I giornali delle comunità nazionali: un pilastro imprescindibile dell’identità

A Trieste l’Assemblea dell’Associazione dei quotidiani in lingua minoritaria e regionale (MIDAS)

La pandemia da Covid-19 ha avuto ricadute anche per i mezzi d’informazione delle comunità nazionali e linguistiche. Molte negative, ma alcune anche positive. Uno degli aspetti positivi è rappresentato dal fatto che, a causa dei lockdown proclamati dalle autorità di molti Stati nell’intento di contenere la diffusione del contagio, le persone hanno ripreso l’abitudine a leggere i quotidiani “dalla prima all’ultima pagina”. Un altro segnale confortante consiste nel fatto che alle edicole il più delle volte non è stata imposta la chiusura forzata, a prova del fatto che i governi hanno riconosciuto all’informazione e più correttamente alla carta stampata lo status di bene essenziale. Una “vittoria morale” per le testate giornalistiche cartacee, incluse quelle delle comunità nazionali. Sono questi i dati più significativi emersi durante l’Assemblea annuale dell’Associazione dei quotidiani in lingua minoritaria e regionale (MIDAS). L’incontro, protrattosi dal 30 settembre al 3 ottobre scorsi, si è svolto a Trieste. Il ruolo di padrone di casa è spettato al Primorski dnevnik, il quotidiano pubblicato in lingua slovena nel capoluogo giuliano, che avrebbe dovuto organizzare l’incontro l’anno scorso, nella ricorrenza del suo 75º anniversario, ma che non ha potuto farlo a causa dell’emergenza connessa alla SARS-CoV-2. A causa dell’emergenza sanitaria neppure a Trieste hanno potuto essere presenti i rappresentanti di tutte le redazioni affiliate all’Associazione bolzanese, che conta complessivamente 27 membri in 12 Paesi: Italia – Primorski dnevnik e Dolomiten (il quotidiano in lingua tedesca pubblicato a Bolzano/Bozen) –, Croazia (La Voce del popolo), Svizzera, Spagna, Serbia, Germania, Danimarca, Finlandia, Lituania, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia.
A porgere il benvenuto al Narodni dom, più correttamente nell’Aula Magna Pierpaolo Luzzatto Fegiz, ai partecipanti e agli ospiti è stato Bojan Brezigar, già direttore del Primorski dnevnik e membro del direttivo della MIDAS. Brezigar ha riassunto la genesi dell’Associazione, nata ufficialmente nel 2021 a Palma di Maiorca, dunque vent’anni fa, ma il cui seme fu gettato nel 1998, proprio a Trieste. Nell’ambito del suo discorso il giornalista triestino ha rilevato l’importanza che ricopre per gli sloveni in Friuli Venezia Giulia lo storico palazzo edificato nel 1904. Ha stigmatizzato il fatto che nonostante la simbolica riconsegna del Narodni dom alla comunità slovena – la cerimonia si svolse il 13 luglio 2020, nel centenario del rogo che distrusse l’edificio, alla presenza dei Presidenti italiano e sloveno, rispettivamente Sergio Mattarella e Borut Pahor – la medesima continua a dover remunerare l’utilizzo dei suoi spazi all’attuale fruitore (lo stabile ospita la Sezione di studi di lingue moderne per interpreti e traduttori/SSLMIT dell’Università di Trieste).

Per quale motivo i lettori credono a ciò che scrivono La Voce del popolo di Fiume, il Primorski dnevnik di Trieste o il Dolomiten di Bolzano/Bozen? Lo spiega Toni Ebner, direttore del quotidiano sudtirolese

Un’arma a doppio taglio

A inaugurare ufficialmente i lavori dell’Assemblea è stato, invece, l’attuale direttore responsabile del Primorski dnevnik, Igor Devetak, che ha parlato della storia della sua testata, come pure del modo nel quale la redazione ha affrontato le difficoltà insorte a causa delle restrizioni legate alle misure antipandemiche. Un tema, quest’ultimo, che è stato al centro del dibattito dell’Assemblea ed è stato quindi trattato dai delegati che hanno parlato dei pregi e dei difetti del lavoro da casa. L’home working è stata definita un’arma a doppio taglio. Se da un lato questa pratica ha contribuito a ridurre il pericolo di contrarre il contagio dall’altra è emerso palesemente che la medesima ha costretto i giornalisti a lavorare in un’“atmosfera sterile”. È stato rilevato che l’assenza dell’interazione tra colleghi, ossia l’assenza dei dibattiti che spesso si manifestano nelle redazioni, costituisce una seria minaccia per la creatività dei giornalisti.
In margine ai lavori dell’Assemblea è emersa la preoccupazione per il rincaro del prezzo della carta e l’incremento dei costi di distribuzione che si profilano all’orizzonte. Se prima della crisi legata al Covid-19 diverse redazioni pensavano d’avere a disposizione ancora almeno un lustro per raffinare la loro presenza sulla Rete, le nuove circostanze forse hanno ridotto questo margine temporale. Il fatto che gli utenti delle edizioni digitali dei giornali siano aumentati dovrebbe, però, contribuire a semplificare la transizione e a far metabolizzare meglio ai lettori il fatto di dover iniziare a pagare, anche se con importi simbolici, i contenuti pubblicati sui siti Web, che attualmente di regola sono usufruibili gratuitamente.

