«Gli artisti di Fiume parlano una lingua internazionale»

A colloquio con Markus Waitschacher, curatore, educatore museale e antropologo culturale giunto nel Quarnero nell'ambito del programma di residenza Kamov

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«Gli artisti di Fiume parlano una lingua internazionale»

Il Museo d’Arte moderna e contemporanea (MMSU) di Fiume ha ospitato di recente, nell’ambito del programma di residenza Kamov, il curatore, educatore museale e antropologo culturale austriaco Markus Waitschacher. La prima parte del suo soggiorno (il curatore farà ritorno a Fiume a luglio) è stata sfruttata dal nostro interlocutore per fare conoscenza con Fiume, con la sua scena artistica culturale, con la sua travagliata storia, nonché con l’attività e il funzionamento dell’MMSU. In un breve colloquio con Waitschacher abbiamo voluto conoscere le sue impressioni sulla città, sugli artisti che vi lavorano e le conclusioni che ha tratto dai suoi colloqui con gli operatori culturali.

“Il programma con il quale sono giunto nella zona quarnerina è promosso dalla regione di Stiria, il cui capoluogo è Graz, che vanta una ricca offerta di residenze artistiche focalizzate soprattutto sull’Europa meridionale e orientale – ha spiegato -. Il programma di residenze viennese è incentrato sull’Occidente, per cui gli artisti sono orientati verso Londra, Parigi, New York…, mentre Graz guarda a Zagabria, Belgrado, Trieste, Gerusalemme e via dicendo. Il programma di residenza a Fiume è piuttosto recente ed è aperto specificatamente per i curatori e gli educatori museali, non per gli artisti. Mi è sembrata una bella opportunità prendere parte a questo programma”.

Fiume ha soddisfatto le tue aspettative?

“A dire il vero, ho voluto venire a Fiume senza avere alcun preconcetto e senza avere aspettative. Sono entusiasta della complessa storia di questa città, della scena artistica, delle persone che ho incontrato. È straordinario il modo in cui la storia di Fiume è intrecciata con la storia e la politica di diversi Paesi. Non ero a conoscenza del fatto che in questa città sia stato inventato e prodotto il siluro, che abbia avuto un’importantissima industria dello zucchero e della carta. La sua storia industriale è davvero eccezionale. È interessante pure il fatto che gli stabilimenti industriali si trovavano praticamente nel centro cittadino, erano immersi nel tessuto urbano. In altre città, la zona industriale è di solito dislocata in periferia. È un peccato che la sua storia non sia più conosciuta all’estero perché è davvero intrigante e dinamica, ritengo che sia molto più interessante della storia viennese”.

Focalizzarsi su un pubblico di adulti

Durante la tua residenza a Fiume ti sei prefissato di fare una “guida critica al museo”. Di che cosa si tratta?

“In questo momento sto ancora pensando in che modo impostare questo mio progetto. Per ora sto facendo ricerca a Fiume, ho conosciuto degli artisti straordinari come Igor Eškinja, Milijana Babić, Nemanja Cvijanović, Marina Rajšić, i Fokus Grupa e altri e ho visitato i loro studi artistici. Questo fa parte del lavoro di un curatore. Per quanto riguarda l’attività del Museo, nel momento in cui vi sono arrivato, nella sede museale si stava lavorando alla nuova mostra, inaugurata di recente, per cui non ho potuto osservare in che modo quest’istituzione funzioni nei giorni ordinari. Ho visitato tutti gli spazi dell’MMSU, anche la soffitta, che attende un’opera di restauro per poter essere messa in funzione. Per me come educatore museale è importante capire in che modo questo ente si approcci al pubblico, chi faccia parte del pubblico e chi non sia il pubblico di questo Museo. Mi interessa in che modo i visitatori vengono accolti all’MMSU, come sono organizzate le indicazioni all’interno della struttura, tanti piccoli dettagli. Da quello che ho potuto vedere nel poco tempo che ho trascorso a Fiume e in quest’istituzione, credo che questo Museo lavori molto bene. Vanta una bella atmosfera, vi lavorano delle persone meravigliose, ma credo che si potrebbe lavorare di più con i visitatori, soprattutto con gli adulti. Infatti, l’educazione museale è solitamente rivolta in primo luogo ai bambini e ai giovani, il che va benissimo, ma ritengo che sia importante focalizzarsi anche sugli adulti per capire che cosa pensano o vogliono da un Museo. I musei di solito non ‘ascoltano’ i visitatori, essi sono istituzioni che ‘raccontano’. Secondo me, bisognerebbe ascoltare di più il pubblico e magari mostrare contenuti che non sono esposti. Credo che sia importante esporre contenuti custoditi nei depositi e raccontare la loro storia”.

