Un caffè con vista in Arena: rieccoci turisti in casa propria

Di turisti manco traccia. Prima dell’avvento del Covid, dentro e attorno all’anfiteatro, non era mai successo. Il mese di aprile era già intasato di comitive e di ospiti ben insediati anche sulle pedane dei bar allestite in Piazza Drio la Rena. Adesso non vi è preccupazione manco di osservare le misure di distanziamento. Gli avventori si contano sulle dita di una mano. L’epidemia è il gran male che ha spazzato via tutto. Tuttavia, viene in mente di dire lo sproposito: manco questo maleficio viene tutto per nuocere. Sotto il timido sole primaverile, davanti al simbolo di Pola, al monumento più visitato della città, ci si riappropria di una tranquillità insperata. Rieccoci turisti in casa propria, ottenendo la rivincita su coloro che ti conquistano la tua città rendendo l’Arena ostaggio di code infinite che si piazzano al suo ingresso, dell’esercito con macchine fotografiche che si arrampica per le sue gradinate, sopra i suoi muri e muretti. Regna la pace, anche senza lasciarsi ispirare dalla tranquillità scandita dai rintocchi del vicino campanile di Sant’Antonio. Il pericolo di contagio, lo spauracchio del lockdown, la paura di limitare le passeggiate ai microtragitti sotto casa per buttare le immnodizie, si dimenticano alla vista di queste mura antiche cui non importa la fugacità del tempo mentre pavoneggiano tutta la loro capacità di sopravvivenza a prova di secoli. Magari la natura umana fosse dotata della medesima solidità delle opere monumentali.

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