«Un tetto di radici» per ricomporre le fratture

Convegno «Ritornare si può? I presupposti per un progetto di ritorno culturale e socio-economico delle seconde e terze generazioni dell’esodo»

I lavori del convengo alla Comunità degli Italiani di Fiume

Dobbiamo costruire “un tetto di radici…” come nel verso di una poesia di Osvaldo Ramous – citato da Gianna Mazzieri Sanković – che ben riassume i significati del convegno “Ritornare si può? I presupposti per un progetto di ritorno culturale e socio-economico delle seconde e terze generazioni dell’esodo”. Nel riassumere i significati di due giornate (giovedì e venerdì) di convegno, a Trieste e a Fiume, Ezio Giuricin, vicepresidente del Circolo Istria organizzatore dell’evento, afferma: “A settant’anni dalle profonde fratture che hanno costretto gli esuli ad abbandonare le loro terre è estremamente difficile immaginare oggi, per loro, un ritorno fisico. Nel caso dei loro figli e nipoti, le seconde e terze generazioni dell’esodo, il ritorno fisico è invece possibile e auspicabile, ma è un processo che potrà avvenire solo se sorretto da incentivi e condizioni favorevoli e, soprattutto, da un ampio progetto che guardi al futuro”.
Così, anche nel pomeriggio di venerdì, nella sede della CI di Fiume, di Palazzo Modello, i partecipanti all’incontro hanno continuato a “raccontare” le proprie esperienze nel promuovere cultura attraverso pratiche consolidate o singoli tentativi andando a comporre un mosaico degno di essere commentato. In effetti le idee hanno sempre continuato ad essere veicolate ma in modo sfilacciato, spesso episodico. Ciò che continua a mancare è un grande progetto che unisca l’associazionismo istriano, fiumano, dalmata e lo indirizzi verso nuove mete sia di mantenimento che di sviluppo della cultura di questo popolo sparso.
L’importanza dei social network
Paradossalmente a favorire questo processo sono i social che hanno aperto la possibilità alle nuove generazioni di conoscersi dialogando, ricomponendo una geografia umana che la storia ha sparso ovunque nel mondo, che si aggiunge all’attività classica, quella delle iniziative congiunte. Così come sottolineato da Giovanni Stelli, presidente della Società di Studi Fiumani a Roma, che ha presentato le iniziative in calendario nel 2020 in collaborazione con la CI e con il Dipartimento di Italianistica. Sulla scia di quanto già fatto recentemente nell’opera di ripristino degli odonimi a Fiume, oggetto dell’intervento anche di Moreno Vrancich che lamenta la disattenzione dell’Italia sulle “nostre cose” da una parte e, dall’altra, il bisogno di una presenza anche fisica degli esuli nel quotidiano della comunità. In modo particolare nella scuola, di ogni ordine e grado. Per Gianna Mazzieri Sanković, del Dipartimento di Italianistica di Fiume, c’è il bisogno di poter contare su delle eccellenze per portare l’autoctonia ai più alti livelli. Si lamenta l’indifferenza della città nei confronti dei progetti proposti dalla comunità per Fiume CEC 2020. “Noi li realizzeremo ugualmente – afferma –, mettendo in campo tutte le nostre risorse…”.
Franco Papetti, Presidente AFIM, in un messaggio video parla di unità, della volontà di operare in loco per lasciare traccia di una fiumanità ancora palpabile. Coinvolgendo anche la maggioranza, quelle persone di buona volontà che si riconoscono anche nella nostra cultura, sottolinea Laura Marchig, che opera all’interno della Lista per Fiume e dell’associazione Stato Libero di Fiume. “Da tempo siamo impegnati nella valorizzazione della lingua e della cultura” e elenca i risultati raggiunti. La Marchig, assieme a Diego Zandel, sarà prossimamente a Torino, agli incontri di Propedeutica per uno spettacolo sul Processo a Oscar Piskulić.
Il recupero delle tradizioni
Tornare si può, certo si può. Si vuole farlo? Si chiede Ilaria Rocchi. “Ci devono essere diverse condizioni, culturalmente lo abbiamo fatto”. E parla della condizione di “Esuli in casa propria”. E dell’aver vissuta in un mondo “ex…di mezzo, tra passato e futuro”. La ricomposizione passa anche attraverso il recupero delle tradizioni, averte David di Paoli Paulovich, presidente dell’Associazione delle Comunità istriane di Trieste. Necessaria la creazione di una commissione inter-associativa per la divulgazione del bene librario e la formazione di gusto e sensibilità musicale. Maggiore attenzione e presenza nella scuola, come ribadito da Donatella Schurzel, che è stata protagonista e fautrice di tale prassi. L’esplorazione e conoscenza del territorio, come suggerito da Franco Fornasaro, il lavoro con gli studenti come raccontato da Silvia De Castro. Il ritorno reale come per il giornalista De Bernardi che ha scelto Matterada come nuova residenza o come luogo dove realizzare incontri e iniziative come Franco Biloslavo con la sua Piemonte d’Istria. Le ha dedicato un libro fresco di stampa con allegato il DVD “Tornar” con protagonista Simone Cristicchi. Piemonte come meta – propone Ezio Giuricin – un luogo-simbolo da adottare operando anche in tutti gli altri campi. Già l’aver organizzato un incontro di due giornate come questo è una risposta al nostro bisogno di un grande progetto condiviso. Si avverte il desiderio di fare in fretta, passare dalle enunciazioni ai progetti concreti. Da qui al futuro, armati di una banca, di progetti europei, di pool di professionisti al servizio della comunità, ricchi dei nostri autori, di tante iniziative sparse ma concrete.
Gli atti del convegno saranno importanti, si attende già da ora la loro pubblicazione per coinvolgere e motivare chi non c’era. Quel pubblico che è mancato all’incontro, forse stanco di utopie. Ma ci può essere un futuro senza il sogno?

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