Compresenza di lingue e culture: valore aggiunto

Al Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume è stato inaugurato il Convegno scientifico internazionale «La cultura italiana a Fiume: risvolti linguistici, letterari e storici» dalla durata di due giorni

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Compresenza di lingue e culture: valore aggiunto

Sembra incredibile che sia già passato un decennio dalla fondazione del Dipartimento di Italianistica dell’Università degli Studi di Fiume, eppure è così. Tra alti e bassi il Dipartimento in questi giorni celebra il primo compleanno a due cifre e per l’occasione, in collaborazione con la Società di Studi Fiumani di Roma, ha organizzato il Convegno scientifico internazionale intitolato “La cultura italiana a Fiume: risvolti linguistici, letterari e storici”.

Una doppia celebrazione

All’incontro, nell’aula al pianoterra della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, si sono radunate le personalità più in vista di Fiume, mentre chi non ha potuto presenziare, come ad esempio il sindaco Marko Filipović, ha inviato i suoi saluti.

Ovviamente un evento di questa entità e importanza non avrebbe avuto senso senza i saluti iniziali della capodipartimento prof.ssa Gianna Mazzieri-Sanković, la quale ha ricordato tutti coloro che hanno creduto nell’idea del Dipartimento di Italianistica quando la sua realizzazione sembrava un miraggio. Il Convegno è, dunque, un’occasione non solo per celebrare l’anniversario, ma anche un contributo, seppur con ritardo, alle celebrazioni di Fiume CEC 2020.

Il preside della Facoltà, Aleksandar Mijatović, ha ringraziato i docenti del Dipartimento per l’entusiasmo dimostrato nell’organizzazione di quello che ha definito un “convivio intellettuale per celebrare il Dipartimento e i legami inestricabili tra lingua e letteratura italiana, ma anche croata, tedesca, ungherese, ebraica e altre. Il Convegno vuole ripristinare una cultura comune di non appartenenza, la cultura di un’Atlantide irrimediabilmente perduta”, ha concluso.

Saša Zelenika, prorettore dell’Università fiumana ha visto nel Convegno uno spunto per costruire un polo interculturale, un incontro per superare l’eccesso di storia e creare qualcosa di nuovo.

Soffermarsi anche sul futuro

Il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva, ha parlato a nome dell’UI e dell’UPT, ringraziando tutti coloro che hanno resa possibile l’apertura del Dipartimento, in particolar modo il Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ha concluso l’intervento con la promessa di continuare a sostenere l’operato del Dipartimento di Italianistica di Fiume. Il Console generale d’Italia a Fiume, Davide Bradanini, ha portato anche i saluti dell’Ambasciatore d’Italia a Zagabria, Pierfrancesco Sacco e ha salutato la scelta ambiziosa di dedicare l’incontro a un tema così ampio e importante, ma anche complesso e difficile da gestire nella sua totalità. Il Convegno è importante, ha aggiunto, perché la storia e la cultura di Fiume sono parte integrante della storia e della cultura italiana ed è importante concentrarsi non solo sulla storia ma anche sul presente e sul futuro della città.

L’intervento del Console generale d’Italia a Fiume, Davide Bradanini

Pluralità e multiculturalità

A moderare il Convegno è stato Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani, il quale ha ripercorso i quattro anni di collaborazione mirata a uno scambio culturale sistematico tra la Società e il Dipartimento.
“Penso che il Convegno sia molto importante e che sia l’inizio di una ricerca e di un approfondimento dei temi trattati – ha dichiarato Stelli -. È importante perché Fiume è stata una delle vittime esemplari di quelli che vengono chiamati i terribili semplificatori e che sarebbero le ideologie dei nazionalismi contrapposti, ognuno dei quali negava l’altro. Successivamente con queste ideologie si sono coniugati i totalitarismi del Novecento, fascismo e comunismo. Penso che questo Convegno cerchi di porre rimedio a queste semplificazioni. La più terribile è la semplificazione etnica ovvero far coincidere Stato e Nazione. Cerchiamo di restituire al nostro territorio la caratteristica di pluralità e compresenza di lingue e culture diverse, sua caratteristica secolare”, ha concluso.

Il biennio dannunziano

Dopo i saluti in apertura della conferenza è iniziato il programma ufficiale, che continuerà pure oggi, sempre nell’aula F-006 della Facoltà di Lettere e Filosofia. Il primo intervento è stato quello della professoressa di letteratura italiana all’Università di Trieste e direttrice della sezione Letteratura del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste, Cristina Benussi, che ha parlato del biennio dannunziano, in particolar modo del progetto “Yoga” di Guido Keller e Giovanni Comisso, con il quale si aspirava a un ritorno alla società agraria prebellica. Il primo numero della rivista “Yoga” uscì il giorno dopo la firma del Trattato di Rapallo, un’evidente nota di protesta. La docente ha descritto le istanze poetiche degli intellettuali e la loro produzione in quel periodo, ma anche i movimenti pittorici e di altro tipo influenzati dalle scelte estetiche ed etiche delle mode del momento.

