Viaggio in dieci tappe per ricordare

Dopo il successo di «Rossa terra», Mauro Tonino torna nelle librerie con un nuovo viaggio in dieci tappe, con testimonianze «che riportano realmente quanto accadde»

La risposta alla domanda che l’autore si pone all’inizio del suo percorso arriva, indirettamente, da un’iniziativa editoriale di un marchi prestigioso, che a ridosso del Giorno del ricordo 2021 fa uscire il libro “E allora le foibe?” di Eric Gobetti, che visto il background dell’autore (e una sua foto “nostalgica” apparsa sui social, che lo ritrae con il pugno teso, accanto alla statua di Tito e alle bandiere jugoslave), ha sollevato un polverone ancor prima di sbarcare nelle librerie, facendo scattare i campanelli d’allarme negli ambienti (ma non solo) dell’associazionismo degli esuli istriani, fiumani e dalmati.
“Oggi, ha ancora senso scrivere di guerra, di morti dimenticati, di esodo e di foibe?”, si chiede Mauro Tonino come punto di partenza nel suo nuovo libro, Italiani dimenticati. Viaggio nei drammi del confine orientale (L’Orto della cultura, Pasian di Prato-Udine, 14 euro). La risposta è affermativa, anzi, è una necessità, “perché mistificando o seppellendo la storia questa tende a ripetersi, sicuramente in forme nuove, ma sempre tragiche”. “Ogni anno, in prossimità del 10 febbraio ‘riemergono’ puntualmente ‘negazionisti’, ‘riduzionisti’ e ‘giustificazionisti’ del dramma delle foibe. Nel mio libro – premette l’autore – rispondo con documenti e testimonianze”. La storia fatta… sul campo: sono dieci incontri, dieci sopralluoghi, dieci relazioni di viaggio, molto spesso con la guida di persone del posto.
Un esempio su tutti? Il caso, per molti versi emblematico, del notaio Gorlato, di Dignano. La sera del 3 maggio 1945, a guerra finita, i partigiani jugoslavi arrivarono nella piazza della cittadina, lo arrestarono e portano via con la violenza, insieme con altri italiani. Li caricano sui camion e non di loro si persero le tracce. Eppure, Gorlato non era proprio quello che si dice un fascista. Tonino infatti riporta la “Dichiarazione dell’Associazione Partigiani Italiani – Comitato provinciale – Pola, del 16 dicembre 1946”, firmata dal segretario provinciale Leonardo Benussi, nella quale si attesta che il “dott. Giovanni Gorlato fu Giorgio […] già notaio a Dignano d’Istria e ivi arrestato il 3 maggio 1945 dai partigiani slavi e da allora considerato disperso, ha collaborato attivamente col Movimento Clandestino di Dignano e precisamente dal novembre 1943 a tutto aprile 1945, fornendo, alle stesse, denaro, viveri e indumenti, e, soprattutto, procurando documenti per coloro che avevano bisogno di essi per mascherarsi e non rivelarsi. Questa Associazione è in possesso di documentazioni e testimonianze attestanti dette attività”.
Gorlato aveva dunque appoggiato le formazioni partigiane, all’epoca non aveva incarichi politici, non era un militare, non aveva partecipato direttamente agli eventi bellici… Allora, per quale motivo fu prelevato ed eliminato? “Alla domanda c’è una duplice risposta. La prima è perché era italiano, la seconda è che esercitando le funzioni di notaio era ‘classe dirigente’ che andava eliminata, per assecondare il disegno politico comunista e annessionistico slavo”, conclude Tonino.

Mauro Tonino è nato a Udine. Foto: eliovarutti.blogspot.com

Ritorno alla foiba di Vines

Nel precedente “Rosso terra”, racconto di fantasia con riferimenti documentari e a fatti veri, ha immaginato il viaggio in barca lungo la costa istriana, di Marino Cattunar, classe 1934, e del nipote Filippo: nove giorni di navigazione nel mare prossimo alla terra natia, la contiguità con il giovane assetato di storia e sapere, porteranno il nonno a ripercorrere immagini, luoghi e antiche tragedie. L’ostinazione del giovane lo porterà a rivelare, attraverso gli occhi di lui bambino proiettato dentro la guerra, e dopo tanto tempo, “la propria storia”, personale, ma comune a tanti conterranei costretti ad abbandonare la propria terra. È la (ri)scoperta delle radici e della foiba di Vines, dov’è stato gettato dai titini il corpo di Nazario Cattunar il 5 maggio 1945, a guerra finita.
A Vines, Tonino ritorna anche nella sua nuova opera, intervistando il commendator Giuseppe Comand, ultimo testimone oculare del recupero degli infoibati in Istria, che è venuto a mancare nel gennaio dello scorso anno, all’età di 99 anni. Appartenente all’11° Reggimento Genio di Udine, Comand nel 1943 fu aggregato ai pompieri di Pola, impegnati in questo compito sotto il comando del maresciallo Arnaldo Harzarich. Comand all’epoca aveva appena ventitré anni; fu pertanto esentato dal doversi calare nelle foibe. Il suo compito era invece di pulire le tute dei pompieri e di recuperare i cadaveri seppelliti sotto le macerie di Pisino. Ha riportato quanto ascoltato dai vigili del fuoco con lucida compostezza.

