Croazia nell’eurozona, largo sì del Parlamento

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Croazia nell’eurozona, largo sì del Parlamento

La Croazia ha imboccato anche formalmente il percorso che dovrebbe portare il Paese ad aderire all’eurozona. Con 117 voti a favore, tredici contrari e un astenuto il Sabor ha infatti approvato la Legge sull’introduzione dell’euro in Croazia. La moneta unica europea dovrebbe diventare la valuta ufficiale in Croazia il primo gennaio prossimo. Però, ancor prima dell’entrata nell’eurozona, ovvero già dal 5 settembre prossimo i prezzi dovrebbero essere espressi sia in kune che in euro, per dare modo ai cittadini di abituarsi gradualmente alla nuova realtà. I prezzi dovrebbero essere espressi in entrambe le valute anche per tutto l’arco del prossimo anno.

Il dibattito al Sabor sulla bozza di legge sull’introduzione dell’euro non è stato privo di spunti polemici. A opporsi alla volontà del governo di accelerare i tempi per l’adesione all’eurozona è stata una parte dell’opposizione, in particolare quella che guarda verso destra. A puntare i piedi sono stati i gruppi parlamentari del Most e del Movimento patriottico. Il deputato Miro Bulj del Most ha chiesto l’indizione dl un referendum popolare sull’adesione all’eurozona. Marijan Pavliček dei Sovranisti ha definito folle la velleità di adottare l’euro in un momento in cui l’inflazione è ai livelli più elevati da vent’anni e l’Unione europea si trova a dover affrontare la più grave crisi energetica finora. Secondo il parlamentare sovranista dei quattro criteri di convergenza richiesti la Croazia molto probabilmente non riuscirà a ottemperare a quello relativo al tasso d’inflazione. Alla fine però l’Aula ha dato ragione al governo.

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