Croazia. L’euro nel 2023 tra vantaggi e rischi

La Croazia viaggia spedita verso l’introduzione dell’euro. “Siamo convinti che entreremo nell’eurozona il 1.mo gennaio 2023”. Lo ha dichiarato pochi giorni fa il premier Andrej Plenković, mentre il governatore della Banca centrale croata (HNB), Boris Vujčić, ha
reso noto che saranno i cittadini a scegliere il motivo che campeggerà sulla variante croata della moneta unica. In questo senso sono cinque le immagini proposte: la mappa della Croazia, la scacchiera, la kuna (l’animale), Ragusa (Dubrovnik) e il glagolitico. Tutti coloro che vogliono partecipare alla votazione possono farlo sul sito euro.hr.
La Croazia, infatti, si trova attualmente nella fase conclusiva del processo d’introduzione dell’euro. La kuna croata, nel luglio del 2020,è entrata nel meccanismo di cambio in cui bisogna attuare due verifiche per permettere alla valuta nazionale di rimanere stabile nei confronti della moneta unica europea. “Poi dobbiamo soddisfare ulteriori criteri che si riferiscono alla stabilità dei prezzi, dei tassi d’interesse e delle finanze pubbliche. Finora questi criteri sono stati sempre rispettati e, se questa situazione dovesse persistere, entro l’1 gennaio 2023 la Croazia potrebbe accedere all’eurozona”. Lo ha affermato Mislav Brkić, della Direzione per la collaborazione europea della Banca centrale croata (HNB). Attualmente sono in corso i preparativi pratici e si sta lavorando sulle modifiche alla legge in modo che “nella legislazione nazionale venga introdotto l’euro come valuta nazionale”, ha sottolineato Brkić.
Già da diversi anni sono in corso i dibattiti sui lati positivi e quelli negativi dell’introduzione dell’euro. Da una parte si afferma che la moneta unica avrà un impatto positivo sull’economia croata, mentre dall’altra si considera che l’euro rappresenterà il
colpo definitivo alla sovranità monetaria di Zagabria. Drago Jakovčević della Cattedra per le finanze della Facoltà d’Economia di Zagabria, ha affermato che l’euro porterà a un’ulteriore fuga dei giovani all’estero. “I cittadini comprenderanno che gli stipendi
e le pensioni sono molto bassi e, soprattutto le giovani generazioni, fuggiranno in massa verso i Paesi Ue che offrono uno standard di vita migliore”, ha ribadito Jakovčević. Dall’altro canto uno dei vantaggi principali è che i tassi d’interesse dovrebbero finalmente diminuire. Con la moneta unica, infatti, caleranno determinati costi degli istituti bancari che così potranno abbassare i tassi d’interesse. “I cittadini sono ora di più esposti quando la kuna subisce un calo nei confronti dell’euro – ha sottolineato Brkić delll’HNB -. Con la moneta unica gli stipendi saranno in euro, come pure i mutui e quindi la situazione sarà bilanciata. In conclusione, i cittadini non dovranno più affrontare le differenze di cambio che sono spesso a loro sfavore”.

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