L’istruzione italiana a Fiume: ciò che i nostri avi hanno custodito lavorando sodo

A colloquio con la curatrice Martina Sanković Ivančić alla vigilia della presentazione del volume scritto da due compianti storici fiumani, William Klinger e Silvana Mazzieri

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L’istruzione italiana a Fiume: ciò che i nostri avi hanno custodito lavorando sodo

L’investimento nell’istruzione è un investimento per un futuro prospero e pacifico di cui tutti noi aspiriamo a far parte. La prima istituzione che iniziamo a frequentare una volta diventati un po’ più grandicelli è la scuola. Ed è proprio a scuola che impariamo a vivere in una comunità, a rispettarne le regole, a essere responsabili delle nostre azioni.

 

La scuola ha anche un ruolo centrale nel mantenimento della lingua, della cultura e delle tradizioni che con essa si esprimono. E la lingua è un pilastro dell’identità di ogni nazione. La nostra lingua è quella rappresentata dal modo di esprimersi dei componenti della Comunità nazionale cui apparteniamo, cioé l’italiano.

S’intitola “L’istruzione italiana a Fiume. Volume I. Storia delle scuole italiane a Fiume: dalle origini al 1945. Scuole elementari italiane ‘Belvedere’ e ‘San Nicolò’ (1945-2005)”, il volume scritto da William Klinger e Silvana Mazzieri e curato da Martina Sanković Ivančić, che verrà presentato domani, alle ore 18.30, nel Salone delle Feste della Comunità degli Italiani di Fiume.

Oltre alla curatrice, presenzieranno alla serata la presidente del sodalizio fiumano, Melita Sciucca e i membri del Comitato scientifico, Corinna Gerbaz Giuliano e Maja Đurđulov.

Il volume in questione nasce sulla falsariga di quello incentrato sulla “Storia dell’istruzione media superiore italiana a Fiume dal 1945 ad oggi” di Giuliana Marchig Matešić e Ilaria Rocchi Rukavina, conclusosi con la pubblicazione del volume nel 2008, a cura di Corinna Gerbaz Giuliano.

Il libro, un progetto editoriale e grafico, rispettivamente della Comunità degli Italiani di Fiume e dell’Edit, è stato scritto da due autori, un ricercatore e una professoressa di storia, che purtroppo ci hanno lasciati prematuramente, senza poter vedere la realizzazione del progetto a cui hanno lavorato con perseveranza. William Klinger, noto storico fiumano, la cui vita è stata tragicamente troncata a New York, assassinato nel 2015 in circostanze ancora poco chiare, e Silvana Mazzieri, redattrice della nostra Casa editrice e direttrice della scuola “San Nicolò”, che ci lasciava nel 2009.

Come ci è stato spiegato dalla curatrice del volume, Martina Sanković Ivančić, dott.ssa magistrale in Italianistica e Filosofia nonché giovane prof.ssa di Lingua e letteratura italiana, Filosofia, Logica ed Etica alla Scuola Media Superiore Italiana di Fiume, la storia delle scuole italiane dalle origini al 1945 e la storia delle scuole “Belvedere” e “San Nicolò” dal 1945 al 2005, sono temi che, nell’ambito di un progetto iniziale, erano stati assegnati a William Klinger e a Silvana Mazzieri.

“Personalmente ho sempre stimato prioritario il ‘contenuto’ e quando ho sfogliato quelle pagine mi sono resa conto che l’involucro disorganico in cui si presentavano nascondeva dati importanti”, esordisce la nostra interlocutrice, consapevole sin da subito della mole di lavoro che la attendeva. Ha pensato quindi di dare una mano tanto che oggi ci troviamo dinanzi a un volume di ben 380 pagine.

È stato comunque fondamentale l’aiuto degli eredi, Francesca Klinger e Gianna Mazzieri-Sanković, che sono potute intervenire quali portavoce degli autori, due storici di spicco della Comunità Nazionale Italiana.

Come recita il testo riportato sulla targa d’oro “Stemma della città di Fiume”, conferitagli nel 2015, Klinger “aveva un particolare talento per le ricerche d’archivio (…) era eclettico, serio, capace, preparato, coscienzioso, severo, ma nel contempo anche appassionato ed entusiasta ricercatore di tutto quello che il passato gli poteva offrire”.

A sua volta la ricerca di Silvana Mazzieri è improntata sui documenti conservati presso gli archivi delle due scuole elementari d’interesse, principalmente i verbali e gli albi o diari scolastici.

