Pola, sottratta all’oblio la campana «nascosta»

Arletta Fonio Grubiša
Inventario architettonico della Chiesa di San Tommaso

POLA | Fine dell’oblio. Et voilà, la famosa campana di San Tommaso, protettore di Pola, tirata a lucido, salva dalla terra e dalla polvere dei decenni, che dal secondo dopoguerra a questa parte l’avevano tenuta nascosta ai suoi cittadini ignari – scoperta, avvenuta nella primavera del 2017, in occasione dei lavori di restauro dell’edificio del Museo archeologico istriano –, da ieri è diventata un oggetto sacro di pubblico dominio. Splendidamente ammirabile, non più incrostata e nel buio del sottosuolo, ma finalmente circondata di eleganza, dentro gli ambienti della galleria museale Carrara 8 (C8), farà un figurone durante tutta l’estate. Tanto più quando, come detto all’inaugurazione della mostra “La chiesa e la campana di San Tommaso a Pola”, si ha di fronte un esemplare unico, con rilievo di produzione manifatturiera veneziana, senza eguali, fusa ed eseguita senza ricorso a stampi in serie o a repliche di alcun genere. Merito del maestro Salvatore, che la realizzò con l’inconfondibile raffigurazione del Santo, nel lontanissimo 1425.

Con la magnifica ed esaustiva presentazione offerta dagli autori della mostra, Željko Ujčić e Tatjana Bradara, è stata fugata ogni ombra di dubbio, anche se dubitare è licenza tipica dell’apostolo incredulo: la campana offre tutte le informazioni che servono, con inconfutabile certezza scientifico-matematica: “S. TOMAS MCCCCXXV SALVATOR ME FECIT”. Ergo sulla superficie di un reperto di bronzo alto oltre un metro e pesante mezza tonnellata, sono indicati in formula latina sia il produttore che l’anno di produzione. Ma la mostra, accompagnata da un catalogo di 220 pagine di eccelsa qualità, scritto in croato, italiano (traduzione di Elis Geromella Barbalich) e inglese, approfondisce le informazioni sul culto del patrono di Pola, rendendo giustizia storica a una tradizione tramandata per secoli e completamente dimenticata dal dopoguerra a questa parte.
Si tratta di un recupero altamente dignitoso, che contrasta la celebrazione con trastulli gastronomico-goderecci solitamente proposti dalla Città, e che arricchisce il programma liturgico organizzato l’altra sera al Duomo di Pola e nella Piazza di San Tommaso. La mostra, allestita da Vjeran Juhas, autore della veste grafica del mega-catalogo, rinfrescherà la memoria collettiva della Città, ricordando un’ubicazione sepolta e dimenticata dai più: la chiesa paleocristiana del Santo, che si trovava nel settore occidentale, adiacente alla Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Le ultime rovine erano visibili ancora nel 1812 nel parco tra il Duomo e via Pietro Kandler. Con il tempo la chiesa a uninavata è finita nel dimenticatoio pressoché totale: ciò che ne rimane sono due reliquiari oggi a Vienna, alcuni frammenti della recinzione presbiteriale e modeste fonti scritte medievali.
Ed ecco a noi pure le copie fedeli di questi reliquiari in oro e argento, gelosamente custodite dal Kunsthistorisches Museum. Generose le informazioni fornite sull’apostolo Tommaso, assurto a simbolo della metamorfosi spirituale, che va dall’incredulità alla fervente fede nella resurrezione di Cristo. Le didascalie spiegano che “a giudicare da un discorso (del 402 circa), che viene attribuito a Giovanni Boccadoro (Crisostomo, patriarca di Costantinopoli), le sue reliquie furono disperse in tutto l’Impero. Il culto di San Tommaso, protettore celeste di Pola, risale già all’epoca paleocristiana e rappresenta l’estrinsecazione dei valori spirituali, delle tradizioni e della storia della nostra città”.
Quello che la mostra fornisce con dovizia di dettagli è anche la storia della chiesa abbandonata nel 1657, del suo inventario architettonico, delle scoperte nel presbiterio (una fossa d’altare) con cofanetti, oggetti d’oro, crocette, statuine, reliquiari andati perduti. Il Museo archeologico non poteva fare regalo migliore alla sua Città, nella Giornata del suo patrono che riccorre il 3 luglio. Il che è stato ribadito alla vernice cui hanno partecipato anche il direttore dell’istituzione museale, Darko Komšo, l’Assessore regionale alla cultura, Vladimir Torbica, il vicesindaco di Pola, Elena Puh Belci, e il parroco della Cattedrale, don Rikarko Lekaj. Ai vistatori pure l’opportunità di udire i ritocchi della campana a opera di Vedran Vojnić, sulle note del componimento scritto da Branko Okamaca.

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