Lesina. Il proprietario e lo skipper si difenderanno a piede libero (video)

Un poliziotto italiano e un'agente croata nell'ospedale di Spalato Foto Miranda Cikotic/PIXSELL

Si difenderanno a piede libero il proprietario e il capitano dell’Atlantia, il caicco a bordo del quale martedì mattina ha perso la vita il 57.enne Eugenio Vinci. Lo ha deciso il giudice istruttore di Spalato, che li ha ascoltato stamattina. Sia il 27.enne skipper che il 23.enne proprietario dell’imbarcazione, che avevano noleggiato lo yacht al gruppo di italiani per l’importo di 11.900 euro a settimana, hanno dichiarato di non ritenersi colpevoli per la tragedia. Entrambi hanno aggiunto che hanno subito prestato soccorso ai siciliani fino all’approdo nel porto di Lesina (Hvar) e di essere ancora sotto shock per quanto accaduto.

L’arresto

Il comandante e il proprietario del caicco erano stati arrestati mercoledì sera, dopo che gli inquirenti avevano portato a termine le indagini sull’imbarcazione. I due sono accusati di aver installato l’8 agosto un generatore con ventilazione ad aria nel vano motore, in contrasto con le regole della professione e con le istruzioni di sicurezza dell’apparecchiatura, dalla quale è poi sprigionato il monossido di carbonio che ha ucciso il manager siciliano. Il gas, infatti, è penetrato sottocoperta e nelle cabine dell’imbarcazione. Nel caso venissero ritenuti colpevoli, i due giovani rischiano fino a 8 anni di carcere.

“Prego Dio che i due bambini riescano a salvarsi”, ha dichiarato il proprietario dell’Atlantia. “Quando abbiamo capito la gravità della situazione – ha proseguito il 23.enne – abbiamo subito chiamato i soccorsi, che ci hanno spiegato in che modo prestare aiuto alle persone intossicate. Non mi ritengo colpevole per quanto successo, però in questo momento non posso parlare dei dettagli dato che è in corso un’inchiesta”.

L’avvocato difensore, Hrvoje Krišto, ha confermato che il suo cliente nega le colpe per la tragedia. “In questo momento non esiste alcuna prova schiacciante contro il mio assistito e bisognerà attendere le perizie per capire con esattezza le cause dell’intossicazione, ossia da dove sia scaturito esattamente il monossido di carbonio”.

La rotta

L’Atlantia è salpata lunedì da Almissa (Omiš) per raggiungere Spalato, dove ha imbarcato la comitiva italiana. Da qui il caicco ha fatto rotta verso Milna, sull’isola di Brazza (Brač), per poi dirigersi sull’isola di Lissa (Vis) e infine verso Lesina (Hvar).

Intanto, le condizioni di salute del bimbo di 3 anni (figlio di Vinci) e della fanciulla di 11, figlia della moglie (pure lei ricoverata, ma non in pericolo di vita) avuta da una relazione precedente, sono stazionarie. I medici di Spalato stanno facendo il possibile per salvare le loro vite, nonostante le gravi conseguenza dall’intossicazione da monossido di carbonio che ha intaccato diversi organi vitali. Dimessi invece, il sindaco di Sant’Agata Militello, Bruno Mancuso e la moglie Enza Grigli.

Ricorderemo che è stato il monossido di carbonio dovuto al malfunzionamento del generatore a bordo del caicco, a causare la morte del 57.enne Eugenio Vinci. Lo hanno confermato i medici dell’Ospedale di Spalato nel corso di una conferenza stampa a completamento dell’autopsia sul corpo del manager siciliano. È stato  spiegato che nel sangue della vittima, ma anche dei due bambini ancora degenti in gravi condizioni in ospedale, della moglie e dell’ex senatore Mancuso, sono state trovate tracce di carbossiemoglobina, il che dimostra che le vittime hanno respirato grandi quantità di monossido di carbonio.

