Pola. «Restauro energetico» per le case familiari

Edilizia. Il bando di gara è oggetto di dibattito pubblico

Meno efficienza di così non si può

I condomini sono in corsia preferenziale per il semplice fatto che gli amministratori di condominio ci sanno fare e hanno a loro disposizione un personale qualificato di ingegneri e contabili che ormai sfornano contratti come fossero alla catena di montaggio. Per un’abitazione privata e non condivisa (oppure condivisa tra soli familiari) le cose stanno diversamente. Certo, i soldi europei sono sempre a disposizione, ma l’arte di guadagnarseli in sede di bando è già tutta un’altra storia. Nel più dei casi, mancano le competenze necessarie per aderire a un concorso pubblico, oppure mancano i soldi per la partecipazione alle spese, o piuttosto mancano entrambi, denaro e competenze. Per questo i proprietari delle abitazioni autonome, interessati a trarre a loro volta tutti i vantaggi degli incentivi europei per l’efficienza energetica, possono contare sul sostegno e sui finanziamenti del Ministero dell’Edilizia e della pianificazione ambientale. Il quale sta preparando una nuova edizione del suo Programma annuale di restauro delle case di famiglia, quelle cioè che non hanno alcun accesso ai concorsi riservati ai condomini e agli edifici ad uso pubblico, come scuole, teatri, sedi comunali eccetera. La bozza del bando di gara è attualmente oggetto di consultazioni pubbliche, che scadono il 31 gennaio, ed è quindi ancora passibile di emendamenti e integrazioni. A testo corretto e riveduto, seguirà la pubblicazione, nel mese di marzo, per cui è bene cominciare ad informarsi per tempo sulle opportunità in vista.
Soldi e criteri
Saranno oggetto di gara le unità immobiliari autonome a prescindere dall’anno di costruzione, con non più di tre appartamenti l’una, la superficie totale non superiore ai 600 metri quadrati e il tasso di utilizzo a scopi abitativi non inferiore al 50 per cento. Il criterio fondamentale per poter accedere al bando è, manco a dirlo, la legalità della costruzione e di tutte le tappe successive di eventuali ampliamenti e modifiche rispetto al progetto originale. Per agevolare i proprietari delle case di famiglia, il Fondo per la tutela dell’ambiente e l’efficienza energetica mette a disposizione dei richiedenti ben 142 milioni di kune. Questo solo per cominciare – ribadisce il ministro Predrag Štromar – perché si pensa già a prendere in considerazione più richieste di quelle che saranno accolte in partenza. Dall’interesse che i cittadini hanno manifestato finora per il Programma governativo, è lecito aspettarsi un’adesione massiccia. Dei 142 milioni stanziati per il programma, 28,4 sono destinati ad alimentare esclusivamente i richiedenti a rischio di “povertà energetica”, che poi sono le categorie sociali meno abbienti in tutti i sensi. Per questa prima categoria di cittadini lo Stato coprirà il totale delle spese del “restauro energetico”. I rimanenti 113,6 milioni di kune restano, quindi, a disposizione dei cittadini che possono permettersi di investire del denaro nel proprio futuro “energetico”. In questo caso lo Stato e i Fondi europei copriranno il 60 per cento delle spese del restauro, mentre la rimanenza graverà appunto sulle tasche dei proprietari o comproprietari dell’immobile.
Per “restauro energetico” s’intende ogni intervento edilizio che abbia come risultato finale il contenimento delle spese per il riscaldamento e il raffreddamento degli ambienti con tutti i benefici per l’ambiente che ne derivano. Di conseguenza, sono ammesse tra le spese da incentivare quelle del rifacimento di tetti e facciate con rivestimenti termoisolanti, idrorepellenti e ignifughi, il rivestimento delle pavimentazioni con materiale isolante, la sostituzione di porte e finestre, ma anche il potenziamento delle caldaie, il passaggio da combustibili inquinanti a ecologici, la collocazione di sistemi fotovoltaici, le pompe di calore eccetera.

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