Recovery Fund, aiuti Ue per 750 miliardi. Alla Croazia 10 miliardi

Secondo la proposta 7,3 miliardi sono a fondo perduto

Il premier croato Andrej Plenković in videoconfereza con i leader europei. Foto Jurica Galoic/PIXSELL/EU2020HR

Dieci miliardi di euro, di cui 7,3 a fondo perduto, per la ripresa dopo la pandemia. Questa l’importo che la Commissione Ue ha previsto per la Croazia nell’ambito del Recovery Fund (il Fondo per la Ripresa), presentato oggi, mercoledì 27 maggio, a Bruxelles. Lo ha reso noto il premier croato Andrej Plenkovć, nel corso di una conferenza stampa nella sede del governo. “Le conseguenze di questa crisi causata dal coronavirus sono senza precedenti ed è proprio in momenti come questo che deve uscire fuori la solidarietà, l’unità e la leadership europea”, ha aggiunto il primo ministro croato. “Il Fondo per la Ripresa dimostra ancora una volta quanto sia importante fare parte dell’Unione europea, nonostante qualcuno non la pensi in questo modo”, ha concluso Plenkovć.
Il Fondo 
È stata presentata oggi a Bruxelles la proposta dell’Ue per il lancio del Recovery Fund, un piano da 750 miliardi di euro per uscire dalla crisi post-coronavirus. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di “un momento decisivo, di una crisi senza precedenti in un’Europa che è stata messa a dura prova dalla pandemia, la più impegnativa della sua storia, una crisi che non può essere affrontata da nessun paese da solo”.
L’impegno economico sostenuto dall’Ue sarà di “2.400 miliardi di euro”, ha spiegato von der Leyen, aggiungendo che la proposta del Fondo da 750 miliardi si aggiungerà comunque ai 1.100 miliardi di bilancio pluriennale Ue “riveduto a 1.100 miliardi, per un totale di 1.850 miliardi di euro”. Cifre che andranno sommate ai 540 miliardi delle misure già approvate, quindi Mes light, Sure per la disoccupazione e fondi Bei.
Ma i Paesi del Nord, Olanda e Svezia in testa, dicono “no” agli aiuti. Scende in campo anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel: “Accompagneremo la proposta in modo costruttivo. Le trattative saranno difficili e non saranno chiuse già al Consiglio di giugno”. L’obiettivo è l’entrata in vigore dal 2021.

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