Donne, attrici, icone del cinema italiano

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Donne, attrici, icone del cinema italiano
Silvana Mangano in Riso amaro

Abituati da certa critica a pensare che il risultato di un ottimo film italiano sia da attribuire in modo esclusivo al regista, non dedichiamo quasi mai troppa attenzione alle altre componenti essenziali che rendono un film unico come la sceneggiatura, la fotografia e gli attori. Non rischiamo di sbagliare affermando che dai tempi del neorealismo fino agli anni ‘60 il cinema italiano ha prosperato nel mondo grazie alle sue grandi attrici. Non dovrebbe dunque sorprendere che l’Italia, la patria della diva, abbia “prodotto” un alto numero di attrici di livello mondiale che combinando grinta, glamour e personalità si sono distinte nella storia del cinema internazionale.

Fin dai primi lungometraggi narrativi del cinema, anni prima che lo star system di Hollywood prendesse forma, le dive dello schermo italiano hanno fatto ridere e piangere il pubblico in egual misura. Stelle del cinema muto come Francesca Bertini, Lyda Borelli e Pina Menichelli fecero scalpore con interpretazioni di un fervore senza precedenti. L’avvento del sonoro portò a uno stile di recitazione più contenuto senza per questo togliere qualità. Nella prima parte dell’era del suono, Isa Miranda, Alida Valli e Clara Calamai vennero alla ribalta, così come Anna Magnani, con la sua inimitabile potenza di recitazione sullo schermo e successivamente tra le altre Valentina Cortese, Sophia Loren, Silvana Mangano, Monica Vitti e Mariangela Melato.

Dal teatro al cinema

La caratteristica comune di alcune di queste attrici come Valentina, Alida e Mariangela è che approdano al cinema passando dal teatro. Ai tempi del muto, in particolare, anche se non interessa questa terna di nomi, questa condizione di figure “anfibie”, che frequentano teatro e cinema era una necessità; perché la tecnica della recitazione teatrale aveva affinità con quella che occorreva all’interpretazione dei film muti. Inoltre, più in generale il cinema italiano agli inizi del sonoro, se si escludono gli sperimentatori come Visconti e Rossellini, è ripetitore, divulgatore del teatro; rimane in alcune logiche del palcoscenico sia per imitazione e canoni nelle riprese della macchina da presa, che per sceneggiature che s’ispirano o derivano direttamente da testi teatrali. Gli attori e le attrici più note al cinema erano quasi tutti “mattatori” del teatro. Esempio straordinario su tutti è Vittorio de Sica regista e attore che dal teatro approda al cinema con adattamenti straordinari di testi di Eduardo de Filippo, Pirandello e Moravia. Senza fare torto a nessuna delle attrici non presenti in questa rassegna, ecco la mia personale scelta su cinque protagoniste del cinema italiano che hanno dominato la scena internazionale nel passato e che oggi sono delle icone. La Magnani potrebbe essere un buon punto di partenza da cui essere ispirati.

Anna Magnani. L’autenticità

Film fondamentali: Roma città aperta (1945), Bellissima (1951), Mamma Roma (1962)

Anche se viene più strettamente associata al dramma intenso, Anna Magnani era altrettanto abile nella commedia, una caratteristica che condivide con molte delle grandi star italiane. La sua convincente e terrena autenticità in film come Roma città aperta di Roberto Rossellini la portò all’attenzione di Hollywood, dove girò diversi film. Vinse l’Oscar come migliore attrice per The Rose Tattoo, la versione cinematografica di Daniel Mann del 1955 di un’opera teatrale scritta appositamente per lei da Tennessee Williams. Appare anche in un altro adattamento di Williams – Il tipo fuggitivo (1960) – al fianco di Marlon Brando. Al suo ritorno in Italia, interpreta il personaggio principale in Mamma Roma (1962) di Pier Paolo Pasolini. L’ultimo progetto significativo della Magnani – una trilogia di film per la TV diretta da Alfredo Giannetti e musicata da Ennio Morricone chiamata Three Women (1971) – avrebbe bisogno di essere riscoperta.

Anna Magnani

La corsa di Pina

Le passeggiate notturne di Mamma Roma nel film di Pasolini sono avvincenti, ma è difficile guardare oltre la straordinaria sequenza di Roma città aperta quando, dopo essere sfuggita alle grinfie di un soldato nazista, il personaggio della Magnani, Pina, fa una corsa disperata verso il fidanzato combattente della Resistenza che è stato catturato dai tedeschi. La fine di quella corsa se la ricordano tutti.