Nell’intervista concessaci, la curatrice Martina Sanković Ivančić illustra i punti cardine della storia delle scuole italiane a Fiume, dalle origini al ‘45, soffermandosi sull’importanza di un volume del genere sia per la nostra minoranza che per la maggioranza ma anche per gli studiosi che forse un giorno continueranno a fare ricerca in questo campo.

Gli allievi della ”Belvedere”, 1959

Passione per la ricerca

Come nasce l’idea di curare il progetto editoriale della Comunità degli Italiani di Fiume?

“L’idea di curare questo volume nasce in seno alle Assemblee della CI di Fiume, di cui sono membro già da quasi un decennio. Ebbene, questo progetto tornava spesso all’ordine del giorno, in quanto aveva incontrato mille avversità nella sua realizzazione. I due ricercatori ci avevano lasciati, l’una nel 2009, l’altro nel 2015, e non tutti volevano vedere l’opera pubblicata, un po’ per inerzia, un po’ per ostilità personali, un po’ per eccessivo rispetto della ‘forma’. La consigliera assembleare Mazzieri-Sanković, invece, continuava a ribadire l’importanza del volume e la portata che avrebbe avuto per il capoluogo quarnerino; siccome mi occupo di lettere e il campo della ricerca è una mia passione, ho pensato di prendere in mano la cosa. Vi sarebbe seguito un lavoro impegnativo, ma n’è valsa la pena, per gli autori che vi avevano dedicato gli ultimi anni delle loro vite, ma soprattutto per la CNI che attraverso le loro ricerche potrà veder uscire dall’ombra un importante tassello della propria storia”.

Che cosa rappresenta la storia dell’istruzione in lingua italiana a Fiume per la CNI ma anche per la maggioranza?

“Come ricordato da Umberto Eco nel discorso all’ONU del 2013, nessuna civiltà può sussistere e sopravvivere senza una memoria collettiva. Viviamo, purtroppo, nell’’era dello scatolame’, dell’informazione veloce, a portata di click, priva di spessore, dimenticata qualche secondo dopo esser stata letta (sempre che qualcuno abbia fatto lo sforzo di ricercarla). Se ne rendeva conto Santarcangeli già quarant’anni fa – figurarsi che cos’avrebbe detto oggi. La storia dell’istruzione in lingua italiana rappresenta esattamente un passo contro questa tendenza, contro la superficialità e la banalizzazione. Non so quanti si siano posti la domanda del perché dell’esistenza delle scuole in lingua italiana o del perché dovrebbero continuare a coltivare la lingua e la cultura italiane su questi territori. Questo volume potrebbe incitarli alla riflessione: da un lato potrebbe far apprezzare di più ai ‘rimasti’ ciò che i loro avi hanno custodito con duro lavoro, dall’altro ha la potenzialità di far avvicinare alla maggioranza la loro stessa città che, in alternativa, resta spoglia e arida, priva di quella ‘sostanza’ di cui si parlava prima”.

Quali sono le scuole che sono state incluse nel progetto?

“Le scuole incluse nel progetto, inizialmente, erano le quattro scuole elementari italiane – ‘Belvedere’, ‘Dolac’, ‘Gelsi’ e ‘San Nicolò’ – e vi avrebbero dovuto collaborare una quindicina di storici. Non entrerò ora nelle dinamiche di quel progetto iniziale perché sarebbe come aprire il vaso di Pandora. Dirò solo che grazie all’attuale presidenza della CI si è deciso di pubblicare ciò che avevamo – la storia delle scuole italiane dalle origini al 1945 e la storia delle scuole ‘Belvedere’ e ‘San Nicolò’ dal 1945 al 2005 – ovvero i temi che, nell’ambito del progetto iniziale, erano stati assegnati a William Klinger e a Silvana Mazzieri. La storia delle scuole rimanenti è stata assegnata, nel frattempo, a dei nuovi ricercatori e speriamo di vederne a breve la pubblicazione. Data la mole del primo volume (380 pagine), e prendendo in considerazione che si tratta di una lettura impegnativa, forse tale suddivisione alla fine renderà anche più scorrevole il testo”.

Gli alunni della I classe della ”Gennari”, 1971

Una storia, due punti di vista

Come si presentano i documenti di William Klinger e Silvana Mazzieri?

