Croazia e Italia unite per salvare i cetacei

Foto: Dusko Marusic/PIXSELL

Tra Italia e Croazia si sviluppa un progetto europeo per aiutare tutti quei cetacei impigliati o catturati accidentalmente nelle reti da pesca. L’iniziativa si chiama Life Delfi e coinvolge il Blue World Institute di Lussingrande. Nel primo anno di lavoro è stato tracciato il percorso e gli strumenti necessari a formare e attivare i futuri rescue team: saranno queste le squadre di soccorso che, coordinate dal Cetacean strandings emergency response team (CERT) dell’Università di Padova, interverranno in mare o sulle coste in caso di cetacei, e in particolare delfini, segnalati in situazioni di difficoltà. Il progetto europeo è cofinanziato dal programma Life della Commissione europea ed è coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr–Irbim) insieme (oltre al Blue World) ai partner Legambiente, Filicudi Wildlife Conservation, Università di Padova, Università di Siena e le Aree Marine protette di Punta Campanella, Isole Egadi, Torre del Cerrano, Tavolara Punta Coda Cavallo. In Croazia le aree del progetto sono il sito Natura 2000 Cherso-Lussino e i 76.297 ettari dell’area Natura 2000 dell’Istria occidentale, le cui acque sono un importante luogo per i tursiopi.

Dolphin watching

I partner di Life Delfi hanno preso parte ad alcune operazioni di soccorso di mammiferi marini spiaggiati: da ricordare, per esempio, i capodogli soccorsi insieme alla Guardia costiera italiana alle Eolie dopo essere rimasti impigliati in un groviglio di reti da pesca che ne limitavano i movimenti. “I rescue team sono delle squadre d’intervento che, dopo aver seguito un apposito percorso di formazione, saranno costituite per liberare e soccorrere delfini, o altri cetacei, in difficoltà a causa delle interazioni con le attività e gli attrezzi da pesca”, ha dichiarato Alessandro Lucchetti del Cnr-Irbim, coordinatore del progetto Life Defi che ha l’obiettivo di ridurre le interazioni tra delfini e pesca professionale attraverso una serie di azioni che vanno dall’introduzione di attrezzi a basso impatto ambientale, all’installazione di dissuasori acustici e luminosi in grado di allontanare i delfini dalle reti, allo sviluppo di attività alternative come il dolphin watching.

Attività di formazione

La rete di “salvatori dei cetacei” è stata coinvolta anche nel recente caso della balenottera comune spiaggiata a Sorrento, supportando le istituzioni nella catena decisionale fino alla musealizzazione dell’esemplare. “Dopo l’attività di formazione – ha spiegato Sandro Mazzariol, docente dell’Università di Padova – saremo pronti a istituire i rescue team e a richiedere le autorizzazioni agli organi competenti in modo tale da renderli delle vere e proprie sentinelle che potranno integrarsi nella Rete Spiaggiamenti Nazionale, coadiuvando le squadre specializzate della Guardia costiera nelle operazioni di soccorso dei cetacei in difficoltà e gli altri Enti competenti negli spiaggiamenti”.

Linee guida

Sono state rielaborate anche le “Linee guida per le procedure di gestione e liberazione di delfini impigliati nelle reti da pesca o pescati accidentalmente”: si tratta di un vero e proprio manuale che segue le direttive internazionali e che sarà illustrato anche ai pescatori in specifici corsi di formazione in modo tale da fornire informazioni di fondamentale importanza per il primo trattamento degli esemplari vittime di catture involontarie. Nel bilancio delle azioni messe in campo nel primo anno di Life Delfi, la cooperazione con gli Istituti zooprofilattici sperimentali ha permesso la standardizzazione del protocollo necroscopico per le indagini post-mortem mentre, tutti i partner, coordinati dall’istituto croato di Lussingrande, hanno redatto e adottato il protocollo per la raccolta dati sulla foto-identificazione di esemplari di tursiope nelle aree di progetto.

Il ruolo dei pescatori

Inoltre, è partito uno studio tra i pescatori per comprendere le loro esigenze e quanto sia importante monitorare e limitare le interazioni con i delfini per un duplice vantaggio: la riduzione degli impatti sui delfini e i danni al settore pesca, come sospensione delle attività di pesca, perdita del pescato e danni a reti e attrezzature. Sono oltre 200 i pescatori, provenienti da 70 marinerie in nove regioni italiane e croate, che hanno partecipato.

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