La memorabile corsa di Pina (Anna Magnani) in Roma, città aperta

Silvana Mangano, Miss… cinepresa

Film fondamentali: Riso amaro (1949), L’oro di Napoli (1954), Mia moglie (1964)

Quando il regista Giuseppe De Santis iniziò la ricerca della protagonista femminile per il suo film Riso amaro – un dramma criminale romantico ambientato nella Pianura Padana – aveva in mente una “Rita Hayworth della provincia italiana”. Rendendosi subito conto che poche attrici italiane affermate avrebbero potuto interpretare un ruolo del genere, De Santis e il produttore Dino De Laurentiis scritturarono Silvana Mangano, un’ex concorrente di Miss Italia che, pur essendo solo in tarda adolescenza, aveva già una certa esperienza davanti alla macchina da presa. Mangano e De Santis ricevettero critiche per la sessualità accentuata della performance, ma non c’è dubbio che il suo impatto fu duraturo, qualcosa con cui la Mangano ha lottato negli anni successivi, quando il pubblico si aspettava simili ruoli da bomba. Sposò De Laurentiis poco dopo aver fatto Riso amaro, ma rimase il più selettiva possibile nella scelta dei suoi progetti. Nel suo periodo d’oro portò eleganza e compostezza in film di registi come Pasolini (Edipo Re, Teorema, Il Decamerone) e Luchino Visconti (Morte a Venezia, Ludwig, Conversation Piece).

Silvana Mangano

Dare volto ai sentimenti

In un episodio in L’oro di Napoli di Vittorio De Sica, Silvana Mangano interpreta una prostituta di nome Teresa il cui matrimonio con un uomo d’affari si rivela una farsa. La scena mozzafiato in questione, si trova verso la fine dell’episodio, quando Teresa a Napoli di notte in una Piazza Carità deserta contempla appoggiata a un lampione se tornare ad affrontare suo marito. In cinque minuti circa di bravura senza dialoghi, vediamo il suo stato d’animo cambiare dallo sconforto, alla rabbia, all’accettazione nel far ritorno alla sua casa coniugale.

Monica Vitti, la versatilità

Film essenziali: Deserto rosso (1964), Dramma della gelosia (1970), Noi donne siamo così (1971).

Pensiamo al cinema modernista di Michelangelo Antonioni e un’attrice verrà inevitabilmente alla mente: Monica Vitti. Una presenza costante nella cosiddetta “tetralogia dell’alienazione” del regista (L’avventura, La notte, L’eclisse, Deserto rosso), interpreta personaggi ipnotici, splendidi e spesso imperscrutabili in film di grande peso e serietà. È stata quindi una sorpresa per molti quando, a partire dalla fine degli anni ‘60, si trasformò in una brillante attrice comica, scegliendo parti che offrivano una critica sociale attraverso la commedia. Vitti ha trovato dei collaboratori perfetti in registi come Ettore Scola, Mario Monicelli e Dino Risi.

Monica Vitti

La capacità di reinventarsi

Nella scena di apertura mattutina del film L’eclisse, la relazione a lungo termine tra Victoria (Vitti) e Riccardo (Francisco Rabal) è come sfumata ed entrambi lottano per articolare correttamente i loro sentimenti. Deserto rosso è un altro film, punto culminante della sua carriera di attrice drammatica, ma per avere un’idea della sua abilità nella commedia, non c’è niente di meglio del film del regista Risi Noi donne siamo così. In questo film la Vitti è in grado di mettere a disagio anche un attore trasformista del calibro di Peter Sellers in Dott. Stranamore. La Vitti interpreta ben dodici ruoli diversi, che vanno da una musicista puntigliosa, all’esuberante madre napoletana di 22 figli.

Sophia Loren, la diva

Film essenziali: Due donne (1960), Ieri, oggi e domani (1963), Un giorno speciale (1977)

Probabilmente l’attrice italiana più famosa di tutte, Sophia Loren ha avuto un ingresso nel mondo del cinema simile a quello della Mangano, ma le due erano molto diverse, sia in termini di background che di temperamento.

