«Esercitazione alla vita» la lungimiranza dei fiumani di 30 anni fa

Lo spirito europeo della città emerse a una tavola rotonda organizzata dalla «Voce del popolo»

L’articolo de “La Voce” intitolato “Uno spettacolo fa primavera?

Lo spettacolo “Esercitazione alla vita”, la cui première risale al 27 febbraio 1990, ha rappresentato un punto di svolta nella storia e e nella cultura fiumane, nonché il risveglio di una coscienza nazionale e identitaria sopita per molti decenni. Sia la critica teatrale de “La Voce del popolo”, Alida Došen, che quella del “Novi List”, Gordana Milić, nonostante le visioni discordanti e soggettive dello spettacolo si sono trovate d’accordo su un punto: “Esercitazione alla vita”, sia che vi piaccia o meno, è uno spettacolo che pone domande e non dà risposte. A leggere gli articoli dei due quotidiani che riportano gli interventi alla tavola rotonda e usciti entrambi in data 2 marzo 1990, sembra quasi di leggere lo stesso testo in due lingue diverse. L’articolo del “Novi List”, però, risulta molto più conciso ed essenziale, mentre quello de “La Voce“ è arricchito dai ragionamenti della nostra giornalista.

L’annuncio della tavola rotonda

Alla ricerca di risposte
Alla tavola rotonda organizzata dal nostro quotidiano mercoledì, 28 febbraio 1990, sul tema “Esercitazione alla vita come contributo all’identità fiumana e regionale” gli intellettuali e politici di spicco del capoluogo quarnerino si riunirono nella Comunità degli Italiani per scambiarsi i pareri a caldo dello spettacolo andato in scena il giorno prima. Numerosi i partecipanti, dagli autori, Fabrio e Gašparović, alle autorità fiumane con l’allora sindaco Željko Lužavec, dai professori agli storici e molti connazionali interessati alla descrizione della minoranza nello spettacolo, critici d’arte, esperti di teatro anche da Zagabria.
Ad aver riportato i ragionamenti esposti nel corso dell’incontro è stata la giornalista Rosanna Turcinovich Giuricin. Al saluto di Ezio Mestrovich in apertura della seduta, è seguita l’introduzione di Alessandro Damiani, il quale ha aperto il dibattito con una domanda: “Uno spettacolo in che misura contribuisce alla realizzazione del progetto di recupero della propria identità?”
Nella sua premessa Damiani ha sottolineato anche che lo spettacolo ha diverse chiavi di lettura, ma il nucleo centrale o tema pregnante è la ricerca dell’identità, che è impossibile da realizzare senza la riconquista della memoria storica. Damiani ha chiuso il proprio intervento ricordando l’atmosfera surreale alla prima dello spettacolo, dovuta al fatto che gli spettatori, cittadini fiumani, non conoscevano la storia della loro città e non riuscivano a discernere la verità dalla finzione.

