Alberto Giuliani: «Dispiaciuto, non arrabbiato»

Il selezionatore della nazionale slovena torna sulla finale europea persa a Katowice contro l’Italia

Non c’è due senza tre. Ma non ditelo alla nazionale slovena di volley maschile, che di finali europee ne ha perse tre su tre. La prima nel 2015 a Sofia contro la Francia (0-3), la seconda due anni fa a Parigi per mano della Serbia (1-3), la terza e ultima domenica scorsa a Katowice al cospetto dell’Italia (2-3). Nelle ultime due occasioni sulla panchina della Slovenia c’era Alberto Giuliani. Dopo l’exploit di sei anni fa con al timone Andrea Giani, a inizio 2019 la Federazione decide di dare continuità alla guida tecnica italiana (in mezzo c’è stata però la parentesi Boban Kovač) e di affidare il ruolo di primo allenatore a Giuliani, marchigiano classe 1964, nel cui curriculum spiccano tre scudetti, due alla guida di Macerata e uno con Cuneo. Dopotutto quella italiana è la scuola migliore al mondo…

 

Euro 2021 inizia tuttavia in salita per Urnaut e soci, che a Ostrava chiudono il girone al secondo posto con due sconfitte, contro i padroni di casa della Repubblica Ceca e l’Italia. Il sestetto di Giuliani è la classica la mina vagante del torneo, ma secondo gli addetti ai lavori non andrà lontano. E invece si sbagliano. La squadra approda in semifinale dove firma un autentico capolavoro superando in rimonta per 3-1 nella bolgia della Spodek Arena di Katowice la Polonia campione del mondo in carica al termine di una battaglia epica. In finale ad attenderla c’è la baby Italia di Fefè De Giorgi, altra sorpresa perché nessuno si aspettava che la formazione più giovane dell’Europeo potesse spingersi fino all’atto conclusivo. La Slovenia si ritrova due volte in vantaggio (1-0, 2-1), ma gli azzurri puntualmente rimontano allungando la contesa al tie-break. Nell’ultimo e decisivo set i ragazzi di coach Giuliani finiscono però la benzina spianando così la strada al trionfo dell’Italvolley.

Chi vince festeggia, chi perde spiega. Volendo scomodare un mostro sacro della pallavolo mondiale come Julio Velasco. E il tecnico marchigiano deve anche spiegare quel suo post sibillino pubblicato qualche giorno fa sui social nel quale ha lasciato intendere come la sua avventura sulla panchina della nazionale del Tricorno potrebbe essere giunta al capolinea.

Il sogno della Slovenia si è infranto a un passo dal traguardo

Alberto, ma è un post d’addio?

”No. È un post di fine periodo perché sono in scadenza. È stato un po’ un resoconto di quello che abbiamo fatto in questi tre anni. È stato un percorso bellissimo e con questo messaggio ho voluto semplicemente ringraziare chi mi ha permesso di farlo e aiutato a portarlo avanti”.

Quindi non lasci la nazionale?

”Non lo so. Prima di prendere qualsiasi decisione devo parlare col presidente federale Ropret, una persona che peraltro stimo particolarmente”.

Da parte tua c’è però la volontà di restare?

”Ripeto, devo parlare prima col presidente e capire cosa è meglio fare per il futuro della Slovenia”.

Brucia ancora la sconfitta al tie-break in finale?

”In realtà no. Nella finale di due anni fa contro la Serbia ero molto arrabbiato perché avevamo giocato male quella partita, nel senso che non ce la siamo giocata fino in fondo. La finale con l’Italia porta naturalmente il dispiacere della sconfitta, ma non l’arrabbiatura perché abbiamo lottato giocandocela fino all’ultima palla. Poi è chiaro che nello sport una squadra vince e l’altra perde”.

Qual è stata la chiave? Dov’è che avete perso la finale?

”A fare la differenza sono state le qualità individuali dell’Italia. Alcuni loro giocatori hanno disputato un torneo pazzesco. Per quanto riguarda noi, va detto che nella semifinale con la Polonia avevamo speso tantissimo per venire a capo di una partita estremamente complicata e credo che questo in finale qualche scoria l’abbia lasciata”.

Quali erano gli obiettivi prima dell’Europeo?

”L’obiettivo che avevo dato ai ragazzi era quello di competere per l’alto livello. Sono dell’idea che attualmente non ci sia più un padrone assoluto sulla scena internazionale, ovvero nessuna nazionale riesce più a vincere manifestazioni con continuità, com’era una volta per il Brasile ad esempio. Ogni torneo trova quindi un nuovo padrone e pertanto stare lì a giocarsi ogni volta la competizione è il primo target. Il secondo è invece aspettare l’occasione, com’è capitata stavolta. E questo Europeo mi ha infatti dato ragione in merito a questa filosofia”.

Che cosa vi siete detti tu e Fefè De Giorgi al termine della finale?

”Ci siamo fatti i complimenti a vicenda. Fefè lo stimo molto sia come allenatore che come persona. Eravamo entrambi felici del percorso che siamo riusciti a fare con le rispettive nazionali”.

Sbaglio o la Slovenia è a fine ciclo?

”Non è a fine ciclo. Come tutte le nazionali ha bisogno di inserire qualche nuovo elemento, che comunque è già presente all’interno del gruppo”.

Non è la fine di un ciclo, ma c’è bisogno di inserire qualche nuovo elemento

Come ti spieghi il trionfo dell’Italia? Era impensabile che un gruppo completamente nuovo e con l’età media più bassa dell’intero torneo potesse arrivare a vincere il titolo sovvertendo tutti i pronostici…

”La qualità dei giocatori viene prima di tutto. Michieletto ha fatto la differenza e se guardiamo i numeri ha fatto meglio di un certo Leon. Senza la qualità dei giocatori non vai da nessuna parte. In secondo luogo la volontà e la voglia di far bene giocando senza pressioni. Terzo, l’organizzazione che Fefè ha dato. Credo che questo mix di cose si sia rivelato vincente”.

L’Italia può ora aprire in ciclo?

”Glielo auguro, ma come ho detto prima non c’è più un padrone e questo naturalmente vale anche per l’Italia”.

Da dove nasce invece questa crescita esponenziale della Slovenia che praticamente dal nulla è arrivata a giocarsi tre finali continentali in sei anni?

”Non lo so. Fatto sta che il gruppo che avevamo preso in mano al nostro arrivo era già a un livello altissimo e l’organizzazione che abbiamo portato ha permesso di farlo crescere ulteriormente, non soltanto sotto il profilo della prestazione ma anche della continuità”.

Ultima cosa: obiettivi nella nuova stagione con il tuo club, l’Asseco Resovia?

”Migliorarci. La scorsa stagione eravamo arrivati quinti. Siamo una società ambiziosa e abbiamo fatto un buon mercato. Magari non siamo ancora al livello delle primissime, ma stiamo via via colmando il gap”.

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