Mentre la Mangano non ha mai voluto essere una diva e spesso si è sentita a disagio con gli orpelli della celebrità, la Loren era molto più portata a diventare una star internazionale. Come la Mangano, sposò un produttore – Carlo Ponti – che la lasciò libera di plasmare la sua carriera. La svolta avvenne all’età di 19 anni, quando interpretò una pizzaiola che smarrisce la sua fede in un episodio de L’oro di Napoli. Tra il 1955 e il 1960, girò una serie di film a Hollywood, recitando accanto a personaggi come Cary Grant, Frank Sinatra, Anthony Quinn, John Wayne e Clark Gable.

Il dramma di guerra di De Sica, Due donne, fu il primo film che la mise veramente alla prova come attrice. Infatti, grazie alla sua lunga collaborazione con De Sica – che comprende anche Ieri, oggi e domani (1963), Matrimonio all’italiana (1964), Girasole (1970) e Il viaggio (1974) – la Loren interpreterà molti dei suoi ruoli più importanti.

Sophia Loren

Lo spogliarello… per Mastroianni

A torto o a ragione, la Loren è probabilmente meglio ricordata per lo spogliarello nel film Ieri, oggi e domani girato con Mastroianni; una scena rifatta 30 anni dopo nella satira di Robert Altman del 1993, Prêt-à-porter. Al di fuori del suo lavoro con De Sica, una delle più grandi interpretazioni della Loren arrivò in Un giorno speciale di Scola, al fianco di Mastroianni. Il film si svolge in un condominio di Roma nel maggio 1938, in occasione della visita di Adolf Hitler in città. Lontano dallo sfarzo e dalla cerimonia, troviamo Antonietta (Loren), una casalinga pudica che incontra Gabriele (Mastroianni), un annunciatore radiofonico che è stato recentemente licenziato dal suo posto. In una scena, i due sono sul tetto a raccogliere il bucato di Antonietta e a discutere delle loro convinzioni politiche. Dopo un momento di gioco da parte di Gabriele, lei si trova attratta da lui. Splendidamente interpretata da entrambi gli attori, la scena mostra la Loren nel suo momento più vulnerabile e sensibile.

La locandina di Ieri, oggi, domani

Claudia Cardinale, indipendente e risoluta

Film essenziali: La ragazza con la valigia (1961), Sandra (1965), C’era una volta il West (1968)

Nata e cresciuta in Tunisia, la Cardinale fece il suo primo film italiano, la commedia di Mario Monicelli I soliti ignoti, nel 1958. Interpretava la sorella minore di un truffatore siciliano spaventosamente protettivo e grazie al produttore Franco Cristaldi, in seguito suo marito, si mostrò abbastanza promettente da essere lanciata come una nuova grande star e sex symbol. In seguito ricevette elogi da Pasolini per il suo ruolo nel thriller poliziesco di Pietro Germi I fatti dell’omicidio (1959), un film che la Cardinale stessa considerò fondamentale nel suo sviluppo come attrice.

Durante gli anni ‘60 e ‘70, la sua filmografia si sviluppò rapidamente in una delle più impressionanti di tutte le attrici europee, con apparizioni in futuri classici del cinema italiano come Rocco e i suoi fratelli (1960) e Il Gattopardo (1963) di Visconti, 8½ (1963) di Federico Fellini e C’era una volta il West di Sergio Leone. Spesso brillava come parte di un cast corale, ma come la Magnani, la Mangano, la Loren e la Vitti i registi non esitavano a lanciare la Cardinale in film di produzioni più piccole e a costruire narrazioni intorno a lei. Due di questi ruoli arrivarono all’inizio e alla metà degli anni ‘60, in La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini e Sandra di Visconti.

Claudia Cardinale

Il western all’italiana

L’arrivo del personaggio cardine, Jill McBain, nel film C’era una volta il West con la Cardinale alla stazione ferroviaria di Flagstone rimane uno dei momenti più memorabili di tutto il cinema degli anni ‘60. Rendendosi conto che suo marito Brett non la raggiungerà, Jill esce dalla stazione. Leone filma quest’ultimo segmento in una sola ripresa, con la cinepresa che si alza in alto sopra la stazione sulla musica svettante di Ennio Morricone. I movimenti di macchina fluidi e con pochi stacchi da parte del regista, insieme alla colonna sonora del Maestro Morricone sarebbero privi di emozione senza il primo piano della Cardinale che accompagna senza parole, prima il momento dell’attesa piena di aspettative e poi la delusione dell’assenza del marito.

Alain Delon (Tancredi) e Claudia Cardinale (Angelica) ne Il Gattopardo

È il grande cinema italiano.

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