«Quaderni»: in primo piano la vita del Beato Francesco Bonifacio

Rimangono gli oggetti che negli anni del suo ministero usava nella vita quotidiana e durante la liturgia nella chiesa della curazia a lui affidata, Santo Stefano a Villa Gardossi, oggi Crassiza

Il Beato Francesco Bonifacio

È stato pubblicato il nuovo numero della collana “Quaderni” a cura del Gruppo “Amici di don Francesco” e promosso dall’Azione Cattolica di Trieste. La collana mette in primo piano la vita del Beato Francesco Bonifacio: dopo i primi nove quaderni nei quali sono stati trattati precisi argomenti e frammenti di storia di Bonifacio quali esercizi spirituali, la virtù e il martirio, numerose testimonianze del fratello e dei paesani di Crassiza, nonché racconti attinti dalle importanti ricerche di Mario Ravalico inerenti la vita, la spiritualità e il suo servizio pastorale, la decima pubblicazione si occupa delle reliquie del Beato.

 

 

Il sacerdote ucciso
Come rilevato dal Gruppo “Amici di Don Francesco”, non esistono reliquie del corpo, come in genere avviene per gli altri santi e beati: i suoi resti, infatti, non vennero mai ritrovati, né si ha la certezza di dove si trovino. Si è voluto celare ogni particolare di questo martirio: il misfatto, i responsabili, il luogo stesso e quindi anche i resti del sacerdote ucciso. Oggi del Beato rimangono altre reliquie, che per questo motivo risultano ancora più preziose e vanno conservate con cura, oggetti che negli anni del suo ministero usava nella vita quotidiana e durante la liturgia nella chiesa della curazia a lui affidata, Santo Stefano a Villa Gardossi, oggi Crassiza. L’intenzione del Vescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi era di raccogliere tutte le reliquie del Beato e di presentarle ai sacerdoti della Diocesi, riuniti in Cattedrale nel giorno del Giovedì Santo, che si sarebbe legato alla memoria del Beato don Francesco, nello stesso luogo in cui era stato unito al presbiterio nel sacramento dell’ordine sacro e in cui è stato proclamato Beato. Tuttavia le vicende connesse all’emergenza sanitaria in atto hanno costretto a rinviare questa celebrazione a un’altra data.

La copertina del volume

La fascia e il berretto quadrato
Tra le reliquie si trovano una fascia di seta nera, che termina con una frangia che scendeva sulla gamba sinistra, e il berretto quadrato. In determinate occasioni don Francesco la indossava ponendola sopra la veste talare nera, a cingere la vita. Durante il giorno portava il berretto quadrato, anche quando andava in visita alle famiglie sparse nelle varie borgate. Non manca nemmeno la cotta bianca abbellita con preziosi merletti lavorati a mano nelle parti finali delle maniche, un dono degli zii paterni. Don Francesco la indossava sopra la veste talare come abito corale o per le azioni liturgiche al di fuori della Santa Messa. La stola, finemente ricamata, donata dai suoi giovani del Circolo San Giorgio dell’Azione Cattolica di Pirano, è stata indossata la prima volta dal Beato il giorno della prima Messa, il 3 gennaio 1937.

Il calice e la patena
Il calice con il quale don Francesco aveva celebrato la sua prima Santa Messa era stato donato dalle ragazze appartenenti alla Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica della sua cittadina, come confermato dall’iscrizione che si trova sulla base del calice stesso. Insieme al calice, la patena, cioè il piattino dorato sul quale viene posta l’ostia. Due reliquie, alle quali nel volume è stato dato ampio spazio, sono il cilicio, due catenelle di ferro munite di punte acuminate rivolte verso l’interno che, come strumento di mortificazione cingeva le caviglie, e il breviario per la preghiera personale della Liturgia delle Ore, che don Francesco portava sempre con sé.