Hai parlato con il personale dell’MMSU e con diversi artisti, visitato i loro studi. Quale impressione ti hanno lasciato?

“Ho avuto pochi colloqui con il personale del Museo perché in questo periodo erano molto occupati con l’attuale mostra, ma mi sembra molto interessante il fatto che quest’istituzione abbia avuto un ruolo di spicco all’epoca dell’ex Jugoslavia (quando si chiamava Galleria moderna, nda) e gran parte del suo fondo museale risalga a quell’epoca. Ho visitato il fondo del Museo e mi sembra un compito arduo confrontarsi con un passato così importante mettendolo in relazione con l’arte contemporanea”.

Quest’istituzione non ha un allestimento permanente, per cui uno dei suoi ruoli è trovare un equilibrio tra le opere che tiene nei depositi e la nuova produzione artistica che allestisce nei suoi spazi…

“Credo che la maggior parte dei Musei custodisca il 95-97 per cento del suo fondo museale nei depositi. Nessuno dispone di così tanto spazio da mettere in mostra tutte le opere in suo possesso, ma è più facile far ‘circolare’ le opere custodite nel fondo se si dispone di un allestimento permanente”.

Scoprire storie nascoste

Uno dei tuoi obiettivi durante la residenza a Fiume è realizzare una ricerca etnografica. Qual è l’idea del progetto?

“L’obiettivo è trovare interessanti storie nascoste sulle condizioni di lavoro degli artisti, dei curatori. A livello istituzionale è importante sapere come stanno le cose in questo contesto. Anche questa ricerca è un ‘work in progress’. Partecipare a una residenza è innanzitutto un’esperienza, un ampliamento di orizzonti utile a un curatore”.

Graz e Fiume sono state entrambe Capitali europee della Cultura. Puoi fare un paragone tra le due città per quanto riguarda la percezione dell’artista nella società?

“Direi che le due città abbiano in primo luogo in comune il fatto di non essere delle capitali. Mentre Fiume è la terza città per grandezza in Croazia, Graz è la seconda città per grandezza in Austria. Le città che non sono capitali hanno sempre qualcosa in comune perché vengono osservate in relazione con la capitale. Vienna, ad esempio, è un’entità per sé, non viene mai messa in relazione con altre città austriache, semmai con altre capitali come Parigi o Londra. Graz è sempre messa in confronto con Vienna e credo che probabilmente la stessa cosa succeda anche a Fiume in relazione con Zagabria. Si tratta di un fenomeno intrigante. Per me è un bene non vivere nella capitale perché sei più libero di tentare con una pratica alternativa, un’identità alternativa. D’altro canto, è sempre importante essere in relazione con la scena della capitale. Credo che qui a Fiume gli artisti trattino temi locali, ma il loro abito mentale è internazionale e sono molto consapevoli di ciò che succede fuori dai confini della Croazia. Essi parlano una lingua internazionale. Lo stesso vale anche per gli artisti di Graz, ma forse lì non sentono così tanto la necessità di guardare fuori dai confini del Paese”.

La conoscenza degli artisti contemporanei

Gli artisti e, in genere, gli abitanti di Fiume sono da sempre orientati fuori dai confini della città e del Paese e a volte questa propensione si traduce in un senso di inferiorità, di una spiccata criticità verso ciò che abbiamo, il che porta a non valorizzare in maniera obiettiva la qualità che c’è qui. Essere critici verso sé stessi è un bene, ma esserlo eccessivamente diventa un problema.

“Sono d’accordo. A Graz, invece, succede che gli artisti si sentano un po’ troppo soddisfatti con la situazione in cui si trovano e non sono così critici nei confronti dei fenomeni e della situazione che li circonda”.

L’arte contemporanea si muove in innumerevoli direzioni, ogni artista è unico e sceglie un modo particolare per esprimersi, ma c’è un fil rouge che unisce le poetiche degli artisti contemporanei, uno “spirito del tempo” che pervade le loro opere?

“Direi che gli artisti contemporanei rivolgono molta attenzione ai materiali che utilizzano nella creazione delle loro opere. Sono molto consapevoli della crisi ecologica, economica, dell’impatto della politica sulla società e riflettono sull’etica della loro attività artistica. Si chiedono da dove giungano i materiali con i quali lavorano, se sia ecologicamente accettabile viaggiare in aereo per giungere a una destinazione, qual è l’impronta carbonica dei materiali che usano per creare le loro opere. Sono molto più consapevoli del mondo che li circonda”.

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