Giornalismo «di frontiera». CNI Storia, sfide e opportunità

Dario Saftich è stato il relatore della conferenza organizzata dal Dipartimento di Italianistica di Fiume

Il relatore Dario Saftich

Nell’ambito del progetto PerPeTuUm aGile, promosso dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Fiume con l’obiettivo di risolvere il problema della carenza di insegnamenti pratici all’interno dei programmi di studio universitari, il Dipartimento di Italianistica ha organizzato la conferenza online “Giornalismo e attività pubblicistica della Comunità Nazionale Italiana a Fiume e oltre”. La lezione, tenutasi ieri per il tramite della piattaforma MsTeams, è stata condotta da Dario Saftich, da lunghi anni giornalista, redattore e opinionista del nostro quotidiano

 

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Cenni storici
Al fine di inquadrare il ruolo che il giornalismo della CNI assume al giorno d’oggi, Saftich è partito dal contesto storico in cui sono stati fondati e le modalità con cui si sono sviluppati i quotidiani e periodici della Comunità Nazionale Italiana. Soffermandosi, in particolare, sui giornali fondati a cavallo tra il XIX e il XX secolo, il relatore ha spiegato che si tratta di pubblicazioni caratterizzate, inizialmente, da grande fermento politico che progressivamente culmina negli anni del secondo conflitto mondiale. Per quanto riguarda, nello specifico, il nostro quotidiano, il Saftich ha puntualizzato che, dopo la fondazione nel lontano 1889 e le successive interruzioni nella pubblicazione, a partire dal 1944 “viene stampato un foglio ciclostilato chiamato proprio ‘La Voce del Popolo’ perché si richiama alla testata storica degli autonomisti fiumani e viene quindi preso dal movimento comunista come proprio simbolo”. Infatti, l’anno scorso, la “Voce”, oltre a celebrare il 130.esimo anniversario della fondazione ha festeggiato anche i 75 anni di attività ininterrotta.

La minoranza, una realtà nuova
In seguito, con la fine della Seconda guerra mondiale, i quotidiani e periodici italiani pubblicati nei territori dell’Istria e del Quarnero subiscono una profonda trasformazione. “Nel 1945, con l’annessione di Fiume e dell’Istria alla Jugoslavia socialista e alla Croazia socialista nel suo ambito, i giornali si ritrovano a dover fare i conti con una realtà nuova”, ha puntualizzato Saftich. “Una realtà – ha proseguito – in cui gli Italiani, che prima erano una componente importante e maggioritaria dei principali centri urbani, si ritrovano a essere sempre più in minoranza”. In questo contesto, “La Voce del Popolo” inizia man mano a perdere la sua componente ideologica “per diventare un giornale che deve difendere gli interessi, la cultura e la presenza linguistica italiana in queste terre”. Infatti, dal momento in cui gli Italiani dell’area si trasformano in minoranza nazionale, si palesa la necessità di tutelare, oltre che lo status sociale, anche l’identità culturale e linguistica di tali popolazioni. Data la riduzione del numero di persone di nazionalità italiana tra gli abitanti della regione, una parte delle pubblicazioni vengono soppresse o incorporate da altri periodici, come è il caso del quindicinale “Panorama”, che incorpora tre riviste pubblicate precedentemente, come il mensile per ragazzi “Il pioniere”, con il quale “si cercava di unire il mondo della stampa al mondo della scuola”, come spiegato da Saftich. Questi periodici verranno pubblicati, a partire dal 1952, dalla casa editrice EDIT Edizioni Italiane, fondata da parte dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, che nel 1959 arriverà a incorporare anche “La Voce del Popolo”. Inoltre, la casa editrice, oltre a stampare libri per le scuole della minoranza, assume ben presto il compito di pubblicare testi legati all’identità culturale e linguistica della Comunità Nazionale Italiana della regione. Successivamente, a partire dal 1964, viene pubblicata la rivista trimestrale d’arte e di cultura “La Battana”, che “assume l’eredità di quella che era la parte letteraria dell’editoria italiana in queste terre”, come puntualizzato dal relatore.

La casa editrice EDIT Edizioni Italiane è stata fondata da parte dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume

La stampa italiana in Croazia
Si spiega così quella che è la principale peculiarità della stampa italiana in Croazia. “Vivendo in simbiosi con un altro mondo culturale, è un giornalismo tipicamente di ‘frontiera’, che però ha un suo fondamento storico”, ha spiegato Saftich. In altre parole, la stampa italiana in Croazia si trova a dover fare i conti con contesti politici, sociali e culturali molto specifici, che quindi si discostano molto da quelli presenti in Italia. Una delle conseguenze di questa particolare realtà si riflette nel contesto linguistico di tale giornalismo. Come puntualizzato dal relatore, “la lingua italiana che noi usiamo non può essere del tutto uguale a quella utilizzata in Italia. Bisogna tener conto – ha proseguito – della presenza del contesto linguistico e amministrativo della Croazia”. Tale questione è evidente soprattutto nelle differenze tra i contesti amministrativi, giuridici e politici dei due Paesi: la traduzione di termini specifici riferibili a tali ambiti risulta spesso particolarmente complessa in quanto si tratta, appunto, di strutture non presenti in Italia. Data l’assenza di traduzioni ufficiali in lingua italiana di espressioni tipiche del contesto politico-amministrativo della Croazia, il compito del giornalismo della minoranza è molto spesso quello di formulare traduzioni bilanciando le specificità della lingua italiana e la realtà del quadro politico, sociale e amministrativo della Croazia.

La trasformazione digitale
L’incontro è stato mediato da Gianna Mazzieri-Sanković, docente e responsabile del Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume e da Maja Đurđulov, assistente presso il medesimo Dipartimento e presidente del Comitato di Fiume della Società “Dante Alighieri”. L’ultima parte della conferenza è stata dedicata al dibattito su alcune questioni legate, oltre che alla situazione della stampa della CNI, anche al futuro del giornalismo stesso nell’epoca contemporanea. Alla domanda riguardante l’influenza della tecnologia sulla stampa e alla trasformazione digitale dei periodici, con una possibile scomparsa del giornale stampato, il relatore ha puntualizzato che, a suo parere, “il giornalismo stampato non si estinguerà, bensì dovrà svilupparsi tenendo conto di non competere quanto a notizie con i portali, dato che questi ultimi vengono redatti in tempo reale. Il giornalismo – ha aggiunto – si sta modificando. Il quotidiano diventa quello che una volta era il settimanale, ovvero un giornale in cui si cerca di fornire degli approfondimenti e dare delle spiegazioni. L’Internet ha già modificato il giornalismo della carta stampata”.

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