“I documenti di Klinger e Mazzieri, che a primo acchito potevano dar l’impressione di essere di stili diversi, ad una lettura più attenta ed approfondita si rivelano l’uno la natural prosecuzione dell’altro, sebbene i due ricercatori non abbiano concordato nulla. Ho avuto occasione di notare che la metodologia di fondo era la stessa – gli autori, infatti, in attesa degli altri ricercatori, avevano completato la prima fase del progetto, quella della raccolta dei dati presso gli archivi, e avevano stilato una prima bozza contenente, in sintesi, le questioni più importanti. Il punto più bello, quello in cui si mostrava palese l’autenticità storica delle loro ricerche, era il passo in cui esse si incontravano raccontando gli stessi eventi da due punti di vista diversi. Nell’estremo cronologico comune – il 1945 – i dati di Klinger si fondevano a quelli di Mazzieri, e diverse fonti (da un lato quelle dell’archivio statale e dall’altro quelle conservate presso le scuole) attestavano la medesima ‘storia’”.

Il libro è diviso in due parti. Raccontaci le caratteristiche di ciascuna unità.

“La prima parte è dedicata al saggio di William Klinger, incentrato sull’istruzione italiana a Fiume dalle origini al 1945, mentre la seconda presenta la ricerca di Silvana Mazzieri sulla storia delle scuole ‘Belvedere’ e ‘San Nicolò’ dal 1945 al 2005 – entrambe suddivise in sotto-capitoli in base ai vari periodi storici. Il lavoro di Klinger è accompagnato in appendice da documenti d’archivio e da bozze dell’autore che, per rigore scientifico, sono state lasciate inalterate rispetto all’originale. Nel testo di Mazzieri, invece, ogni capitolo è munito di una cronologia di eventi sotto forma di tabella per rendere più veloce ed efficace la ricerca di dati specifici ed agevolare gli studi futuri sul tema”.

Il ‘400 e gli inizi

A quando risale l’origine dell’istruzione in lingua italiana a Fiume?

“Stando a Klinger, l’origine dell’istruzione a Fiume si può far risalire al Quattrocento, periodo in cui presso gli ambienti ecclesiastici nascevano le scuole pubbliche. Per avere delle scuole così come le conosciamo noi oggi, però, si dovrà attendere fino al 1779, anno in cui, a seguito di una serie di riforme scolastiche, si cercherà di sostituire l’insegnamento in classe a quello individuale. Un periodo che, invece, potrebbe risultare particolarmente interessante è quello successivo alle vicende napoleoniche. Annota lo storico fiumano che in quel periodo nascevano le scuole ‘tedesche’, dove però l’insegnamento era integrato dall’uso della lingua italiana per facilitare la comprensione da parte degli alunni”.

Verbale della prova scritta di italiano, giugno 1952

Un ambiente elitario

A partire dal 1970, le scuole elementari con lingua d’insegnamento italiana in Istria e a Fiume hanno registrato un costante aumento del numero complessivo di alunni. Quali sono i cambiamenti cui si è andati incontro?

“Le scuole italiane a Fiume hanno avuto una storia molto travagliata. Per concentrarci solo al Novecento – se da un lato dal 1945 al 1964, causa le opzioni di molti cittadini fiumani nonché la paura di iscrivere i figli nelle scuole italiane, il numero di alunni era stato decimato (nella ‘Belvedere’, nelle sezioni italiane, da 405 si arriva a 65 alunni), dall’altro dal 1970 al 1990 si era registrato un aumento del numero complessivo di alunni pari al 97,9%. Tra i motivi di tale accrescimento va annoverata l’iscrizione presso le nostre scuole di numerosi alunni di nazionalità croata, i cui genitori iniziavano a percepire le istituzioni della CNI come un ambiente elitario”.

Gli anni Novanta

Nel 1991, a seguito della guerra patriottica, si avrà un’ulteriore riforma. Quali ne saranno le conseguenze?

“A seguito della riforma scolastica del 1991 verranno rivoluzionati tutti gli aspetti rilevanti del processo didattico: verranno riorganizzati la norma settimanale e l’orario lavorativo, introdotti nuovi libri di testo (dai quali saranno rimossi tutti gli argomenti vicini all’ideologia comunista), verranno preparati nuovi programmi d’insegnamento e sarà introdotta l’ora di religione. Nel decennio successivo, inoltre, nelle scuole italiane si rifletterà molto sull’incremento del numero di situazioni ‘naturali’ di comunicazione, dove la lingua verrebbe utilizzata per stabilire rapporti interpersonali, partecipare ad eventi o scambiare informazioni. Un aspetto che, del resto, le scuole della minoranza hanno sempre cercato di coltivare, con gite d’istruzione, scambi interculturali, rassegne artistiche e gare sportive, corsi d’aggiornamento e altro, come attesta la ricerca di Mazzieri”.

Quali fonti e archivi sono stati consultati dai due autori?