La stola con il berretto

Segno di gratitudine
Il fratello del Beato, Giovanni, rivolgendosi al Vescovo di Trieste mons. Eugenio Ravignani, disse al termine della celebrazione del rito della beatificazione nell’atto di donare alla Diocesi alcune delle reliquie: “In questa circostanza, come segno della gratitudine mia e dei miei familiari, ho deciso di donare alla Diocesi, tramite la sua persona, il calice della prima Santa Messa di mio fratello e la stola che indossava nella processione che lo aveva accompagnato nel percorso da casa al Duomo di San Giorgio, di Pirano. Sono delle reliquie che ho conservato. Ora sono a disposizione Sua e di quanti vorranno onorare e pregare il Beato don Francesco Bonifacio”.

Per completezza, è opportuno ricordare anche le reliquie donate dal fratello del Beato alla Chiesa di Parenzo e Pola: una cotta bianca e un piccolo crocifisso che gli era stato donato dai seminaristi di cui era stato prefetto a Capodistria.

La teca con le reliquie

Il martirio
Il breviario invece, venne regalato a don Francesco, per la sua ordinazione a suddiacono, da don Fortunato Fornasaro, allora rettore del seminario minore di Capodistria. Era il 2 novembre 1936, una data che don Francesco stesso annota in fondo al breviario, su una pagina bianca. Per don Francesco quel libro di preghiere, il Breviarium Romanum, scritto tutto in latino come a quel tempo la Chiesa usava, è stato un fedele compagno della sua breve vita: lo accompagnava sempre, in tutti i momenti, soprattutto quando andava nei borghi e nei casolari sparsi nel vasto territorio della sua curazia per incontrare le persone ammalate o per fare il catechismo. Si sa da alcune testimonianze dirette, rilasciate una trentina d’anni dopo il martirio, che quando don Francesco venne arrestato sul sentiero che scende dal monte Ciuchet verso il bivio tra Danielisi e Radanici, egli teneva tra le mani proprio quel libretto di preghiere – il suo breviario – che recitava sottovoce, e che continuò a tenere in mano fino al momento finale del suo martirio. Poi quel breviario scomparve e se ne perse ogni traccia, per riapparire, in modo misterioso, molti anni dopo, all’inizio degli anni ’60.

La ricerca dei resti
Numerose sono state le ricerche negli anni per attingere informazioni relative alla sparizione del Beato e ai suoi resti, ma senza particolare effetto. Anche perché, nel frattempo, le persone che potevano sapere anche solo qualche frammento di verità erano in gran parte ormai decedute. Ora, però, una nuova luce di speranza si è accesa sull’orizzonte. Nel 2011, infatti, il Parlamento croato ha approvato un’importante legge che prevede la ricerca dei resti di tutte le persone che in Croazia, e quindi anche in Istria, nell’immediato dopoguerra, a seguito dei crimini commessi dal regime comunista jugoslavo, sono state uccise e fatte sparire. C’è un elenco preciso di persone scomparse che comprende anche don Francesco Bonifacio. La Chiesa croata segue con grande attenzione queste indagini, anche perché sono numerosi i sacerdoti che vennero uccisi e poi fatti sparire nel territorio dell’attuale Croazia.

Il breviario di don Francesco

La volontà di ricerca
“Certamente la ricerca non sarà né breve né facile, sicuramente impegnerà molte energie, di ogni tipo, ma la volontà di cercare appare sincera e determinata. Lo dimostrano i ritrovamenti di Castua (vicino a Fiume), di Nerezine (sull’isola di Lussino) e quelli recentissimi della grotta Jazovka, non lontano da Sošice, nel comune di Žumberak, al confine con la Slovenia. Ecco perché il tempo davanti a noi, al di là dei risultati pratici che potranno essere ottenuti, è sicuramente un tempo di attesa e di speranza, che potrà dare nuovi sviluppi e forse qualche novità. Sicuramente contribuirà a pacificare gli animi e a guardare con maggior positività alla nuova Casa comune europea”, conclude Ravalico.

Facebook Commenti