.co Francesco Brazza Eq. Marin fondatore di questa chiesa”, il quale morì nel 1678. Come sottolineato da Lucchese, il dipinto di Arbe, finora attribuito al pittore veneziano Girolamo Forabosco, morto nel 1679 – di cui nel 2015 è stata scritta una monografia -, non può essere stato dipinto dallo stesso. Questo fatto è stato provato dallo storico dell’arte facendo una serie di confronti tra le opere di Forabosco e il dipinto di Arbe. Stando a Lucchese, è più corretto assegnare il dipinto a un pittore più tardo, Daniel Heintz.
Ha fatto seguito l’intervento della storica dell’arte dell’Università di Zagabria, Tanja Trška, la quale la parlato di due dipinti del territorio fiumano, ovvero il quadro “La lavanda dei piedi” (1665-1670) di Peter Thijs della chiesa dei SS Pietro e Paolo a Bribir e “San Giovanni Nepomuceno sul letto funerario”, anche questo risalente al XVII secolo, collocato sull’altare intestato all’omonimo Santo nella Cattedrale di San Vito a Fiume. La storica dell’arte ha rilevato che Radmila Matejčić aveva avuto delle intuizioni molto accurate in relazione ai due dipinti.

La prof.ssa Tanja Trška.
Foto: GORAN ŽIKOVIĆ

Un’opera vastissima
Abbiamo chiesto alla storica dell’arte Nina Kudiš, docente e capo della Cattedra per l’arte della prima Età moderna, di riassumere il ruolo di Radmila Matejčić nello sviluppo della storia dell’arte in questi territori. “Radmila Matejčić ha avuto un ruolo pionieristico in diversi campi della storia dell’arte – ha dichiarato la prof.ssa Kudiš – e dopo la Seconda guerra mondiale ha svolto ricerche in architettura, scultura, pittura e artigianato artistico. Ha inoltre scritto di questi argomenti per la prima volta dal punto di vista della storia dell’arte. Infatti, nel XIX secolo e fino alla Seconda guerra mondiale, scritti di questo tipo erano redatti in prevalenza in italiano e non da storici dell’arte, bensì da storiografi locali (Kobler, Kandler, Benussi, Gigante e altri) che, scrivendo di un determinato personaggio o località, accennavano a qualche dipinto o scultura”.

La storica dell’arte Nina Kudiš.
Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

Un lavoro inestimabile
“In una situazione in cui l’arte del XVII e del XVIII secolo in Istria, nel Quarnero e nel Litorale croato non era stata studiata seriamente dal punto di vista della storia dell’arte, il lavoro di Radmila Matejčić si presenta come importantissimo – ha osservato la docente -. Il suo interesse spaziava in tutti i periodi della storia dell’arte, il che oggi è inconcepibile perché gli storici dell’arte tendono a specializzarsi, e in questo contesto ha svolto un lavoro inestimabile. Certo che molte delle sue tesi e ipotesi sono state corrette e migliorate, il che è un processo normalissimo nella scienza in generale quando si giunge a nuove conoscenze. Anch’io mi auguro che le nuove generazioni che si occuperanno di storia dell’arte correggeranno le tesi e le ipotesi che ha formulato la mia generazione di storici dell’arte. Non c’è nessun dubbio, però, che senza il suo primo passo in un campo che prima di lei non è stato nemmeno sfiorato noi oggi non avremmo la possibilità di sviluppare ulteriormente le nostre conoscenze. Nel campo della pittura, Radmila Matejčić non era così ferrata, ma aveva una forte intuizione che la portava a conclusioni che in seguito si sono dimostrate corrette (com’è il caso con i dipinti menzionati da Tanja Trška nella sua relazione, nda). D’altro canto, rispettava molto le autorità e questo fatto influiva sulle sue conclusioni”, ha spiegato la storica dell’arte.

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