“Il saggio di Klinger si basa soprattutto sui documenti rilevati presso l’Archivio di Stato di Fiume, mentre la ricerca di Mazzieri è improntata sui documenti conservati presso gli archivi delle due scuole elementari d’interesse, principalmente i verbali e gli albi o diari scolastici. Va sottolineato che, per la scuola ‘Belvedere’, tali archivi erano molto spogli per gli anni del periodo jugoslavo, ma in fondo è il volume stesso a spiegare le ragioni di tale situazione”.

Una base per le ricerche future

Quali sono state le sfide affrontate durante la cura del volume?

“La prima più grande sfida è stata quella di elaborare ed amalgamare i testi forniti dagli autori rendendo la lettura più fruibile senza, però, fare qualche torto alla volontà degli autori oppure alterare minimamente il contenuto. Ci sono stati momenti in cui i membri del comitato scientifico ed io avremmo voluto semplicemente poter chiedere agli autori che cosa avrebbero voluto dire con quella data nota o con quell’altra abbreviazione, o come avrebbero voluto integrare quell’allegato o quell’altro capitolo di cronistoria. D’altronde, loro stessi non potevano sapere che non avrebbero visto di persona la seconda fase di realizzazione del progetto e, pertanto, era nostro obbligo morale cercare di fare il massimo e rendere pubblici i risultati delle loro ricerche. Solo in questo modo tali lavori potranno prestarsi come oggetto di studio e di approfondimento per gli altri ricercatori. Le sfide non mancavano, ma per fortuna sono state ovviate, anche grazie al prezioso aiuto di chi ha creduto in questo progetto. È stato fondamentale l’aiuto degli eredi, Francesca Klinger e Gianna Mazzieri-Sanković, che sono potute intervenire quali portavoce degli autori, delle direzioni e segreterie delle scuole, in particolar modo della segretaria Annamaria Persić, del comitato scientifico, Gerbaz, Đuđulov e Mazzieri, con le ripetute revisioni e osservazioni analitiche, nonchè della presidente della CI, Melita Sciucca che, contrastando i donabbondieschi ‘questo libro non s’ha da fare’, esclamava ‘il libro si farà’!”

Qual è l’importanza del libro che verrà presentato domani alla Comunità degli Italiani di Fiume?

“Penso che sarebbe troppo ingenuo sperare che questo libro risvegli connazionali e non, spingendoli a fare di più per questo ormai minuto microcosmo etnico. Tuttavia, se esso arriverà a smuovere anche un solo concittadino, inducendolo ad approfondire le sue ricerche, a condividerle con chi scrive ormai di tutto a proposito del capoluogo quarnerino inventandosi la storia ad hoc, oppure con chi semplicemente vorrebbe conoscere meglio la storia di questa città tanto contesa nel corso dei secoli, potremo dirci soddisfatti. È un atto di umanità, per chi ha calpestato queste vie prima di noi e per chi è entrato in quelle aule, senza libri di testo, senza colleghi, e talvolta anche per un solo allievo, spianandoci la strada”.

Salvaguardare la tradizione e l’identità

Sei docente di Lingua e letteratura italiana, Filosofia, Logica ed Etica alla Scuola Media Superiore Italiana di Fiume. Qual è la situazione attuale dell’istruzione italiana nel capoluogo quarnerino?

“Le scuole italiane hanno dato molto, basti pensare agli allievi che ne sono usciti cimentandosi poi a livello internazionale nei campi più disparati: impiegati al CERN, addottorati alla Sorbona, alla Sapienza o al KAUST – per menzionare alunni provenienti proprio dalla ‘Belvedere’ e dalla ‘San Nicolò’ – ma non sto poi ad elencarli perché la lista si fa lunga. Tuttavia, ho la sensazione che la sensibilità verso la lingua e la cultura italiane si sia affievolita. Diamo per scontato che ciò che abbiamo ci sarà sempre e non vediamo che, invece, c’è chi prima di noi ha porto numerosi sacrifici, anche personali, per portare le istituzioni italiane a questi livelli. Eppure, Klinger e Mazzieri ci mostrano come la presenza di un’etnia in un territorio sia una cosa effimera e che basta un nonnulla per farla sparire. Certo, possiamo anche essere più ottimisti, perché con qualche piccolo accorgimento quegli allievi meritevoli potrebbero tornare negli ambienti dai quali erano partiti ed offrire il loro contributo per mantenere viva la tradizione, la cultura e l’identità di questo popolo nel popolo. Si potrebbero fare tante cose, basta non lasciarsi travolgere dall’inerzia e dalla comodità”.

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