Come un pellegrino sul pavimento a scacchi

Il mosaico come simbolo e spunto di riflessione... dopo un viaggio a Edimburgo

Edimburgo, capitale della Scozia

Appena mi libero della mia guida, lo zelante Paul, tolgo le scarpe per camminare su quel pavimento lucido a scacchi bianco e nero, chiudo per un momento gli occhi e avverto sotto ai piedi il porfido ben levigato e freddo del tempio. Comincio un sogno ad occhi aperti e mi catapulto a interpretare da profano la parte finale di un rito segreto d’iniziazione che si consuma da centinaia di anni.

Un sogno a occhi aperti…

Bendato, timido sui miei passi, vengo condotto da una mano esperta in uno spazio che in quel buio avverto di grandi dimensioni per l’eco di rumori metallici disorganizzati. Qualche secondo di silenzio, alcune frasi e domande di rito e infine mi viene tolta la benda. La vista, sotto la fioca luce delle candele, mette a fuoco sagome scure incappucciate; tengono una spada puntata su di me, a pochi centimetri dal mio nudo petto. Smarrimento e respiro breve lasciano riprendere alla ragione il controllo, per ricordarmi che in fondo si tratta solo di un rito. A poco a poco recupero anche la percezione del mio piede destro, scalzo, intirizzito dal freddo e incorniciato all’interno del perfetto quadrato di porfido bianco. Mi vedo dall’alto come un puntino, una macchia su un lungo pavimento a mosaico, a sua volta parte di un immenso disegno architettonico di simboli, in dialogo tra loro, per formare il tempio massonico. Gli incappucciati non sono altro che il “maestro venerabile” insieme agli altri “fratelli” della Grande Loggia di Scozia d’Edimburgo. Il simbolo del mosaico sotto ai miei piedi con la pratica e la frequentazione diventerà parte della mia coscienza, ma dovrò compiere molti passi su quell’alternanza di tessere “bianche e nere” puntando sempre lo sguardo a oriente, all’ara del tempio, dove sorge il sole. Molte volte alternerò l’irrazionale alla ragione, come il pavimento passa di continuo dal buio alla luce. Nel rito di passaggio da profano a fratello ho iniziato a mettere le fondamenta al mio tempio interiore, a percepire un cambiamento: una rinascita?

Il ritorno alla realtà

Questo è quello che mi sarebbe successo se fossi stato iniziato come massone. La realtà invece è che in quel tempio, la Gran Loggia di Scozia, ci sono stato da visitatore o meglio da “pellegrino” per tornarci, il giorno seguente, da spettatore a un’esibizione di un comico inglese, essendo il tempio anche “venue”, cioè sede di spettacolo per il Fringe Festival d’Edimburgo.
La massoneria inglese non sembra volersi nascondersi né avere segreti inaccessibili; forse perché meno travolta che in altri Paesi da fatti di cronaca in cui si racconta di accordi con il mondo della politica e della criminalità organizzata. Da una lunga conversazione con lo zelante Paul mi sembra di capire che che in Scozia la massoneria operi apertamente per generare riflessioni e cambiamenti stimolanti, non solo all’interno della loggia stessa, ma anche nella società. Alla Grande Loggia di Scozia, attraverso quella visita egregiamente condotta da Mr. Paul, sono riuscito ad afferrare e mettere insieme un poco di quella ragnatela di fili che attraverso simboli, riti e oggetti creano il complesso sistema etico, filosofico e metafisico della massoneria.
Quel giorno a Edimburgo mi sono sorte nuove domande, alimentando la mia personale ossessione nell’andare alla scoperta di pavimenti a mosaico nelle chiese, sedi ospitanti naturali, per ritrovarli anche nei film e nei video musicali.

Alla ricerca del simbolo

La ricerca di questo simbolo, mi ha portato non solo all’idea – non troppo bizzarra ma mai realizzata –, di far piastrellare il corridoio di casa ma anche a investigarlo a fondo. Sono andato a rivedere anche alcune sequenze di film come: L’avvocato del Diavolo, Inception, Matrix, Constantine, Resident Evil, Terminator 2, ma anche film più apprezzati dalla critica quali Arancia Meccanica e Eyes Wide Shut di Kubrick e alcuni video musicali di Katy Perry, Beyoncé, Tom Jones e dei Dire Straits. Spesso ci sono delle associazioni tra ciò che accade nel frammento analizzato e i simboli massonici; in questo caso con l’uso del pavimento a mosaico, ma si potrebbe anche fare con altri simboli come ad esempio l’occhio della provvidenza.

Messaggi subliminali o estetica?

Il più delle volte il tema è quello del potere e del controllo, vicino al simbolismo del gioco degli scacchi, della lotta tra bene e male, ma anche del complotto, in cui l’élite avrebbe il controllo su ogni mossa decidendo le sorti di deboli ignare pedine. Soffermiamoci sul video-animazione dei Dire Straits, uscito negli anni ‘80 per MTV e intitolato: Money for nothing. Il video è ispirato a uno sfogo a cui Knopfler, compositore e leader della band, assiste casualmente in un negozio di elettrodomestici. Nel magazzino di un negozio due commessi si lamentano di come per le rock star sia facile essere miliardari senza lavorare. Knopler resta colpito dalla figura di uno dei corpulenti commessi che indossa una maglietta a scacchi. È difficile quindi pensare a una lettura esoterica. In questo caso quali messaggi subliminali vorrebbero comunicare i Dire Straits? È più facile credere che si sia trattato di una rielaborazione creativa, su cui si è costruita tutta l’animazione che accompagna quel capolavoro musicale. Legare il simbolo del pavimento nel mondo dell’arte a un potere nascosto, occulto, può essere anche una scelta “politica”, un po’ superficiale a mio avviso, ma potrebbe essere anche solo estetica; come nell’arredare con il mosaico a scacchi pavimenti di bagni e corridoi, come sempre più spesso avviene nei ristoranti e negli hotel.

