Ad Abbazia i Cemetery Days

Abbazia ospita in questi giorni la quinta edizione dell’Adriatic Cemetery Days

Il cimitero di Volosca Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Abbazia ospita in questi giorni la conferenza “Adriatic Cemetery Days” (Giornate dei cimiteri dell’Adriatico), giunta alla sua quinta edizione. Organizzato dalla rivista Komunal e dal Centro per lo sviluppo e gli investimenti INNinvest.eu, con il supporto dell’Ente per il turismo del capoluogo liburnico, l’evento, che ha preso il via domenica e si concluderà oggi, ha come obiettivo unire tutti i profili professionali che sono coinvolti nell’attività dei cimiteri e in quella delle municipalizzate affini, per discutere delle problematiche cimiteriali anche (e soprattutto) in questo periodo di pandemia. “Compito di noi tutti è svolgere al meglio le singole mansioni affinché le nostre offerte e servizi risultino impeccabili per gli utenti finali ovvero gli acquirenti. Nei tre giorni di conferenza discuteremo per lo più dei problemi legati alla pandemia e a tutti quei fattori a noi ancora sconosciuti, che influiscono sul nostro lavoro. Dobbiamo sempre sapere come approcciarci alle famiglie che hanno perso i loro cari, come prepararle ad affrontare il lutto, specialmente se causato da un virus che ancora non conosciamo bene. Non è facile e bisogna avere molta empatia. Anche se a livello nazionale il numero dei decessi per Covid ha superato le 10mila vittime, penso che in Croazia tutto sia organizzato al meglio. Il lavoro dell’impresario delle pompe funebri è di per sé molto complesso e richiede grande inclusione emotiva. Chiunque la pensi altrimenti sbaglia, perché di fronte a delle tragedie non è possibile rimanere indifferenti”, ha spiegato Petar Bilobrk, presidente dell’associazione delle municipalizzate presso la Camera nazionale del commercio, nonché direttore del cimitero Lovrinac di Spalato.
Tomislav Okroša, deputato al Sabor e sindaco del Comune di Dubrava, ha dichiarato di essere molto fiero del funzionamento e dell’aspetto di tutti i cimiteri nel Paese, che rappresentano la nostra cultura, la tradizione, la storia e i vari credi religiosi. “Il mio prossimo impegno sarà trovare dei finanziamenti a livello europeo che, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2027, potrebbero venire investiti nell’infrastruttura degli stessi in modo da ‘includerli’ nella vita di ogni giorno e non soltanto nei momenti di lutto”, ha precisato Okroša.

Tomislav Okroša

Un tema complesso, come dichiarato dal vicepresidente della Regione, Petar Mamula, poiché non possono venire gestire allo stesso modo i grandi cimiteri e quelli dei piccoli abitati. “Assicurare i finanziamenti necessari rappresenta un grande sforzo per le unità di autogestione locale, visto che per il momento non esistono dei fondi europei che andrebbero a finanziare questi interventi nei cimiteri”, ha spiegato Mamula.

Petar Bilobrk

L’influsso della pandemia

I cimiteri esistono dall’epoca più remota e sono un segmento molto importante, anche per scoprire la storia di un popolo. Al giorno d’oggi si presentano sempre di più come dei luoghi da visitare anche per puro piacere, in cui passeggiare lungo i viali o addirittura in cui praticare jogging, come ad esempio ad Amsterdam. “Visitando un cimitero possiamo scoprire tutto il patrimonio storico–culturale – ha detto Nives Torbarina, direttrice della municipalizzata Kozala di Fiume –. Dobbiamo informare meglio i nostri cittadini affinché non associno i cimiteri soltanto a dei brutti momenti”.

Il cimitero di Volosca

Tra i relatori anche Domen Kokalj, del cimitero Žale di Lubiana, il più grande in Slovenia, il quale ha parlato dell’attività durante la pandemia. “Quando abbiamo visto le immagini di Bergamo un anno fa, eravamo convinti che una cosa del genere non sarebbe mai accaduta da noi. E invece, tutto d’un tratto, siamo stati colpiti da un numero crescente di decessi, per il quale non eravamo pronti. Se prima avevamo circa 10 morti al giorno, nel giro di alcuni giorni siamo saliti a 40. Non avevamo personale e tantomeno attrezzatura per fare fronte a questo nuovo momento. Non sapevamo come comportarci, come seppellire le persone morte per Covid, quali casse usare… A un certo punto ci siamo ritrovati con 770 corpi chiusi nelle celle frigorifere. Bisognava intervenire e non sapevamo come. Nel 2020 abbiamo avuto il 17 p.c. in più di decessi in rapporto al 2019. Non è tanto per un anno, ma se andiamo a considerare il fatto che soltanto nel mese di novembre del 2020 c’è stato un aumento dell’85 p.c. rispetto allo stesso mese del 2019, allora il problema assume un peso diverso”, ha concluso Kokalj.

Alla conferenza di ieri si è parlato dell’attività dei cimiteri nell’era Covid

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