Maylender, Whitehead, Nugent…

Il secondo intervento è stato di Marino Micich, della Società di Studi Fiumani di Roma, direttore del Museo Archivio Storico di Fiume, il quale ha parlato della linea culturale della Società di Studi Fiumani a Fiume dal 1923 al 1944. Interessante pure l’intervento dello studioso Federico Carlo Simonelli, il quale si è soffermato sulla figura del politico e intellettuale fiumano Michele Maylender, spiegando che non esistono studi strutturali approfonditi sul personaggio. Simonelli si è soffermato soprattutto sull’opera monumentale postuma “Storia delle Accademie”, uscita quindici anni dopo la morte e suddivisa in cinque volumi.

Lo studioso Irvin Lukežić ha tenuto una lezione interessante sui benefattori e filantropi fiumani, soffermandosi su figure illustri come Girolamo Stembergar, Matteo Francesco Kertizza, Giovanni Cambieri, Girolamo Fabris, Ida Kiss de Nemesker, William Crafton Smith, Natale Prandi, i fratelli Branchetta, Michele Ricci, Ida Steffula Pauletich, Benedetto Loibelsberger e Robert Whitehead.

Gaetano Morese, della Società italiana per lo studio della storia contemporanea (SISSCO) di Napoli, ha parlato di Laval Nugent, un europeo fra Italia e Fiume. Le vicende personali del personaggio intrecciano la storia italiana e quella dell’Impero asburgico in una dimensione europea in cui la Croazia e la città di Fiume ebbero un ruolo centrale. Irlandese di nascita, asburgico d’adozione, sposato con una nobile italiana, Nugent costruì in Croazia la sua carriera politica ed economica grazie al rapporto con il banchiere fiumano Andrea Lodovico Adamich. La professoressa di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma, Ester Capuzzo, ha tenuto una lezione sulla legislazione statutaria nei Comuni e in particolar modo sugli Statuti di Fiume.

Il Convegno avrà il suo prosieguo durante la giornata odierna

Scrittori fiumani di confine

Il politologo Damir Grubiša, già Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia, ha elaborato il tema della cultura italiana a Fiume nel contesto europeo della Croazia e dell’Italia, spiegando che la cultura italiana è a rischio e vi sono presenti manifestazioni di “oblio storico” dovuto al calo della popolazione italiana. Grubiša ha parlato della necessità di far attecchire anche a Fiume il concetto di “bilinguismo storico”.

Elvio Guagnini, dell’Università di Trieste, ha elaborato il tema dei ritratti di scrittori fiumani di confine, ovvero Gino Brazzoduro e Dario Donati, ambedue nati a Fiume nel 1925.

Ilona Fried, dell’Università di Budapest, ha parlato di miti, finzioni e realtà, ovvero trasmissioni letterarie tramite Fiume. La studiosa si è soffermata sul ruolo di Fiume nell’Impero ungarico e delle influenze politiche e letterarie subite dai letterati della città.

Saša Potočnjak, dell’Università di Fiume, si è occupato della ricerca della storia culturale e letteraria di Fiume dal Basso Medioevo al Settecento studiando la storiografia, i testi e gli autori.

La ricercatrice fiumana Martina Sanković Ivančić ha parlato dell’homo ridens di Santarcangeli e della tradizione umoristica fiumana, che fa della comicità il proprio cavallo di battaglia usandola quale arma per scuotere e far riflettere.

Emiliano Loria, della Società di Studi Fiumani, ha esposto i risultati delle sue ricerche sui documenti antichi in lingua italiana presso l’Archivio Museo Storico di Fiume a Roma.

Il prof. Elvio Baccarini, della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, ha parlato dell’apprendimento nell’arte narrativa e in particolar modo de “Il cavallo di cartapesta” di Osvaldo Ramous. In conclusione della giornata, Gianna Mazzieri Sanković ha tenuto una lezione sulla proiezione multi-prospettica del postmoderno fiumano.

Oggi la seconda parte

Gli interventi continueranno anche nella giornata di oggi, con inizio alle ore 9 e interverranno Michele Cortelazzo (“Lingua e retorica del D’Annunzio fiumano”), Dolores Miškulin (“La poesia dialettale del fiumano Oscarre Russi”), Corinna Gerbaz Giuliano e Sanja Roić (“La fiumana Gabriella Seidenfeld nella storia e nella letteratura italiana”), Francesco Laicini (“Guido Depoli: la toponomastica della regione fiumana”), Maja Đurđulov (“L’italiano dei semicolti nei testamenti fiumani”), Donatella Schürzel (“Il Liceo italiano di Fiume: dalla fondazione a oggi. Veicolo di lingua e cultura italiana”) e Iva Peršić (“Le sfide della glottodidattica contemporanea: la lingua italiana a Fiume”).

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