«Via larga» e «Via stretta»

Battute a parte, appare più profonda una lettura che va oltre il dualismo e guarda alla stratificazione di significati che si possono trovare nel mosaico bianco-nero. Ritengo utile leggere la dottrina sui simboli di importanti studiosi come Mainguy o di filosofi come Chavalier, ma vivere esperienze e creare connessioni personali, senza perdere il contesto della ricerca, dà molta più soddisfazione. Ad esempio, lasciando aperto il lavoro dell’inconscio, è stato Papa Francesco a rivelarmi un significato del pavimento a scacchi. A essere più precisi, la rivelazione è arrivata leggendo un libro scritto da vaticanisti e incentrato sui viaggi del Papa dal titolo: Pellegrino tra le periferie del mondo. Ecco il mio viaggio di piacere a Edimburgo l’ho rivalutato alla luce di questa lettura fatta in seguito. Non ero solo turista attratto da una bellissima città, dal colle Arthur, dal castello e dagli Shortbread, i biscotti al burro, ma avevo anche una meta a cui all’inizio del viaggio non avevo dato troppo peso: il tempio e il suo pavimento. Il mio status dopo quell’esperienza era mutato da “errante” a “pellegrino”. Avevo bisogno di abbandonare la “via larga”, per citare il Vangelo secondo Matteo, e cominciare a muovermi con una certa pianificazione, con degli obiettivi, come fanno i pellegrini… Il pavimento tra i sui vari insegnamenti mi ricorda intanto che nell’attraversare il bene e il male della vita, occorre tenere presente un certo equilibrio, “tenere sempre i piedi bene a terra”. Non solo. Leggendo la ritualità massonica dei tre gradi – apprendista, compagno e maestro – ho scoperto che si deve camminare con passi diversi a seconda del grado massonico e che il percorso va ripercorso più volte. Esistono la “Via larga” che procede di tessera in tessera, alternando e attraversando il bianco al nero e la “Via stretta”, che passa lungo la linea di confine fra il bianco e nero, dove le tessere sono unite senza fessure da un cemento invisibile. È un modo di procedere più faticoso, spinto dal dovere, presuppone una meta e va ripercorso, ma è ricco di soddisfazioni.

Verticalità, la connessione con l’alto

Attraverso la “Via stretta” nel pavimento-scacchiera-mondo si arriva a tendere verso la verticalità. Il pavimento è in connessione con l’alto, la volta del cielo; la connessione a Dio? In effetti, in termini simbolici, se consideriamo il mosaico nella sua totalità come un rettangolo e tracciamo una linea verticale da ciascun angolo di questo perimetro dirigendola verso il centro, ecco apparire quattro triangoli; elaborando ancora il tutto in maniera tridimensionale, vediamo emergere una piramide; luogo sacro per eccellenza. È un altro simbolo che parla al nostro inconscio, come il pavimento a mosaico, supera la dualità per esprimere la sintesi tra il mondo magico, legato ai riti funerari o passaggio a una vita sovra-temporale e un mondo razionale, che evoca la geometria e i mondi di costruzione.

Il simbolo e il tempio interiore

Ogni simbolo va ricostruito all’interno di noi stessi, per riconoscere che siamo fatti di tante tessere di pietra “da levigare” in quell’eterna azione di miglioramento che dovremmo compiere come esseri umani. La scacchiera è anche la trama della nostra vita, direbbe Shakespeare, un filo intrecciato, buono e cattivo insieme in cui un uomo dovrebbe essere in grado di distinguere i fili, non importa quanto annodati. Questo è l’obiettivo del peregrinare continuo della vita, in un bellissimo gioco di opposti mescolati, come il simbolo dello Yin/Yang, in una visione oltre il duale del buono e cattivo, dell’uomo e della donna, ma anche delle tenebre e della luce. Nella condizione umana ogni elemento racchiude il suo contrario perchè senza la spinta irrazionale ad esempio l’uomo non sarebbe sceso dagli alberi e non avrebbe poi affrontato con logica e metodo i mari, alla scoperta delle Americhe; ed è grazie a questo superamento della dualità che la scienza è andata avanti per portarci il progresso.

Immaginazione e ragione

Il simbolo del pavimento racchiude anche il divenire continuo dell’immaginazione nella ragione e viceversa; in questo caso il conflitto, l’energia che si genera è la chiave stessa per il suo superamento. Mi piace pensare che in questo modo le connessioni che si vengono a creare non siano solo nella mia mente, ma siano dei veri e propri nuovi circuiti, percorsi neurali che si aprono nel mosaico del mio cervello. Se all’inizio di questa storia m’immaginavo come una macchia, un punto dimenticato nella grande scacchiera del tempio, dopo questo mio “peregrinare”, mi rendo conto di essere parte di un progetto più ampio… È un itinerario sempre in atto, difficile e incerto, ora pieno di sole, ora spazzato dal vento e dalla pioggia, sottile come una lama di rasoio, ma che vale la pena percorrere non solo nello studio solitario ma anche nella vita di ogni giorno.

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