ORLANDERIE Il Rijeka sbaglia tutto. Lo… aiuta anche l’arbitro

Due vittorie casalinghe e altrettante sconfitte in trasferta, per un bottino del 50 per cento. Decisamente poco per un Rijeka che anche quest’anno punta in alto, ovvero al secondo o al terzo posto in campionato. Mancano i punti. La squadra non segna in trasferta (Lokomotiva 0-1, Osijek 0-3), mentre in casa si salva grazie alla qualità individuale. Murić allo scadere su calcio di punizione con lo Šibenik (2-1) e una doppietta di Andrijašević con l’Istra 1961 (2-1) hanno tolto le castagne dal fuoco. Un Rijeka che sta brancolando nel buio e lontano parente di quella squadra che prima della pandemia, sei mesi fa, aveva messo alle corde l’Hajduk (2-0).
Siamo caduti nell’assurdo. I migliori 45 minuti di queste quattro partite i fiumani li hanno disputati sabato scorso in inferiorità numerica, una volta sotto di 2-0. Se non ci avesse messo lo zampino l’arbitro Matoc, il Rijeka avrebbe forse potuto anche cambiare le sorti del match, finito poi con il classico 3-0. Il problema è dunque mentale. Incredibile infatti che i fiumani si siano fatti infilare dopo cinque minuti dall’ex Jugović), con i due centrali difensivi che invece dei piedi sembravano avere la sensibilità di due ferri da stiro. Poi è stato cacciato il nuovo arrivato Arsenić, al quale bastava il giallo. Il VAR è intervenuto, inducendo Matoc alla decisione sbagliata. A confermarlo è il controllore ed ex arbitro, Bruno Marić. Bastava il giallo, è convinto Marić, che ha assegnato a Matoc un 7,4 (voto verso il negativo, con il peso di due e più errori madornali). Arsenić, dunque, non doveva venir espulso, mentre manca ancora un rigore a favore del Rijeka, quello su Andrijašević. Erceg doveva poi venir espulso per somma di ammonizioni. A parte l’arbitraggio, il Rijeka ha sbagliato tutto nel primo tempo. La difesa è stata un disastro, il centrocampo lento, impacciato e senza idee, mentre Čolak è ormai da tempo un corpo estraneo. Incredibile come sia riuscito a gettare alle ortiche due palle gol…
In quattro partite l’allenatore Simon Rožman ha mandato in campo ben 25 uomini, alla ricerca della squadra giusta. Non l’ha trovata. I tempi stringono, l’Hajduk ha rinviato la sfida di domenica (in momenti di crisi come questi i dalmati sono… un’aspirina: Rožman li ha battuti tre volte su tre!), ma il 24 settembre a Rujevica arriverà l’Aris o il Kolos. Il Rijeka deve trovare l’energia e la strategia, come direbbe Rožman, per riscattarsi. Quasi tutto da buttare quanto messo finora in mostra. Dieci giorni di lavoro intenso, con troppa gente decisamente fuori forma.

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