«Fiume musicale». Inaugurazione con il brillante esecutore di pagine lisztiane

L'illustre pianista fiumano si è esibito al Palazzo del governo con il concerto «Opere senza parole» proponendo un ciclo di parafrasi e reminiscenze di Franz Liszt delle opere di Verdi

Goran Filipec

Ogni esibizione del pianista fiumano Goran Filipec è un evento di grande pregio, un’occasione di assistere a interpretazioni di raro virtuosismo. È stato così anche il concerto che il brillante musicista ha tenuto al Palazzo del governo inaugurando il ciclo di appuntamenti di musica colta “Fiume musicale” (Glazbena Rijeka) con un evento di straordinario spessore. L’artista di fama mondiale, che vanta una carriera internazionale di successo, ha proposto al pubblico fiumano un programma di rara esecuzione e di particolare valenza educativa, in quanto incentrato sulle parafrasi e reminiscenze di Franz Liszt delle opere di Giuseppe Verdi, intitolato infatti “Opere senza parole”.

 

Un interprete eccezionale

Filipec è ormai da anni un interprete eccezionale del grande pianista e compositore ungherese le cui composizioni rappresentano l’apoteosi del pianismo virtuosistico e dimostra un interesse particolare per l’opus lisztiano destinato al pianoforte. Non sorprende, quindi, la sua decisione di dedicare una serata a un segmento della produzione musicale di Liszt meno presente nel repertorio concertistico.

Franz Liszt compose parafrasi e reminiscenze di opere durante tutto il corso della sua vita, dagli anni Trenta agli anni Ottanta del XIX secolo, producendone circa 350. Esse compongono, dunque, una parte notevole della sua produzione complessiva, che comprende circa 1.400 numeri. Nell’Ottocento le parafrasi, oppure “reminiscenze”, come spesso venivano intitolate dallo stesso Liszt, nascevano dalle improvvisazioni. Infatti, fu nell’Ottocento, con la nascita delle sale da concerto e dei cosiddetti “recital”, ovvero delle esibizioni solistiche di un musicista, che prese piede anche la prassi dell’improvvisazione.

Filipec ha presentato ciascun brano

Liszt e il recital

Stando al musicologo italiano Piero Rattalino, “le trascrizioni, le parafrasi e le fantasie da melodrammi assicurarono in primis il successo di una iniziativa rivoluzionaria, il ‘recital’, perché fino al 1839 non era stato concepibile che un pianista si presentasse da solo di fronte a un pubblico pagante”. Anche se decideva di suonare in una sala con soli 400-500 posti, il pianista si esibiva assieme a un cantante o a uno strumentista, e se suonava in un teatro non poteva rinunciare all’orchestra. Liszt fece uno strappo alla regola e “nel giugno del 1839 si presentò – racconta Rattalino -, da solo, di fronte a un pubblico pagante che era convenuto nel palazzo dell’ambasciata di Russia a Roma e, scrivendo alla principessa di Belgiojoso, parafrasò orgogliosamente il motto di Luigi XIV: ‘Il concerto son io’. L’anno dopo, a Londra, inventò anche il termine nuovo, ‘recital’, anzi ‘recitals on the piano’, recitazioni al pianoforte, mettendo in programma musiche originali per pianoforte, trascrizioni da pezzi sinfonici, trascrizioni da Lieder e parafrasi da melodrammi. Il suo intento era chiarissimo: il suo programma era simile a quello dei concerti che si tenevano in teatro, ma invece di un centinaio di esecutori c’era sul palco un solo eroe che sfidava il drago, il Pubblico”.

La prassi delle improvvisazioni

I concerti solistici erano un’occasione per il pianista-compositore di presentarsi al pubblico con un programma composto da brani originali e da opere di grandi maestri del passato, mentre una parte del concerto era dedicata all’improvvisazione su temi musicali, spesso arie d’opera nella maggior parte dei casi suggerite dal pubblico. Liszt rielaborava successivamente le sue improvvisazioni su carta, che diventavano così, appunto, delle “reminiscenze” in quanto erano un vago ricordo di quanto suonato ai concerti. Erano, però, anche delle interessanti sintesi dei melodrammi dai quali i temi elaborati venivano tratti. Si tratta di opere molto impegnative sia dal punto di vista della tecnica che dell’interpretazione, in quanto il virtuosismo intrinseco delle parafrasi è capace a indurre il pianista a limitarsi a sfoggiare la sua bravura tecnica sfociando così nell’esibizionismo fine a sé stesso.

Il pubblico che ha assistito alla serata musicale

Esecuzioni cesellate

Goran Filipec non è caduto in questa trappola, in quanto le sue interpretazioni delle arie e delle scene tratte dalle opere di Verdi sono sempre cesellate, caratterizzate da un raffinato equilibrio tra il virtuosismo e la ricerca del significato profondo delle pagine lisztiane. Non smette, però, di stupire l’incredibile scioltezza e disinvoltura con le quali il pianista si cimenta con i passaggi brillanti, alternandoli a una ricerca costante del timbro e della giusta chiave interpretativa di ciascun pezzo. Filipec ha proposto al pubblico fiumano un programma composto da parafrasi de “I Lombardi: Salve Maria de Jérusalem”, S. 431/1, “Réminiscences de Boccanegra”, S. 438, “Don Carlos: Coro di festa e Marcia funebre”, S. 435, “Aida: Danza sacra e duetto finale”, S. 436, “Ernani: Paraphrase de concert”, S. 432, “Miserere du Trovatore”, S. 433 e “Rigoletto: Paraphrase de concert”, S. 434.

Il pubblico entusiasta ha premiato l’artista con copiosi applausi, ai quali ha fatto seguito un graditissimo bis.

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