Il dibattito sul saluto “Za dom spremni” (“Per la patria pronti”), espressione legata allo Stato Indipendente di Croazia (NDH) e al regime ustascia durante la Seconda guerra mondiale, continua a infiammare la politica croata. All’inizio della sessione autunnale del Parlamento, il presidente del Sabor, Gordan Jandroković, ha attaccato il Partito socialdemocratico (SDP) accusandolo di essersi comportato da “parassita” per mesi su questo tema per poi cambiare posizione.
L’SDP ha infatti annunciato modifiche al Codice penale e alla legge sulle infrazioni per introdurre sanzioni contro l’esaltazione dei regimi ustascia, četnico e di altri totalitarismi, così come contro la negazione e la glorificazione dei crimini commessi dopo la guerra. La proposta prevede tuttavia “eccezioni molto restrittive” per l’uso del saluto “Za dom spremni”, in linea con le raccomandazioni del Consiglio per il confronto con il passato istituito dal governo, una scelta che ha creato malumori tra i partner di coalizione, come scrive l’agenzia Hina.
“Non ho mai cambiato posizione – ha dichiarato Jandroković –. L’SDP e parte della sinistra dicevano che non ci sono doppie interpretazioni, che è un saluto ustascia e non può essere inteso diversamente. Ora hanno cambiato idea: non è un male, vuol dire che riconoscono la realtà”.
Il presidente del Sabor ha insistito sulla necessità di “equilibrio” nella condanna dei totalitarismi. “Condanniamo entrambi i regimi, lasciamo agli storici la misura dei crimini. La Croazia moderna si fonda sulla guerra d’indipendenza, su pace, libertà, democrazia, pluralismo e libertà dei media: valori che vanno difesi”, ha sottolineato.
Riguardo alle polemiche sul comportamento di alcuni deputati che hanno usato il saluto in Aula, Jandroković ha ricordato di aver già richiamato pubblicamente il parlamentare di Most Miro Bulj. “Quando ‘Za dom spremni’ è usato per celebrare l’NDH lo sanzionerò – ha avvertito –, ma ci sono deputati che provano a camuffare l’intento e non è sempre semplice giudicare. Farò di tutto per smascherare chi provoca”.
Alla domanda su come deciderà caso per caso, il presidente del Parlamento ha indicato che la linea tra libertà di parola e discorsi inaccettabili è sottile e che anche i tribunali dovranno pronunciarsi. “Si può sbagliare, ma le mie intenzioni sono chiare e non cambierò posizione”, ha concluso.
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