«Amorosa presenza»: un gioco di espedienti

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«Amorosa presenza»: un gioco di espedienti
Applausi alla fine dello spettacolo

Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Dopo mesi in cui Trieste compare sulle prime pagine dei giornali per inconsuete sparatorie, pericolose proteste novax e uccisioni di donne e ragazzi, come mai era capitato in passato, finalmente la città con maggiore diffusione di cultura in Italia (prima per qualità della vita nella recente annuale classifica del Sole 24 Ore) si fa sentire per un evento positivo, di portata internazionale, che la rimette sul trono dei migliori. Il debutto mondiale al Teatro Verdi di Trieste di “Amorosa presenza”, la prima opera lirica di Nicola Piovani, premio Oscar per la colonna sonora de “La vita è bella”, in scena anche nella veste di maestro concertatore e direttore, è stato accolto dai media e dal pubblico in modo entusiastico. L’operazione ha evidentemente richiesto un forte impegno del Teatro, che ha fornito per questo allestimento mezzi raramente visti in questi ultimi anni.

Storia d’amore di due giovani

Ma vediamo prima di tutto di cosa si tratta. Negli anni Settanta la coppia Vincenzo Cerami e Nicola Piovani mise in cantiere su commissione del Teatro dell’Opera di Atene la storia d’amore di due giovani, liberamente ispirata al romanzo omonimo di Cerami; non andò mai in scena. Recentemente ripescata, la riscrittura del libretto è stata realizzata da Aisha Cerami, figlia dello scrittore, mentre la regia è stata affidata a Chiara Muti. È stata così brillantemente avviata la nuova stagione lirica e di balletto 2022 del Verdi, dopo un lungo periodo di incertezze e complessità legate al Covid. L’operazione è stata costruita dal direttore del teatro Antonio Tasca e accade proprio nel momento in cui il lirico triestino ritrova finalmente il suo sovrintendente, Giuliano Polo.

La vicenda amorosa dei due ragazzi si sviluppa nell’arco di un anno, attraverso i colori delle quattro stagioni, in una metropoli che è riconoscibile dai grattacieli sullo sfondo della scena. Le finestre si aprono, le luci si accendono, c’è chi si affaccia ad osservare quello che accade sulla piazza in cui troneggia un grande albero: parlante, racconta la storia d’amore e ne sottolinea i momenti nel tempo che passa. Un’operazione scenica spettacolare, la sua chioma cambia con lo scorrere del tempo, i frutti, le foglie secche, la neve bianca e, al ritorno della primavera, i fiori. I due giovani sono timidi, non hanno il coraggio di manifestare i loro sentimenti, seguiranno entrambi la strada del travestimento per presentarsi all’amata prima e all’amato poi. Un gioco di espedienti e di incomprensioni spesso divertenti, fino all’esito fortunato.

Una partitura di generi diversi

Il finale dell’opera si allontana infatti dal classico melodramma: un’opera semiseria la definisce il suo compositore Nicola Piovani che della musica dice: “la versione 2021 di questa partitura è un po’ diversa dal progetto iniziale: negli ultimi decenni il linguaggio musicale ha praticato sentieri più aperti, meno ideologici, meno angusti e intolleranti di quelli battuti nel secolo scorso, si sono aperti spazi anche per la musica para-tonale. La partitura che ho scritto non si fa scrupolo di inglobare nei pentagrammi stilemi popolari, citazioni di generi diversi – dal tango di Piazzolla alla romanza di Tosti, dal duetto brillante rossiniano all’accento malinconico del blues, dalla cavatina classica ai ritmi di Dave Brubeck. Nel momento saliente del bacio finale, compare un accordo di dodici note, stile secondo Novecento”.

Compagnia ben affiatata

In scena cinque cantanti, la giovane Serena, interpretata da Maria Rita Combattelli, l’innamorato Orazio, Motoharu Takei (che sostituisce l’impossibilitato Giuseppe Tommaso), la Tata, Aloisa Aisemberg, il Tutore, William Hernandez e L’albero, Cristian Saitta.

Maria Rita Combattelli

Una compagnia ben affiatata sul piano vocale, in cui emerge in particolare il baritono Hernandez, spigliato e incisivo, e soprattutto sul versante attoriale non irrilevante in questa opera in cui i protagonisti sono chiamati a una prova di espressione recitativa fondamentale per l’esito dello spettacolo. Come sempre, Orchestra e Coro (fuori scena) del Verdi fanno bene la loro parte. Interessanti le coreografie di Miki Matsuse, che traslano le figure dei due innamorati negli alter ego danzanti. Le scene e i costumi di Leila Fteita, ci portano indietro nel tempo, non certo negli anni Settanta in cui imperavano già le minigonne; qui siamo decisamente ancora più in là negli anni, gonne sotto al ginocchio, uomini in bombetta e donne con cappellino. L’ottimo light designer è Vincent Longuemare.

”Amorosa presenza” replicherà il 25 e il 27 gennaio alle 20.30 e il 29 gennaio alle 16.

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