Il ragionamento di Paolo Rumiz sui concetti di minoranza e identità

La carta stampata resterà

Tuttavia, c’è anche ottimismo sul fatto che i quotidiani cartacei non scompariranno dalla circolazione. Dovranno semplicemente continuare a evolversi, adattandosi alle nuove circostanze. Internet e in particolare le reti sociali hanno già modificato il giornalismo della carta stampata. Il quotidiano – come rilevato dal nostro giornalista Krsto Babić nel suo discorso messo agli agli atti dell’Assemblea –, si sta trasformando sempre di più in quello che una volta era il settimanale, ovvero una fonte d’informazione in cui si cerca di fornire degli approfondimenti e dare delle spiegazioni. Il mantenimento dei giornali in lingua minoritaria è cruciale in quanto l’informazione, a fianco della scuola, è il pilastro imprescindibile per la tutela delle minoranze linguistiche e nazionali o etniche. “In particolare – ancora Babić – senza la possibilità di disporre di mezzi d’informazione di massa adeguati una comunità nazionale è destinata a languire, la sua lingua finisce inevitabilmente per essere confinata nel mero ambito familiare senza un contatto diretto con quella che è la realtà e l’evoluzione della società in cui è immersa. Un ruolo fondamentale in questo campo è chiamata a svolgere la stampa minoritaria professionale, in primo luogo i quotidiani e i periodici, che fungono da collante, da elemento d’identità e permettono, specie nel caso delle comunità nazionali sparse a macchia di leopardo sul territorio, di mantenere la loro unità culturale e politica”.
Edita Slezáková, direttrice dell’Új Szó, è stata riconfermata alla presidenza della MIDAS. Nel direttivo sono stati nominati Toni Ebner (Dolomiten), Bojan Brezigar (Primorski dnevnik), Martxelo Otomani (Berria), Bence Balázs (Szabadság) e Janek Schäfer (Serbske Nowiny). Nell’ambito dell’Assemblea i delegati della MIDAS hanno visitato a Vojno (Slovenija) la tipografia nella quale veniva stampato il Partizanski dnevnik, il precursore dell’odierno Primorski dnevnik. A Idria (Idrija) hanno incontrato Dejan Valentinčič, segretario di Stato in seno all’Ufficio governativo per gli sloveni all’estero (che nell’ambito del suo discorso sulla tutela delle minoranze nazionali in Slovenia ha parlato anche delle peculiarità della Voce del popolo). A Monrupino/Repentabor è stata illustrata la realtà della Comunità slovena in Italia.

Allo scrittore Paolo Rumiz il Premio  Otto von Habsburg

Il programma dell’incontro annuale della MIDAS a Trieste contemplava anche il conferimento di quattro premi a giornalisti che si sono distinti per l’apporto da loro dato al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito al ruolo e in generale ai temi d’interesse per le comunità nazionali. I premio Midas per il 2021 e 2020 è stato conferito rispettivamente a Emse Ibos (Új Szó) e ad Abel Gallardo (Regio 7). Il giornalista Paolo Rumiz e la giornalista Katharina Brunner, invece, sono stati insigniti dei premi Otto von Habsburg per il 2020 e per il 2021, consegnati da Walburga Maria Franziska Helene Elisabeth.

L’importanza dell’informazione veritiera

L’autorevolezza e l’attendibilità sono il più grande capitale sul quale possono fare affidamento i media delle comunità nazionali. “La nostra forza è ciò che noi scriviamo, ciò che scrivono la Voce del popolo, il Primorski dnevnik o il Dolomiten viene creduto perché corrisponde al vero”. A dichiararlo è stato Toni Ebner, direttore del quotidiano in lingua tedesca di Bolzano/Bozen, osservando che il ruolo dei media delle minoranze etniche o linguistiche non può e non deve ridursi unicamente alla tutela e alla promozione dei diritti delle comunità nazionali. Per Ebner i mezzi d’informazione minoritari sono strumenti ideali per condurre anche altri importanti battaglie, a iniziare da quella connessa alla tutela dell’Ambiente. “I media delle minoranze sono i primi a battersi per la tutela dell’ambiente, perché tutte le minoranze in Europa vivono in luoghi particolarmente belli. Vale per noi sudtirolesi in mezzo alle Alpi, come per gli italiani in Istria, uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. Molti di noi vivono anche di turismo e di conseguenza è naturale che dobbiamo essere noi i primi a proteggere il patrimonio ambientale del nostro territorio”, ha rilevato Ebner. (vp)

 

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