«Il 4 maggio riaprono gli ambulatori. Calma però…»

Abbiamo sentito il connazionale dott. Leonardo Bressan, presidente della sezione regionale del Coordinamento nazionale dei medici di famiglia

Il dott. Leonardo Bressan. Foto Željko Jerneić

Inizia lunedì 4 maggio, la seconda fase di allentamento delle misure antipandemiche, la quale prevede, tra le altre cose la normalizzazione della rete sanitaria, compresi gli ambulatori dei medici di famiglia, che riprenderanno a lavorare con modalità regolare, ma con un protocollo diverso da quello precedente all’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. Che cosa cambierà e quali saranno le regole da rispettare? Ne abbiamo parlato con il connazionale, dott. Leonardo Bressan, titolare di un ambulatorio a Drenova e presidente della sezione regionale del Coordinamento nazionale dei medici di medicina generale (o medici di assistenza primaria).
Quali sono le novità e che cosa cambierà sia per i medici che per i pazienti?
“Abbiamo concordato un preciso protocollo di sicurezza, basato su quello vigente durante il lockdown. Le visite in ambulatorio continueranno a essere ridotte al minimo. Comunicheremo con i pazienti via telefono oppure tramite posta elettronica. In questo modo verrà effettuato un triage telefonico e sarà il medico a decidere sulla necessità della visita in loco. Per quanto riguarda i pazienti con malattie croniche, le visite di controllo e i consulti verranno effettuati dapprima in ambulatorio. Cercheremo di ridurre quelle specialistiche e ospedaliere, che molto spesso vengono prescritte inutilmente. Sarà un modo per evitare che i pazienti cronici si rechino al Policlinico o in ospedale, rischiando così di contrarre il virus. Tutti i canali di comunicazione con i pazienti rimangono aperti, dal telefono alla posta elettronica, e quindi non ci dovrebbero essere problemi, come non ce ne sono stati in queste settimane in cui il lavoro degli ambulatori era organizzato a turni”.
Ci sono rischi di contagio negli ambulatori?
“L’epidemia non è terminata e il rischio di contagio esiste eccome. Per questo motivo è fondamentale mantenere la massima prudenza e rispettare le regole epidemiologiche. Negli ambulatori potranno essere presenti al massimo due pazienti. La mascherina protettiva è obbligatoria, non si potrà entrare senza averla indossata. Bisognerà rispettare rigorosamente l’orario degli appuntamenti. Nel caso ci fosse qualche paziente potenzialmente contagiato, gli ambulatori dovranno venire disinfestati prima di accoglierne un altro. Voglio precisare che con questo tipo di organizzazione nessun paziente rimarrà danneggiato, o senza le necessarie cure e terapie. Nemmeno le visite a domicilio sono state sospese. L’intento è di prendersi cura e proteggere i pazienti, soprattutto i malati cronici che sono una delle categorie più a rischio, nonché il personale medico. In questo senso mi appello al buonsenso delle persone e alla responsabilità individuale, che finora è stata dimostrata. Prova ne è il quadro favorevole che vige nella nostra Regione”.
I medici di famiglia hanno avuto problemi durante questo periodo di contenimento?
“Tutto è filato liscio. L’unico problema ha riguardato la carenza dei dispositivi di sicurezza i quali venivano distribuiti con il contagocce. A questo proposito mi riferisco anche a una categoria un po’ dimenticata, ovvero gli assistenti sanitari a domicilio, i quali hanno continuato a lavorare mettendo a rischio la propria salute”.
Secondo Lei, quanto ci vorrà per tornare alla normalità?
“Il vaccino è l’unica soluzione perché consentirà al corpo di sviluppare un sistema di difesa contro il virus ancora prima di venire a contatto con esso. A mio giudizio la situazione in Croazia si potrebbe normalizzare a fine maggio, inizio giugno. Sospese le misure di contenimento, credo che si procederà con il modello di immunità di gregge controllata, mantenendo però le precauzioni epidemiologiche di base, ovvero indossando la mascherina negli ambienti chiusi, tenendo conto dell’igiene e continuando a comportarci in maniera responsabile”.
Dall’inizio dell’epidemia ci sono stati contagi tra i medici di famiglia?
“Nella nostra Regione non ce ne sono stati. In Croazia ci sono stati quattro casi tra medici e infermiere, che sono stati messi in isolamento e che non hanno sviluppato il virus”.
Qual è il suo parere sulla riapertura degli asili e delle scuole?
“La Protezione civile a tutti i livelli ha fatto un lavoro egregio e i risultati si vedono, ma quella di riaprire gli asili e le scuole, a mio avviso, è una decisione troppo affrettata”.

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