“Il risveglio della memoria” nel “Novi List” del 2 marzo 1990

Il recupero della storia grazie al teatro
Già dalle prime battute è stato evidente che i temi da affrontare erano numerosi e dettati dalla necessità di chiarire la presenza di ognuno di noi nello spazio in cui si vive. “Ce lo impone l’Europa – scriveva la giornalista – il ritorno al territorio, ai localismi, alle radici in un’era postmoderna. Non più la collettività uniformante, non più una fratellanza alienante, non più tutte quelle parole e slogan che hanno distolto i popoli e le nazionalità dall’indagine sul proprio essere e sul proprio divenire“.
Si tratta di un momento che non interessa solo Fiume, scrive Turcinovich Giuricin, ma ha dimensioni continentali. A Fiume, però, quest’operazione di recupero della sua complicata fattura avviene in condizioni particolari. La città ricorda di essere stata un tempo europea e allora rivendica la propria cultura, le lingue, il passato e finalmente si concede alla gente.
Tre gli obiettivi degli autori
Darko Gašparović, drammaturgo e autore della trasposizione teatrale del romanzo, ha dichiarato che tra gli scopi di “Esercitazione alla vita” in primo luogo c’era quello di riportare alla città tutti quelli che l’hanno creata e in secondo luogo di far funzionare il microcosmo del Teatro, unendo tutti i suoi organismi che per anni hanno convissuto sotto lo stesso tetto senza realizzare un prodotto comune. Il terzo scopo era la questione linguistica; e in questo senso, ha spiegato, lo spettacolo è andato molto più in là del libro, proponendo una realtà nella quale trova la propria ragione l’identità fiumana. Viene ricordata la scena dell’osteria “Piccola Pest” nella quale i soldati di tre armate cantano in tre lingue diverse; e anche qui la consapevolezza dei fiumani è che la nostra più grande ricchezza è la tolleranza, una strada che porta all’Europa. La ricercatrice fiumana Ljubinka Karpowitz alla tavola rotonda ha dichiarato che è proprio il vento europeo a spingere i popoli a riappropriarsi della propria dignità, sottolineando un’idea condivisa da tutti i presenti: Fiume appartiene all’Europa.
Rimpianto per la Cittavecchia fiumana
L’intervento della storica fiumana Radmila Matejčić, nella sua sagacia e lungimiranza, sembra predire il futuro e i dibattiti che si sono avuti recentemente riguardo ai centri storici e alla necessità di stendere il bucato ad asciugare sulle “tiramole”, ma anche quelli legati all’affissione delle tabelle con gli odonimi storici nel centro cittadino. Parlando dello spettacolo, Matejčić dichiarava che si tratta di un’operazione riuscita, che ci fa riflettere anche sulle colpe commesse nei confronti dei giovani, ai quali non è stato insegnato l’italiano o della mancanza di un bilinguismo visivo. Altra gravissima colpa è l’aver strappato il cuore pulsante di Fiume, demolendo la Cittavecchia. Matejčić ha ammonito i suoi contemporanei, trent’anni fa, dicendo che le vecchie case devono venire ricostruite e sulle finestre si devono tornare ad asciugare i panni di una volta.
Discorso storico trasformato in arte
Il professor Stanislav Gilić e il professor Miroslav Čabrajac hanno parlato ampiamente dello spettacolo lodando il lavoro degli autori, con una menzione particolare per quello di Fabrio, il quale ha trasformato in arte un difficile discorso storico. L’arte sovrasta le “piccinerie” nazionali, secondo Čabrajac, per farci capire che la storia non è né italiana né croata ma profondamente umana.
La prof.ssa Elvia Fabijanić ha lodato l’intento dello spettacolo, ma ha dichiarato che il Teatro non può invertire il corso del tempo e riportare alla vita la Cittavecchia, la bandiera, il bilinguismo e il Liceo (che all’epoca non si riusciva a realizzarne il restauro nda).
Non solo critiche positive
Željko Garbac ha dichiarato che lo spettacolo ha dato alla città ciò di cui aveva più bisogno ma che il titolo più appropriato sarebbe stato “Esercitazione alla morte”. Mile Milošević ha criticato gli autori per essersi sentiti obbligati dalle attese del pubblico e non aver fatto, dunque, Teatro vero.
Nel corso del dibattito, la critica teatrale Mani Gotovac ha portato alla luce tre temi fondamentali: il ricordo e il diritto a ricordare (tolto quarant’anni prima), l’identità – la quale non è una meta ma una volontà di conoscenza – e il Teatro.
Lo spirito europeo di Fiume
Al dibattito ha preso la parola pure l’allora sindaco Lužavec, il quale ha parlato della necessità di aprirsi a rosa dei venti, sia verso le montagne che verso il mare. “Oggi, quando tutti tendono all’Europa, noi ci accorgiamo di averla avuta qui, perché Fiume è stata l’Europa”, rileva.
Miro Todorić, che ha affermato di essere arrivato a Fiume a bordo di una nave, proprio come i protagonisti dello spettacolo, ha riscontrato nella storia una forte emozione e tanta malinconia.
Il prof. Corrado Illiasich, invece, ha lamentato la presenza di troppi tabù nella storia di Fiume: “Nulla si sa dell’esodo e di altri avvenimenti che ora vanno chiariti”, ha sostenuto. Il direttore dello “Zajc”, Drago Crnčević, ha dichiarato, invece, che lo spettacolo ha dato una bellissima definizione di questa città. Ezio Mestrovich ha spiegato che nella conchiglia fiumana ci sono tracce depositate da secoli e che bisogna continuare a svilupparle in quanto uniche e originali.
Se il rumore è assordante, tacere
Il dibattito si è chiuso con un intervento di Nedjeljko Fabrio, che in tutta sincerità ha ammesso che dopo due mesi di pubblicità martellante a volte si può anche restare senza parole. Secondo l’autore ci sono momenti in cui forse è meglio tacere. L’unica cosa da dire, in conclusione della grande e importante discussione è stato un sincero “grazie” alla Comunità degli Italiani di Fiume, la quale è stata l’unica ad avere presentato il romanzo “Esercitazione alla vita” cinque anni prima, appena uscito dalle stampe. Fabrio ha ammesso pure che tanti anni fa qualcuno gli dette del “maledetto dalmata”, un episodio poi descritto pure nel romanzo e al quale si ricollega la nostra giornalista, chiedendosi a chi di noi non sia mai stato dato del “maledetto” sia si tratti di croato o di italiano.
“Ma ora che ce lo raccontiamo fa meno male”, conclude Rosanna Turcinovich Giuricin.

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