Video: Ivo Cagalj/PIXSELL

“Le condizioni del bimbo di 5 anni e della ragazzina di 14 sono ancora gravissime. Non respirano autonomamente e sono attaccati al respiratore. La prognosi è riservata”, ha aggiunto la dott.ssa Polić. “L’avvelenamento ha coinvolto il cuore, il fegato, i reni e il cervello dei ragazzi. Perciò, la situazione è molto critica”. Conforta il fatto che sono stati esclusi danni al cervello dei due minori. Dal punto di vista medico è stato fatto il possibile per salvare la vita ai fratellini siciliani: dalla depurazione del sangue alla dialisi.

“Degli altri ricoverati, la madre dei due ragazzi, Manuela Fiasconaro, il cui quadro clinico destava maggior preoccupazione, oggi sta migliorando, ma le sue condizioni di salute sono lontane dal poter essere definite soddisfacenti – ha aggiunto la Polić –. Gli altri due adulti, tra cui il sindaco di Sant’Agata di Militello, Bruno Mancuso, stanno molto meglio”.

Tutti loro  erano a bordo del caicco in cui martedì mattina si è consumata la tragedia nelle acque prospicienti l’isola di Lesina (Hvar), in cui a perdere la vita è stato il 57.enne manager siciliano. Secondo una prima ricostruzione, la vittima, lunedì notte, sarebbe andata nel bagno della sua cabina e, lì avrebbe perso i sensi e sbattuto con violenza la testa contro la vasca da bagno. È stato trovato esanime martedì mattina da un amico, Franco Trifirò, l’unico che non ha accusato alcun malessere e che ha lanciato l’allarme.

Le indagini

Anche stamane sono saliti a bordo dell’Atlantia, l’imbarcazione noleggiata in Croazia dal gruppo di italiani, gli agenti della Scientifica, coadiuvati dai funzionari del Centro per le perizie forensi Ivan Vučetić di Zagabria. I controlli stanno interessando il sistema di climatizzazione sul caicco, il motore e tutte le parti vitali della barca che potrebbero essere in correlazione con l’intossicazione da monossido di carbonio dei turisti italiani.

Ricorderemo che ieri, non appena la notizia è diventata di dominio pubblico, si è pensato a un avvelenamento da cibo, poiché i siciliani avevano cenato la sera prima in un noto locale di Lesina (Hvar), dove avevano ordinato anche due porzioni di cozze. Ma i medici hanno espresso subito dubbi sulle presunte cause del decesso: “Non abbiamo mai visto un avvelenamento da cibo con sintomi così violenti”, hanno dichiarato gli epidemiologi dell’Ospedale di Spalato.

Il proprietario del ristorante: Il peggior giorno della mia vita

Il proprietario del locale di Lesina dove gli italiani avevano cenato ha tirato un sospiro di sollievo dopo che le indagini hanno appurato che la morte di Vinci non è stata causata da intossicazione alimentare, ossia dalle cozze consumate la sera prima nel suo ristorante. “Sapevo che non si sarebbero potuti avvelenare con i pasti che ho servito, però quella di martedì è stata la peggiore giornata della mia vita”, ha detto Dražen Bonković, proprietario del Bonaca.

“Gli ospiti italiani mi hanno chiamato dalla barca lunedì pomeriggio, chiedendomi di prenotare un tavolo per le ore 21 – ha spiegato il ristoratore -. I sei adulti e i due bambini sono arrivati puntuali. Hanno ordinato gregada, un piatto tipico della costa adriatica, cozze in busara, un filetto di pollo, due porzioni di polpo arrosto con pinoli, un’insalata greca e pasta al tartufo. In seguito hanno ordinato un’altra porzione di cozze. Alle 22.47 hanno chiesto il conto e se ne sono andati visibilmente soddisfatti”.
“Alle 11 di martedì mattina sono rimasto basito quando nel locale sono entrati alcuni agenti della Polizia, che mi hanno spiegato il motivo della loro visita – ha proseguito Bonković -. Hanno chiuso il locale, chiedendomi di consegnare all’ispezione sanitaria gli alimenti che erano stati consumati dagli italiani. Soltanto alle 17 sono ritornati spiegandomi che in base a quanto appurato, il mio locale non aveva alcuna responsabilità”. “Faccio questo lavoro da 14 anni e mai mi era successo qualcosa di simile. Spero tanto che i due bambini possano salvarsi”, ha concluso il ristoratore di Lesina.

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