Pola. Il Marina Veruda attende i suoi diportisti

Imbarcazioni in attesa di equipaggio

Sono due i volti del Marina di Veruda: quello florido e solare del 2019 e quello brullo e desolato del 2020. Il turismo nautico è finito in totale stato di ibernazione, come il resto del mondo, castigato dalla presenza inclemente del coronavirus. A fine aprile – inizio maggio Di un anno fa, il porto nautico era già tutto un formicaio, pullulante di diportisti e addetti alla manutenzione in contemporanea. Non è una data ufficiale, ma solitamente come risaputo, quella della festa pasquale segna la tradizionale inaugurazione della stagione nautica che, stavolta, è andata a buca.
In questo momento il Marina non può fare gli onori di casa manco a un turista straniero. E in ogni caso, le imbarcazioni da diporto non si considerano luoghi di autoisolamento o di soggiorno a bordo in stato di emergenza. Il booking dei charter per il periodo primaverile è finito per annullarsi. Mai le aree dei posti di parcheggio distribuiti davanti ai moli di ormeggio si sono mostrate così deserte. Zero macchine, zero presenze umane. In compenso, imbarcazioni tante, immobili e illuminate dalla luce del tramonto che ispira tranquillità assoluta, spirito di mare che attende tempi migliori, il miracolo della salvezza della stagione nautica.
La reception da questa settimana lavora secondo l’orario di lavoro ripristinato dalle 8 alle 20 (con pausa tra le 13 e le 14), ma la vera occasione di rendersi utile arriverà soltanto una volta aperti i confini e le porte al turismo. D’altra parte, si nota l’aspetto molto curato in ogni suo dettaglio e angolo che ha assunto questo porto turistico, completo di ormeggi suddivisi per imbarcazioni di varie stazze e varie tipologie di propulsione, ben attrezzato anche di box e di tutto quanto utile per una completa e valida logistica e manutenzione. Ristoranti, locali, negozi, distributori di benzina attendono il rientro nella realtà di prima.
Il tempo di farsi belli
E vediamo anche il panorama più ampio: mai le strutture del Marina si erano mostrate in una versione che rasenta la perfezione in fatto di ordine e pulizia, con curati arredi naturali da giardino. Il perché di tutto questo non sta nella mancanza della presenza umana che insudicia, ma semplicemente nella buona occasione che si è prestata per fare manutenzione.
“La fallita stagione primaverile – spiega il direttore del Marina Veruda, Aleksandar Šuran – ci ha concesso tempo a sufficienza per apportare tutta una serie di migliorie, triplicando gli interventi di manutenzione che altrimenti, essendo impegnati nella gestione della stagione nautica, non saremmo riusciti portare a compimento. Così si è approfittato per rendere ancora più accogliente e confortevole la futura permanenza degli ospiti nel porto turistico”.

Un nuovo piccolo parco vuoto

Toc, toc… aprite le porte
Ammesso che l’attività nautica possa resuscitare, come si farà ad organizzare l’estate dopo tanto lockdown? E poi esiste l’interesse della clientela in quanto a prenotazioni per i venturi mesi estivi? “Basta che riaprano i confini. I nostri diportisti – conferma Šuran – non attendono altro. Ci sentiamo ogni giorno per contatto telefonico e per posta elettronica. Il Marina conta in tutto 630 ormeggi, di cui 130 sono in mano alle compagnie charter che detengono il 25 per cento della flotta, mentre quella rimanente è proprietà di singoli, privati, di cui ben il 70 per cento è rappresentato dai turisti dell’area geografica germanico-austriaca, che individuano nel Marina di Veruda un buon punto di partenza dal sud Istria per navigare lungo tutto l’Adriatico. Praticamente tutti attendono il via libera. L’incognita più grossa, invece, riguarda i pronostici per il turismo in transito, caratterizzato dalla predominante presenza dell’ospite italiano”.
Il Marina, che impiega 50 persone, potrà stipulare qualche contratto stagionale aggiuntivo solo se la stagione darà i suoi frutti e opportunità di fornire servizi e lavoro in più. Mentre i mesi di marzo e di aprile (e probabilmente anche quello di maggio) sono mesi di siccità, si pone il problema se si potrà fornire un buon servizio rispettando le norme restrittive. Il lockdown volge fortunatamente al termine e il porto si tiene preparato ad accogliere i diportisti che, sicuramente, sono a conoscenza della buona situazione epidemiologica in Croazia e considerano la barca come un modo per evadere e passare anche dei weekend in ferie.
“In questo scenario – rileva ancora Aleksandar Šuran – il porto turistico può rappresentare un punto nodale della sicurezza e per questo ci stiamo organizzando per adeguarci alle norme di contenimento del Covid – 19. Abbiamo in piano più varanti di tutela, basta che i turisti arrivino. L’obiettivo è applicare in maniera efficace un programma in grado di coniugare la sicurezza della clientela e del personale con la gestione dei flussi che riguardano il transito delle unità da diporto, l’imbarco e lo sbarco delle persone a bordo e tutte le attività collaterali, quali ristorazione e servizi vari. Al fine di continuare a essere pienamente operativi, tutelando al contempo la salute di tutti – staff, villeggianti, diportisti ed equipaggi – abbiamo già introdotto modalità di pagamento tramite Internet, quindi apparecchi wireless per il versamento automatico dell’ingresso nell’area. Inoltre, la disponibilità di ampi spazi e la moderna struttura dell’impianto ci permetteranno di rispettare facilmente le regole del distanziamento sociale”.

Panchine curate a nuovo


Soli e intorno il mare

Non vi è dubbio che l’imbarcazione possa rappresentare un luogo protetto dal contagio. Chi ha la possibilità di trascorrere una vacanza in barca, in questo momento più che mai, gode davvero di un particolare privilegio, indipendentemente dal tipo di barca che possiede e dalle sue dimensioni. “Quando si è ormeggiati in porto – conclude Šuran – si crea una distanza fisicamente superiore al metro anche tra vicini di barca, quindi la permanenza è già di per sé compatibile con la regola del distanziamento sociale. Spero davvero che i confini si apriranno e che i diportisti potranno apprezzare la tranquillità e la sicurezza, che la permanenza in porto potrà garantire”
Tutto pronto, insomma, per offrire una nuova forma di turismo di sicurezza, introducendo regole di buon senso che non finiscano per impattare in modo invasivo sulla vita dei diportisti. Le regole da rispettare nel caso loro dovrebbero essere quelle di igienizzare la coperta dell’imbarcazione, evitare di camminare scalzi sulle banchine, indossare delle calzature, utilizzare guanti quando si vanno a toccare le attrezzature del porto, come le colonnine elettriche, i manicotti dell’acqua o i cassonetti dell’immondizia. Pure gli accessi agli ambienti comuni, come i servizi igienici o la direzione del porto, dovrebbero limitare il numero di persone che potranno essere contemporaneamente presenti.
In definitiva, il porto nautico di Veruda è rimasto operativo in tutta sicurezza durante il lockdown e si è reso disponibile con i clienti per ogni genere di servizio. Ora non resta che attenderli, alimentando le speranze nella fine dell’epidemia.Arlezt

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