Fiume. Žabica, Stazione (quasi) fantasma

Il terminal degli autobus a piccoli passi verso una riapertura completa

La Stazione degli autobus di Fiume. Foto Ivor Hreljanović

Con l’inizio della terza fase d’alleggerimento delle misure anti-Covid che ha permesso, tra le altre cose, il ripristino del trasporto interregionale, la Stazione degli autobus in piazza Žabica è ridiventata operativa e le corriere sono tornate in… carreggiata, sebbene nel rispetto delle disposizioni del Comando nazionale della Protezione civile.
Dopo poco meno di due mesi di chiusura totale, che ha letteralmente svuotato le corsie per gli autobus e le piazzole passeggeri – le cui panchine sono state occupate soltanto da qualche disperato senzatetto – lo scalo fiumano sta riprendendo in questi giorni, lentamente, la sua consueta attività. Fino al completo ripristino delle linee ci vorrà però ancora del tempo.
Giunti al terminal – non esattamente uno dei vanti della città per quanto concerne la nettezza urbana e in generale il suo aspetto –, notiamo un certo via vai di persone, seppur contenuto. La sala della biglietteria è chiusa. In compenso è stato aperto provvisoriamente uno sportello esterno per effettuare l’acquisto del biglietto. Gli schermi con gli orari degli arrivi e delle partenze sono fuori servizio e imbrattati con bombolette spray dai soliti vandali.
La lista degli orari delle partenze è appesa sulla porta chiusa della biglietteria. È un elenco modesto, comprendente una decina di partenze, in gran parte verso destinazioni regionali: precisamente sei corse per Zagabria e una a testa per la Dalmazia e la Slavonia. Le linee per l’estero sono ancora off limit. L’elenco degli arrivi non è stato ancora affisso in quanto per tutte queste linee, Fiume è soltanto uno scalo di transito. Tra le altre cose che ci cadono nell’occhio, gli avvisi di sicurezza contenenti le norme sanitarie da seguire e l’orario di chiusura giornaliera della biglietteria per un’ora per dare modo al personale di sanificarla.
Il servizio di trasporto, nella maggioranza dei casi, viene svolto dall’azienda locale Arriva, che come tutte le altre compagnie, ha dovuto limitare il numero di passeggeri e introdurre severe misure igieniche in ciascun pullman. Ci pare di notare che la voglia di viaggiare sia scarsa: ogni pullman deve accogliere a bordo un massimo di venti passeggeri, che devono mantenere il distanziamento sociale e indossare la mascherina protettiva. Ogni veicolo deve inoltre assicurare il disinfettante per le mani accanto al posto guida. La vendita dei biglietti è scarsa e spesso il biglietto viene acquistato online senza dover accedere allo sportello. In media ci sono una decina di passeggeri per corsa e questo è poco per coprire le spese di un trasporto di questo tipo. Mancano pure gli alunni e studenti pendolari. Non si viaggia per diletto o per lavoro, ma soltanto per motivi di visite mediche specialistiche o per accudire parenti anziani.

Obbligatorio indossare la mascherina al momento dell’entrata a bordo del pullman

“Non è noto quando ci sarà il ripristino completo delle corse, ma già adesso siamo in perdita e si vocifera di tagli del personale e stipendi dimezzati. Speriamo che il tutto si risolva con una ripresa, se non rapida, ma almeno graduale. Non possiamo contare sulla stagione turistica, quando si richiedeva un biglietto in più. Ora bisogna sopravvivere”, ci racconta l’addetta alla biglietteria.
Aria di crisi è stata ipotizzata in questi giorni anche dal Sindacato dei trasporti pubblici e dalle Associazioni affini, che prevedono un collasso del settore, al quale a detta loro potrebbero seguire licenziamenti e fallimenti delle singole aziende se la situazione non dovesse migliorare. Richiedono che il governo faccia la sua parte con ulteriori sgravi fiscali e sussidi.

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