c’è ancora tanto da raccontare

Un’esperienza meno conosciuta al grande pubblico, ad esempio, è invece la vicenda di Borovnica, il famigerato campo di concentramento jugoslavo, nella Slovenia centrale, legata al Battaglione bersaglieri “Benito Mussolini”. Gli internati furono sottoposti a un trattamento disumano, a torture, poi uccisi barbaramente, mentre i loro cadaveri vennero gettati nelle foibe perché non fossero più ritrovati. Altro aspetto meno noto, la sanguinosa battaglia di Tarnova della Selva, allora in provincia di Gorizia, oggi in Slovenia, fra la Decima Mas della Repubblica sociale italiana, appoggiata dalle forze di polizia tedesche (Ordnungspolizei), e l’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, che si concluse il 21 gennaio 1945. Il rapporto tra gli assedianti e il presidio del Battaglione “Fulmine” è di uno a cinque: “Qui si consumò un violento scontro, che gli amanti delle battaglie della storia definirebbero epico […] anche se a dire il vero in guerra c’è ben poco di epico – dice Tonino –. Leggere le cronache delle battaglie è importante per capire come si svolsero gli eventi, ma parimenti è importante visitare i luoghi teatro degli scontri, perché si può percepire realmente come si mossero i contendenti, quali fossero le condizioni sul campo, le possibilità di difesa come quelle di attacco […] Un esperto militare direbbe oggi che, vista la natura del terreno, gli uomini e mezzi impiegati a difesa, ma soprattutto per quanto avevano a disposizione gli attaccanti, Tarnova non sarebbe difendibile, eppure i reparti partigiani, nonostante la violenza dell’attacco, non travolgono le difese, gli uomini del “Fulmine” resistono e a volte contrattaccano […]. Di certo è che fu un impari battaglia con atti eroismo, anche se consumati da chi la storia aveva già condannato a stare dalla parte dei cattivi, e per come in quei mesi la guerra si stava delineando, erano di sicuro coscienti di essere perdenti, fatto che non condizionò la strenua difesa del presidio…”.
Ci sono anche l’episodio di Vergarolla, l’omicidio di don Angelo Tarticchio e di altri cinquanta preti, le liquidazioni a Fiume, il ritrovamento della fossa comune nella caverna di Huda Jama presso Laško (a proposito, si segnala anche l’uscita a febbraio, di Verità infoibate. Le vittime, i carnefici, i silenzi della politica, di Fausto Biloslavo e Matteo Carnieletto, prefazione di Toni Capuozzo, ed. Signs Publishing) e altre pagine messe un po’ da parte oppure obliate – tra cui la “missione” del piranese Antonio Marceglia e l’impresa che coinvolse sei eroici marò della Decima Mas comandata da Junio Valerio Borghese –, perché di questo territorio “c’è ancora molto da scrivere”.
Il confine orientale d’Italia “fu storicamente un contesto complesso e articolato. Nel finire del secondo conflitto mondiale sul campo si contrapposero due schieramenti, ma all’interno di questi molti soggetti perseguivano obiettivi diversi. In questo quadro si consumò l’odissea dei militari italiani presenti nell’area dopo l’8 settembre ’43, l’Adriatisches Küstenland, Porzus, i ‘40 giorni del terrore’ dell’occupazione jugoslava di trieste, la tragedia dell’esodo e delle foibe che proseguì ben oltre il termine del conflitto” – rileva l’autore. L’opera è strutturata in due parti, di cui una d’introduzione-inquadramento storico, un dettagliato excursus che si concentra sulla millenaria presenza italiana sulla sponda orientale dell’Adriatico, che evidenzia le contrapposizioni etniche – la rottura, con l’arrivo di Napoleone, degli equilibri che chi erano instaurati tra le popolazioni del territorio sotto la Serenissima, quindi il processo di snazionalizzazione avviato dall’imperatore Francesco Giuseppe, proseguendo con l’esplodere delle tensioni nazionali, il fascismo e via di seguito –, concentrando tutti gli elementi che porteranno agli eventi che si manifesteranno nel Novecento, le responsabilità dei soggetti in campo nel peculiare teatro di guerra, le azioni, le omissioni, i risultati storici anche alla luce di recenti scoperte, di prese di posizione (come la Dichiarazione della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale slovena su Huda Jama), nuovi documenti o rapporti e atti vari desecretati di recente.

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