La stella rossa sul tetto del Grattacielo di Fiume

Foto Goran Žiković

Doveva essere inaugurata lo scorso 3 maggio – nell’anniversario della liberazione del capoluogo quarnerino dall’occupazione nazista –, ma a causa del lockdown dovuto all’epidemia da Covid-19, la stella rossa a cinque punte dell’artista multimediale Nemanja Cvijanović è apparsa sul tetto del Grattacielo di Fiume domenica. Il 20 settembre 1943 – si legge sul sito di Fiume CEC 2020 – “il comitato esecutivo dello ZAVNOH (Consiglio territoriale antifascista di liberazione popolare della Croazia, nda) ha preso la decisione sull’annessione di Fiume, dell’Istria, di Zara e delle altre terre occupate nella Seconda guerra mondiale alla madrepatria croata”. Secondo gli annunci, la scultura rimarrà sul Grattacielo di Fiume fino al 4 ottobre prossimo. In serata c’è stata anche la protesta pacifica dei tifosi dell’Armada e dei reduci di guerra sotto il Grattacielo.
L’installazione, intitolata “Monumento alla Fiume rossa – monumento di autodifesa”, è patrocinato dal Museo d’arte moderna e contemporanea di Fiume (MMSU) e rientra nell’ambito del progetto Fiume Capitale europea della Cultura 2020 (clicca e leggi il commento di Dario Saftich). L’autore dell’opera, che con i 2.800 frantumi di vetro rosso incastonati nella stella a cinque punte vuole ricordare i 2.800 combattenti che persero la vita per la liberazione di Fiume. L’installazione prende spunto dalla stella rossa a cinque punte installata sul tetto del medesimo edificio nel secondo dopoguerra unitamente alla scritta a lettere cubitali “TITO” e poi fatte rimuovere dalle stesse autorità jugoslave. Nemanja Cvijanović (Fiume, classe 1972) si è laureato a Venezia alla Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti e alla Facoltà di Design e Arti dell’Istituto Universitario di Architettura. Alle ultime elezioni parlamentari svoltesi in Croazia si era candidato al Sabor nelle file del Fronte operaio (RF), senza però essere eletto. In seno alla Società Rijeka 2020 è stato coordinatore per la direttrice programmatica Cucina.
Palazzo/Grattacielo Arbori – talvolta Casa Torre o Casa Standa (l’omonimo negozio era ospitato al pianterreno, negli odierni spazi occupati ora da un istituto di credito) –, meglio noto con l’appellativo di Grattacielo di Fiume, è considerato un landmark dello skyline del capoluogo quarnerino. Nella seconda metà del secolo scorso ospitò per un periodo sia gli uffici dell’allora Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF) sia la redazione del nostro quotidiano. Un “armadio a cassetti” tutelato dal Ministero croato della Cultura come patrimonio culturale immateriale individuale e classificato nell’apposito registro con l’indicazione Z-4719, voluto da Marco de Albori e realizzata dall’architetto triestino Umberto Nordio in base al progetto firmato anche da Vittorio Frandoli (il compito di sovraintendere ai lavori fu affidato a Nereo Bacci, mentre la realizzazione dell’edificio fu commissionata alla ditta Dolfi & Lettis). Il palazzo che domina il centro storico imponendosi per la sua altezza – 53 metri – fu costruito dal 1939 al 1942, un periodo lungo dovuto a vari motivi. Il Grattacielo sorge infatti nel luogo di un’antica necropoli romana, ma a determinare la durata dei lavori furono anche i conflitti con la Sopraintendenza dell’epoca, i cui addetti ritenevano l’altezza dell’edificio in contrasto con il tessuto edilizio circostante. I contrasti furono comunque superati e la “casa alta” – un edificio a torre addossato a un volume edilizio di altezza inferiore sulla facciata laterale – venne inaugurato in tutto il suo splendore “di stampo americano”. Definizione non dovuta al caso. Il denaro investito sarebbe stato quello guadagnato dal padre di Marco de Albori negli Stati Uniti all’epoca in cui, stando alla narrazione, fu il contabile di Al Capone. Inoltre, Casa Albori nella parte residenziale proponeva appartamenti di lusso dotati di ogni comfort possibile all’epoca: due ingressi, armadi a incasso fatti su misura, cucina e bagno moderni, riscaldamento centrale…
Nell’attico erano situate la lavanderia e gli spazi adibiti a zone in cui stendere e stirare il bucato, e il palazzo era dotato anche di un rifugio antiaereo, di spazi destinati a fungere da ripostiglio e di un locale portineria. Al pianterreno trovò casa il grande magazzino Standa, mentre nel pur angusto atrio reso luminoso dal bianco dei rivestimenti in marmo di Carrara intercalato con il rosso di quello di Montecatini Carlo Sbisà, realizzò nel 1942 l’affresco “D’Annunzio legge la Carta del Carnaro”, andato successivamente distrutto o perlomeno occultato da uno strato di vernice. Stando a quanto riportato sul sito Visitrijeka.hr: “Il De Arbori non recuperò mai quanto investito dal momento che nel frattempo scoppiò la guerra ed egli non poté fare altro che fuggire per salvarsi. A lui resta comunque il merito di aver dato vita al primo grattacielo di Fiume”.

Nemanja Cvijanović con la sua opera sul tetto del Grattacielo. Foto: rijeka2020.ue

 

Foto Goran Žiković
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